
Il caso Narducci
L'uomo ritrovato nel lago Trasimeno.
Il 13 ottobre 1985 il lago Trasimeno restituì un corpo che fu riconosciuto come quello di Francesco Narducci, giovane gastroenterologo perugino scomparso cinque giorni prima. Il caso fu chiuso in fretta, senza autopsia. Quindici anni più tardi la Procura di Perugia riaprì le indagini, ipotizzando un omicidio e un collegamento con i delitti del Mostro di Firenze. I giudici sono arrivati a conclusioni diverse sulla sua morte, e nessuna sentenza ha mai accertato un suo coinvolgimento nei duplici omicidi. Nel documentario di Italia Mistero ricostruiamo la vicenda dall'inizio.
1. Un medico perugino
Nel 1985 Francesco Narducci aveva 36 anni. Apparteneva a una delle famiglie più in vista di Perugia, era sposato e lavorava come gastroenterologo, insegnando alla facoltà di Medicina dell'Università di Perugia. Nulla, nella sua vita pubblica, lo legava alla cronaca nera.
2. La scomparsa sul Trasimeno (8 ottobre 1985)
L'8 ottobre 1985, nel pomeriggio, Narducci raggiunse San Feliciano, sulla sponda del Trasimeno dove la famiglia aveva una villa, e uscì sul lago con il suo motoscafo. In serata la barca fu ritrovata vuota nei pressi dell'Isola Polvese. Cominciarono le ricerche, che si protrassero per giorni.
3. Il corpo sul pontile e un caso chiuso in fretta (13–15 ottobre 1985)
La mattina del 13 ottobre un corpo fu recuperato nel lago e portato sul pontile di Sant'Arcangelo. Fu riconosciuto dai familiari e da conoscenti come quello di Narducci. Il medico intervenuto, dopo un esame esterno, attribuì la morte ad annegamento. Non fu disposta l'autopsia e la salma fu affidata subito alla famiglia, senza passare dall'obitorio. Il funerale si celebrò due giorni dopo e la vicenda fu chiusa senza ulteriori accertamenti.
4. Le voci e il nome negli elenchi fiorentini
L'ultimo duplice omicidio del Mostro di Firenze risaliva a poche settimane prima, al settembre 1985. Negli anni successivi, intorno alla morte del medico perugino, circolarono voci che lo accostavano a quei delitti, e il suo nome compariva tra le persone esaminate dalla Squadra Anti Mostro. Erano voci e verifiche investigative, non prove: nessuna sentenza ha mai collegato Narducci ai duplici omicidi.
5. La riapertura delle indagini e la riesumazione (2000–2002)
Tra la fine del 2000 e il 2001, nell'ambito di un'altra indagine perugina, emersero frasi intercettate e segnalazioni che riportavano l'attenzione sul «medico del lago». La Procura di Perugia, con il pubblico ministero Giuliano Mignini, riaprì il fascicolo, ipotizzando che Narducci fosse stato ucciso e che la sua morte fosse collegata all'ambiente dei presunti mandanti dei delitti fiorentini. Nel giugno 2002 la salma fu riesumata ed esaminata a Pavia. Le analisi antropometriche e odontoiatriche, confermate dal RIS di Parma, attribuirono il corpo sepolto a Francesco Narducci. Il consulente della Procura rilevò una piccola frattura alla cartilagine tiroidea e ritenne la morte compatibile con uno strangolamento. Ammise però che non era possibile stabilire con certezza se la lesione si fosse prodotta in vita o dopo la morte. I consulenti della famiglia la attribuirono alla manipolazione del cadavere.
6. L'ipotesi del «doppio cadavere»
Dal confronto tra le fotografie scattate sul pontile nel 1985 e le misure della salma riesumata nacque l'ipotesi accusatoria più nota: il corpo recuperato nel lago, mai sottoposto ad autopsia, non sarebbe stato quello del medico. Secondo questa ricostruzione, il cadavere del pontile sarebbe stato poi sostituito con quello di Narducci prima della sepoltura. L'ipotesi riguarda dunque il corpo del 1985, non la salma riesumata nel 2002, che le analisi attribuirono a Narducci. È su questo punto che i provvedimenti successivi si sono divisi.
7. Due decisioni a Perugia (2009–2012)
Il 5 giugno 2009 il giudice per le indagini preliminari di Perugia archiviò l'inchiesta per omicidio sulla morte di Narducci nei confronti di quattro indagati, tra cui il giornalista Mario Spezi e l'ex farmacista Francesco Calamandrei. Calamandrei era già stato assolto a Firenze nel 2008 nel processo sui presunti mandanti dei delitti del Mostro. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, nell'ordinanza il giudice riteneva fondata l'ipotesi dell'omicidio e dello scambio di cadavere, pur archiviando il procedimento. In un filone parallelo la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio di una ventina di persone, accusate a vario titolo di aver depistato le indagini. Il 20 aprile 2010 il giudice dell'udienza preliminare, Paolo Micheli, le prosciolse tutte. Nelle motivazioni, depositate nel febbraio 2012, il giudice concluse che Narducci si era tolto la vita e che non c'era stato alcuno scambio di cadavere, pur definendo un errore la mancata autopsia del 1985. Due giudici dello stesso tribunale arrivarono così a letture opposte della stessa morte.
8. La Cassazione e un procedimento non del tutto chiuso (2013)
Il 21 marzo 2013 la Corte di Cassazione rese definitivo il proscioglimento sull'accusa principale: non era esistita alcuna associazione per delinquere finalizzata al depistaggio e allo scambio del cadavere. La Corte accolse però in parte i ricorsi della Procura e della vedova. Annullò con rinvio al giudice di Perugia sette capi d'accusa minori, tra cui ipotesi di calunnia, diffamazione e falsa testimonianza, e dichiarò prescritti altri nove, tra cui la soppressione di atti e la falsità materiale contestate ad alcuni imputati. Nel dibattito pubblico restano le domande sulla mancata autopsia, sulle perizie contrastanti e sull'identità del corpo recuperato nel 1985. Sul piano giudiziario, però, nessuna sentenza ha accertato un coinvolgimento di Francesco Narducci nei delitti del Mostro di Firenze.
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