Il Mostro di Firenze

Otto duplici omicidi, una lunga storia di indagini e processi

Tra il 1968 e il 1985, nelle campagne intorno a Firenze, otto coppie furono uccise mentre si trovavano appartate in auto o in tenda: sedici vittime in tutto. Le perizie attribuirono tutti i delitti alla stessa pistola calibro 22, mai ritrovata.

Ne sono nati decenni di indagini e processi dagli esiti opposti: un imputato condannato in primo grado e poi assolto, due uomini condannati in via definitiva per una parte dei delitti, ipotesi su presunti mandanti mai confermate in tribunale.

Il Mostro di Firenze (I° parte)


In questa pagina teniamo separato ciò che è stato accertato con sentenza da ipotesi investigative e controversie ancora aperte.

1. Una sola pistola, otto duplici omicidi (1968–1985)

I delitti attribuiti al "Mostro di Firenze" sono otto:

  • 21 agosto 1968, Castelletti di Signa: Barbara Locci e Antonio Lo Bianco. In auto c'era il figlio di Locci, Natalino, di sei anni, che sopravvisse.
  • 14 settembre 1974, Sagginale (Borgo San Lorenzo): Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore.
  • Notte tra il 6 e il 7 giugno 1981, Scandicci: Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi.
  • 22 ottobre 1981, Travalle di Calenzano: Susanna Cambi e Stefano Baldi.
  • 19 giugno 1982, Baccaiano di Montespertoli: Antonella Migliorini e Paolo Mainardi, che morì in ospedale.
  • 9 settembre 1983, Giogoli: i turisti tedeschi Horst Meyer e Jens-Uwe Rüsch.
  • 29 luglio 1984, Vicchio: Pia Gilda Rontini e Claudio Stefanacci.
  • Settembre 1985, Scopeti (San Casciano in Val di Pesa): i turisti francesi Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili. Secondo le cronache, la sentenza colloca il delitto l'8 settembre. Alla Procura fu poi recapitato in busta anonima un frammento del corpo di una delle vittime.

Secondo le perizie, tutti i delitti furono commessi con la stessa pistola calibro 22, generalmente indicata come una Beretta, con munizioni Winchester marcate con la lettera "H" sul fondello. L'arma non è mai stata ritrovata.

Il collegamento con il delitto del 1968 emerse solo nell'estate del 1982, quando si accertò che la pistola usata a Signa era la stessa dei delitti successivi.

2. Signa 1968 e la "pista sarda"

Il fatto accertato. Per il duplice omicidio del 1968 fu condannato Stefano Mele, marito di Barbara Locci: nel 1970 ebbe 14 anni di reclusione. Durante le indagini Mele cambiò più volte versione, accusò altri uomini dell'ambiente sardo e poi ritrattò. Quando i delitti ripresero si trovava in carcere e non poteva esserne l'autore.

La pista investigativa. Dopo il collegamento balistico del 1982 gli inquirenti seguirono la cosiddetta pista sarda. Francesco Vinci, Salvatore Vinci, Giovanni Mele e Piero Mucciarini furono, in momenti diversi, arrestati o indagati. Nessuno di loro è stato condannato per i delitti del Mostro. Alcuni furono scagionati perché i delitti continuarono mentre erano detenuti, e la pista fu abbandonata nel 1989.

Uno sviluppo recente. Nel luglio 2025 è stato reso noto che un esame del DNA attribuisce la paternità biologica di Natalino Mele a Giovanni Vinci, non a Stefano Mele. Ad oggi non risultano conseguenze giudiziarie, e il dato non chiarisce chi abbia usato la pistola dopo il 1968.

3. Pietro Pacciani: accusa, condanna, assoluzione

Pietro Pacciani, agricoltore di Mercatale Val di Pesa, fu arrestato il 17 gennaio 1993. Tra gli elementi d'accusa c'era un proiettile calibro 22 ritenuto compatibile con l'arma dei delitti, trovato durante una perquisizione nel 1992.

  • 1° novembre 1994: la Corte d'Assise di Firenze lo condanna all'ergastolo per sette degli otto duplici omicidi; viene escluso quello del 1968.
  • 1996: la Corte d'Assise d'Appello lo assolve. Era stato lo stesso procuratore generale a chiederne l'assoluzione.
  • 12 dicembre 1996: la Cassazione annulla l'assoluzione e dispone un nuovo processo d'appello.
  • 22 febbraio 1998: Pacciani muore prima che il nuovo processo si celebri.

Pacciani non è mai stato condannato in via definitiva per i delitti del Mostro e non può quindi essere indicato come autore accertato. Già le motivazioni della condanna di primo grado ritenevano che non avesse agito da solo.

→ Approfondimento e documentario: La vita di Pietro Pacciani

4. I "compagni di merende": la verità processuale

Nel processo detto "Mostro-bis" furono imputati Mario Vanni, ex postino di San Casciano, Giancarlo Lotti e Giovanni Faggi. L'espressione "compagni di merende" nasce da una frase di Vanni in aula.

