Paul Marcinkus

Lo IOR, Sindona, Calvi e il crac del Banco Ambrosiano

Paul Casimir Marcinkus (1922-2006), sacerdote statunitense di origine lituana, guidò lo IOR – l'Istituto per le Opere di Religione, la cosiddetta banca vaticana – dal 1971 al 1989. Il suo nome è legato agli affari della finanza vaticana con Michele Sindona e Roberto Calvi e al crac del Banco Ambrosiano. La magistratura milanese lo accusò di concorso in bancarotta fraudolenta, ma il mandato di cattura emesso nel 1987 fu annullato in base ai Patti Lateranensi: Marcinkus non fu mai processato né condannato in Italia.

Da Cicero a Roma

Paul Casimir Marcinkus nasce il 15 gennaio 1922 a Cicero, sobborgo di Chicago, in una famiglia di immigrati lituani. Il 3 maggio 1947 è ordinato sacerdote per l'arcidiocesi di Chicago. All'inizio degli anni Cinquanta si trasferisce a Roma: studia alla Pontificia Università Gregoriana ed entra nella Segreteria di Stato, dove lavora nella sezione di lingua inglese. È in questo ambiente che conosce monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI.

L'uomo di fiducia di Paolo VI

Eletto papa nel 1963, Paolo VI coinvolge Marcinkus nell'organizzazione dei viaggi apostolici. Alto e robusto, il prelato americano accompagna il pontefice come interprete e come responsabile della sua sicurezza, tanto da guadagnarsi il soprannome di «gorilla». Il 24 dicembre 1968 viene nominato vescovo titolare di Orta e organizzatore dei viaggi papali; il 6 gennaio 1969 riceve la consacrazione episcopale in San Pietro dalle mani dello stesso Paolo VI.

Nel novembre 1970, all'aeroporto di Manila, un uomo armato di pugnale si avvicina al Papa: secondo le cronache dell'epoca, tra coloro che intervengono per fermarlo c'è anche Marcinkus.

Alla guida dello IOR (1969-1989)

Il 15 gennaio 1969 Marcinkus è nominato segretario dello IOR; nel 1971 ne diventa presidente, incarico che manterrà fino al 1989. Non ha una formazione bancaria specifica. Nel 1981 Giovanni Paolo II lo eleva al rango di arcivescovo e lo nomina pro-presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, cioè il governatorato.

Che cos'è lo IOR

L'Istituto per le Opere di Religione, istituito da Pio XII nel 1942, gestisce i depositi di ordini religiosi, diocesi ed enti ecclesiastici. Ha sede nella Città del Vaticano e, come ente centrale della Chiesa, è sottratto all'ingerenza dello Stato italiano in forza dell'articolo 11 del Trattato lateranense: un elemento che peserà su tutte le vicende giudiziarie successive.

A Marcinkus è attribuita la frase «La Chiesa non si governa con le Ave Maria», riportata dal settimanale britannico The Observer nel 1986. Lui stesso sostenne in seguito di essere stato citato in modo impreciso.

Il sodalizio con Michele Sindona

Alla fine degli anni Sessanta la Santa Sede decide di ridurre le proprie partecipazioni nelle società italiane, anche dopo il venir meno dell'esenzione fiscale sui dividendi. In questo contesto entra in scena Michele Sindona, banchiere siciliano allora in piena ascesa, che nel 1969 rileva dal Vaticano la partecipazione nella Società Generale Immobiliare. Lo IOR guidato da Marcinkus diventa partner di Sindona in diverse operazioni, tra cui quote della Banca Privata Finanziaria.

Il crollo del gruppo Sindona nel 1974 – con il fallimento della Franklin National Bank negli Stati Uniti e la liquidazione della Banca Privata Italiana – provoca perdite anche per la Santa Sede. Sindona sarà poi condannato in Italia come mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, il commissario liquidatore delle sue banche, e morirà nel 1986 dopo aver bevuto un caffè al cianuro nel carcere di Voghera.

L'inchiesta americana del 1973

Nell'aprile 1973 Marcinkus viene interrogato in Vaticano da funzionari del Dipartimento di Giustizia statunitense, tra cui il procuratore William Aronwald, nell'ambito di un'indagine su un traffico di titoli contraffatti legato alla criminalità organizzata di New York, una parte dei quali sarebbe stata destinata al Vaticano. Marcinkus nega ogni coinvolgimento e non viene incriminato.

Roberto Calvi, la Cisalpine e la Banca Cattolica del Veneto

Il rapporto più duraturo è quello con Roberto Calvi, dal 1975 presidente del Banco Ambrosiano. Nel 1971 Calvi crea a Nassau, alle Bahamas, la Cisalpine Overseas Bank, poi ribattezzata Banco Ambrosiano Overseas: Marcinkus siede nel suo consiglio di amministrazione.

Nel 1972 lo IOR cede al Banco Ambrosiano una quota rilevante della Banca Cattolica del Veneto. L'operazione, decisa senza consultare i vescovi veneti, provoca le proteste dell'allora patriarca di Venezia Albino Luciani. Negli anni successivi lo IOR diventa azionista dell'Ambrosiano ed entra in rapporti con una rete di società estere, con sede in paradisi fiscali, collegate alla banca di Calvi.

