La Gran Loggia Vaticana e la lista Pecorelli
Nel settembre 1978 il giornalista Mino Pecorelli pubblicò sul suo periodico OP – Osservatore Politico un elenco relativo a presunte appartenenze massoniche all'interno di ambienti vaticani, sotto il titolo «La Gran Loggia Vaticana». Da allora quel documento è diventato uno dei riferimenti più citati ogni volta che si discute di rapporti, veri o presunti, tra Santa Sede e massoneria.
La lista pubblicata da Mino Pecorelli
È bene distinguere subito due piani, perché nel corso degli anni sono stati spesso confusi. Che Pecorelli abbia pubblicato quella lista è un fatto storico, documentabile e non controverso. Che le persone in essa nominate fossero realmente affiliate a una loggia massonica è invece una questione diversa, sulla quale non esiste, a oggi, una verifica indipendente sufficiente a trasformare un'attribuzione giornalistica in una prova.
OP nacque a Roma nel 1968 come agenzia di stampa a diffusione limitata, specializzata in retroscena politici e vicende giudiziarie che la stampa ordinaria tendeva a non trattare. Nel marzo 1978 Pecorelli la trasformò in periodico settimanale, distribuito in edicola. Fu in questa nuova fase che, nel numero del 12 settembre 1978, comparve l'articolo «La Gran Loggia Vaticana».
Secondo le ricostruzioni successive, il pezzo presentava un lungo elenco di ecclesiastici e altre personalità legate agli ambienti vaticani. Accanto ai nominativi comparivano, sempre secondo queste ricostruzioni, sigle e indicazioni presentate come riferimenti massonici. Va detto con chiarezza che questi dettagli ci arrivano attraverso fonti secondarie che hanno ricostruito il contenuto dell'articolo, non attraverso una consultazione diretta dell'originale.

Una lista che circolava già prima del 1978
Un aspetto poco raccontato è che l'elenco pubblicato da OP non nacque nel 1978. Le fonti ricostruite indicano che una lista simile, o comunque sostanzialmente corrispondente, era già comparsa nel luglio 1976 sul Bulletin de l'Occident Chrétien (n. 12), pubblicazione francese vicina ad ambienti cattolici tradizionalisti. Da lì, sempre secondo queste ricostruzioni, il documento sarebbe stato ripreso dalla stampa italiana nel corso dello stesso anno, prima di essere pubblicato da Pecorelli due anni più tardi.
Le fonti disponibili indicano quindi che documenti con attribuzioni analoghe circolavano già prima della pubblicazione di OP. Senza un confronto diretto tra gli originali, tuttavia, non è possibile stabilire quanto le diverse versioni coincidessero.
I nomi attribuiti alla presunta Loggia Vaticana
Tra i nominativi che le fonti indicano come presenti nell'elenco figurano, tra gli altri: il cardinale Ugo Poletti, all'epoca vicario generale di Roma; il cardinale Sebastiano Baggio; l'arcivescovo Salvatore Pappalardo, futuro cardinale di Palermo; il cardinale segretario di Stato Jean Villot; monsignor Paul Marcinkus, allora presidente dello IOR; il cardinale Agostino Casaroli; l'arcivescovo Annibale Bugnini, tra gli artefici della riforma liturgica postconciliare.
Per ciascuno di questi nomi vale la stessa avvertenza: la lista attribuiva loro una presunta affiliazione massonica, non è una prova che tale affiliazione sia realmente esistita. In assenza di riscontri indipendenti e autorevoli, non è corretto scrivere che uno qualunque di questi uomini «era massone» o «apparteneva» alla Loggia Vaticana: si può dire soltanto che il suo nome compariva nell'elenco attribuito a Pecorelli, con l'indicazione di un presunto legame massonico.

Quanto era attendibile la lista?
Questo è probabilmente l'interrogativo più importante, ed è anche quello a cui è più difficile rispondere in modo netto.
Da un lato, la circolazione e la pubblicazione del documento sono fatti verificabili: l'articolo di OP esiste, è stato riprodotto e citato per decenni, e il suo antecedente francese del 1976 è anch'esso rintracciabile. Dall'altro lato, l'autenticità delle singole attribuzioni resta un piano distinto, mai confermato da un accertamento indipendente dell'epoca — né ecclesiastico né giudiziario.
Va anche ricordato un elemento di contesto che invita alla cautela: lo stesso Pecorelli comparve, dopo la sua morte, nell'elenco degli iscritti alla loggia P2 di Licio Gelli. Lo storico Roberto de Mattei, pur non escludendo un'effettiva infiltrazione massonica negli ambienti vaticani, ha invitato a valutare la lista con prudenza proprio per questo motivo, osservando che un giornalista legato alla P2 avrebbe potuto diffondere anche documenti parzialmente inattendibili. Si tratta di un'interpretazione successiva, non di un fatto dimostrato: non è un elemento che smentisce la lista, ma è una ragione in più per non trattarla come una fonte automaticamente affidabile.
Sul dossier nel suo complesso, insomma, sappiamo con certezza che qualcosa fu pubblicato e discusso; non sappiamo, con lo stesso grado di certezza, se quel qualcosa fotografasse una realtà.
Massoneria e Vaticano: documento, accuse e interrogativi
Il motivo per cui un elenco di nomi ebbe (e continua ad avere) tanta risonanza va cercato nel contesto in cui apparve. Erano gli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II, un periodo di intense discussioni interne alla Chiesa su riforme, aperture e presunte infiltrazioni ideologiche. La lista apparve in una stagione segnata da forti tensioni politiche, finanziarie ed ecclesiastiche, nella quale i rapporti tra finanza, potere politico e ambienti vaticani sarebbero diventati negli anni successivi oggetto di numerose inchieste — inchieste che avrebbero coinvolto, in tempi diversi, anche figure come Michele Sindona e Roberto Calvi. In un simile clima, un documento che sembrava offrire nomi e cognomi trovò naturalmente un pubblico pronto a crederlo, o quantomeno a discuterlo.
Questo non equivale a dire che la Chiesa fosse effettivamente infiltrata da una loggia organizzata, né che non lo fosse: significa soltanto che la lista Pecorelli si inserì in una stagione già segnata da sospetti diffusi, e che questo clima ne amplificò l'impatto indipendentemente dal suo effettivo grado di attendibilità.

Cosa sappiamo davvero della "Loggia Vaticana"
Riassumendo quanto è possibile affermare con ragionevole sicurezza: Pecorelli pubblicò la lista nel settembre 1978; il documento aveva una storia precedente, che risale almeno al 1976; conteneva attribuzioni riguardanti figure di primo piano della gerarchia ecclesiastica del tempo; la pubblicazione dell'elenco non equivale a una prova delle appartenenze in esso indicate; e infine, a distanza di decenni, restano dubbi non risolti sull'origine del documento e sull'attendibilità delle informazioni che conteneva.
Non ci sono elementi, allo stato attuale delle fonti, per trasformare questa storia in un caso giudiziario o in un fatto accertato. La "Gran Loggia Vaticana" resta quindi soprattutto un documento della stagione politica e giornalistica in cui operò Pecorelli: la sua pubblicazione è un fatto storico; l'attendibilità delle attribuzioni contenute nella lista rimane invece una questione che le fonti disponibili non consentono di considerare risolta.
Per approfondire la figura, l'attività giornalistica e l'omicidio di Mino Pecorelli, si veda l'approfondimento dedicato.