Le condanne definitive:

  • Mario Vanni: ergastolo per concorso nei duplici omicidi di Baccaiano (1982), Giogoli (1983), Vicchio (1984) e Scopeti (1985). Nel 2004 la pena fu sospesa per motivi di salute; è morto il 13 aprile 2009.
  • Giancarlo Lotti: 26 anni per gli stessi delitti, ai quali si accusò di aver partecipato. È morto nel 2002.
  • Giovanni Faggi: assolto in tutti i gradi di giudizio.

Le controversie. L'accusa si basava in larga parte sulle dichiarazioni di Lotti e su testimoni come Fernando Pucci, la cui attendibilità è stata a lungo discussa. In più occasioni la stessa procura generale ha chiesto l'assoluzione degli imputati.

Nel 2025 il nipote di Vanni ha chiesto la revisione della condanna, sulla base di una consulenza entomologica che anticiperebbe il delitto degli Scopeti alla notte tra il 6 e il 7 settembre 1985. Nel luglio 2025 la Corte d'Appello di Genova ha dichiarato la richiesta inammissibile; nel febbraio 2026 la Cassazione ha respinto il ricorso. Le condanne di Vanni e Lotti restano definitive.

5. Il "secondo livello" e la pista perugina

L'ipotesi. Dagli anni Novanta gli inquirenti hanno ipotizzato che dietro gli esecutori ci fossero dei mandanti interessati alle parti asportate dalle vittime, anche per un presunto movente esoterico. L'ipotesi si basava soprattutto su testimonianze, fra cui quella di Lotti su un "dottore", e sulle disponibilità economiche attribuite a Pacciani.

Gli esiti giudiziari. Il farmacista di San Casciano Francesco Calamandrei, unico presunto mandante portato a giudizio, è stato assolto nel 2008 con rito abbreviato e la Procura non ha impugnato la sentenza. Il filone sull'ex legionario Giampiero Vigilanti si è chiuso con l'archiviazione. Nessun mandante è mai stato individuato né condannato.

Francesco Narducci. Il medico perugino scomparve l'8 ottobre 1985 sul lago Trasimeno; il 13 ottobre fu recuperato un corpo identificato come il suo e la morte fu attribuita ad annegamento, senza autopsia. Tra il 2001 e il 2002 la Procura di Perugia riaprì il caso e dispose la riesumazione: secondo l'accusa la salma presentava segni compatibili con lo strangolamento.

Il 20 aprile 2010 il GUP di Perugia Paolo Micheli ha emesso sentenza di non luogo a procedere per una ventina di imputati accusati di aver ostacolato le indagini. Nelle motivazioni, depositate nel 2012, il giudice ha valutato che Narducci si fosse suicidato e che non vi fosse stato alcuno "scambio di cadavere". Si tratta della valutazione contenuta in quel provvedimento: la Procura di Perugia ha sostenuto una ricostruzione opposta e altre decisioni giudiziarie nel corso degli anni hanno offerto letture diverse. Il 21 marzo 2013 la Cassazione ha confermato che non esisteva l'associazione per delinquere finalizzata al depistaggio ipotizzata dall'accusa, annullando con rinvio o dichiarando prescritti altri capi minori.

Nessuna sentenza ha accertato un coinvolgimento di Narducci nei delitti del Mostro di Firenze.

→ Approfondimento e documentario: Il caso Narducci

6. Casi paralleli e interpretazioni

Attorno alla vicenda fiorentina sono nati confronti con altri casi e opere letterarie, da leggere come ipotesi o interpretazioni e non come fatti accertati.

  • Giuseppe Sgangarella, il "mostro di Salerno": un caso diverso, accostato a quello fiorentino per alcune possibili connessioni che nessuna sentenza ha accertato. → Giuseppe Sgangarella
  • "Coniglio il martedì" di Aurelio Mattei: un romanzo che rielabora liberamente la vicenda; è un'opera letteraria, non una fonte storica. → Coniglio il martedì

7. Cosa resta aperto

  • L'arma: la pistola calibro 22 non è mai stata ritrovata.
  • I primi delitti: per il 1968 esiste solo la condanna di Stefano Mele; per i delitti del 1974 e del 1981 non esiste alcuna condanna definitiva.
  • Gli esecutori: le sentenze definitive riguardano quattro duplici omicidi, dal 1982 al 1985; la posizione di Pacciani non è mai stata definita con una sentenza definitiva.
  • I mandanti: l'ipotesi di un "secondo livello" non ha mai trovato conferma in giudizio.
  • Gli sviluppi recenti: il DNA di Natalino Mele e il dibattito sulla data del delitto degli Scopeti alimentano nuove ricostruzioni, ma ad oggi non hanno modificato le sentenze.

8. Approfondimenti e documentari

  • La vita di Pietro Pacciani — Dal dopoguerra ai processi: la storia dell'uomo accusato di essere il Mostro. Guarda il documentario.
  • Il caso Narducci — Il medico morto nel Trasimeno e la pista perugina. Guarda il documentario.
  • Giuseppe Sgangarella — Il "mostro di Salerno" e i presunti intrecci con il caso fiorentino. Guarda il documentario.
  • Coniglio il martedì — Il romanzo di Aurelio Mattei ispirato alla vicenda. Guarda il documentario.