Le lettere di patronage e il crac del Banco Ambrosiano

Nel maggio 1981 Calvi viene arrestato per esportazione illecita di valuta; sarà condannato in primo grado a quattro anni. In quello stesso anno i vertici dello IOR – Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel – firmano le cosiddette lettere di patronage, in cui l'istituto dichiara di controllare, direttamente o indirettamente, alcune società estere fortemente indebitate con le consociate dell'Ambrosiano. In cambio Calvi rilascia allo IOR una dichiarazione che lo solleva da ogni responsabilità per quelle operazioni.

Secondo Marcinkus le lettere servivano a frenare nuovi debiti e finanziamenti; secondo le autorità italiane documentavano invece il coinvolgimento dello IOR nella rete estera del Banco.

Nel giugno 1982 Calvi lascia clandestinamente l'Italia. Il 17 giugno il consiglio del Banco Ambrosiano chiede il commissariamento; il 18 giugno il banchiere viene trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra. Il 6 agosto 1982 il Banco viene posto in liquidazione coatta amministrativa. L'8 ottobre 1982 il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta riferisce in Parlamento sulle responsabilità della banca vaticana, che descrive come socio di fatto dell'Ambrosiano.

L'accordo di Ginevra

Una commissione mista italo-vaticana, istituita per accertare i fatti, non arriva a conclusioni condivise. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo IOR accetta di versare ai creditori del Banco una somma di circa 250 milioni di dollari (le cifre riportate variano leggermente a seconda delle fonti), qualificata come «contributo volontario» e senza alcun riconoscimento di responsabilità.

Le indagini e il mandato di cattura del 1987

Il 20 febbraio 1987 il giudice istruttore di Milano Renato Bricchetti emette mandati di cattura nei confronti di Marcinkus, Mennini e de Strobel per concorso in bancarotta fraudolenta. Marcinkus, cittadino vaticano con passaporto diplomatico, resta in Vaticano e non viene arrestato.

Il 17 luglio 1987 la Corte di Cassazione annulla i mandati: in base all'articolo 11 del Trattato lateranense, gli enti centrali della Chiesa – tra cui lo IOR – sono esenti da ogni ingerenza dello Stato italiano. Marcinkus non è mai stato processato né condannato per il crac dell'Ambrosiano.

Nel 1989 Marcinkus lascia la presidenza dell'istituto; con la riforma voluta da Giovanni Paolo II, tra il 1989 e il 1990 la gestione dello IOR passa a una commissione cardinalizia affiancata da un consiglio di sovrintendenza composto da laici.

La morte di Calvi e le testimonianze

La prima inchiesta londinese sulla morte di Calvi concluse per il suicidio; una seconda lasciò aperta la questione. In Italia, invece, la morte è stata ritenuta un omicidio: il processo celebrato a Roma contro Pippo Calò, Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi e altri imputati si è però concluso nel 2007 con l'assoluzione di tutti, confermata in appello nel 2010. Marcinkus non fu imputato in quel processo. Nel 2016 un ulteriore filone d'indagine della Procura di Roma è stato archiviato, anche per la difficoltà di ricostruire il ruolo del Vaticano e i flussi finanziari dello IOR.

Negli anni sono emerse numerose testimonianze sul mondo di intermediari che ruotava intorno a Calvi. Tra queste c'è quella del faccendiere Francesco Pazienza, che ha raccontato di un'operazione per recuperare documenti ritenuti compromettenti per Marcinkus: si tratta di un suo racconto, che non ha trovato conferma in sentenze.

Accuse e ipotesi senza riscontri

La massoneria e la P2

Il nome di Marcinkus compare in alcune liste di presunti prelati massoni circolate negli anni Settanta, come quella pubblicata da Mino Pecorelli su OP nel 1978 e ricostruita nella pagina sulla Loggia vaticana. Nessun accertamento giudiziario ha dimostrato la sua appartenenza alla Loggia P2 o ad altre logge.

La morte di Giovanni Paolo I

Dopo l'improvvisa morte di Giovanni Paolo I, il 28 settembre 1978, alcuni autori – tra cui il giornalista britannico David Yallop – hanno ipotizzato un collegamento con le questioni finanziarie vaticane e con lo stesso Marcinkus. Sono ipotesi che non hanno mai trovato riscontri.

Il caso Orlandi

Nel 2008 Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, ha chiamato in causa Marcinkus nella scomparsa di Emanuela Orlandi. Le sue dichiarazioni, definite infamanti dal Vaticano e prive di riscontri, non hanno portato ad alcuna accusa; Marcinkus era morto da due anni.

Gli ultimi anni

Lasciato lo IOR, il 30 ottobre 1990 Marcinkus si dimette anche dalla Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e torna negli Stati Uniti. Si stabilisce a Sun City, in Arizona, dove presta servizio come vicario parrocchiale nella parrocchia di San Clemente. Muore il 20 febbraio 2006, a 84 anni, ed è sepolto a Chicago.