Ugo Poletti
Il cardinale vicario di Roma da Paolo VI a Giovanni Paolo II (1914-1997)
Ugo Poletti (Omegna, 1914 – Roma, 1997) fu per quasi diciotto anni il cardinale vicario di Roma, cioè l'ecclesiastico che governava la diocesi del papa in suo nome. Formatosi nel clero di Novara, divenne vescovo nel 1958, arcivescovo di Spoleto nel 1967 e, dal 1973 al 1991, vicario generale di Roma sotto Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II; dal 1985 al 1991 presiedette anche la Conferenza episcopale italiana. Accanto a questa lunga carriera, il suo nome è riemerso più volte in ricostruzioni giornalistiche e inchieste: la lista della cosiddetta "Loggia Vaticana", la sepoltura di Enrico De Pedis a Sant'Apollinare e il caso Emanuela Orlandi. Questa pagina distingue i fatti documentati dalle accuse e dalle ipotesi.
Le origini e la formazione a Novara
Ugo Poletti nacque a Omegna, sul lago d'Orta, allora in provincia di Novara, il 19 aprile 1914. Compì gli studi nei seminari della diocesi novarese e fu ordinato sacerdote a Novara il 29 giugno 1938, a ventiquattro anni.
La sua carriera si svolse inizialmente tutta all'interno della diocesi: fu vice rettore del seminario teologico, economo generale dei seminari diocesani ed ebbe anche un incarico parrocchiale. Tra il 1951 e il 1954 fu pro-vicario generale e in seguito vicario generale della diocesi di Novara.
Si formò così soprattutto come uomo di governo e di amministrazione della Chiesa locale, una competenza che avrebbe caratterizzato anche gli incarichi successivi a Spoleto e a Roma.
Vescovo a Novara e arcivescovo di Spoleto
Il 21 luglio 1958 fu nominato vescovo ausiliare di Novara, con il titolo di vescovo di Medeli. Ricevette l'ordinazione episcopale il 14 settembre 1958 nella cattedrale di Novara dal vescovo Gilla Vincenzo Gremigni, del quale fu il principale collaboratore.
A Gremigni, morto a Ghiffa il 7 gennaio 1963, è legato un episodio che il documentario riprende e che va trattato con cautela. Secondo un racconto pubblicato decenni dopo nel libro anonimo "Via col vento in Vaticano" (1999), la morte del vescovo sarebbe stata preceduta da una durissima lettera dell'allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, e Poletti avrebbe contribuito a farla sparire. Non sono emersi riscontri documentali: si tratta di una ricostruzione non verificata, non di un fatto accertato.
Il 26 giugno 1967 Paolo VI, cioè lo stesso Montini, eletto papa nel 1963, lo nominò arcivescovo di Spoleto; nell'ottobre dello stesso anno ricevette anche l'amministrazione apostolica della diocesi di Todi. L'esperienza umbra durò appena due anni.
L'arrivo a Roma
Nel luglio 1969 Paolo VI lo chiamò a Roma come vicegerente, cioè vice del cardinale vicario, con il titolo di arcivescovo di Emona. Alla guida del Vicariato c'era allora il cardinale Angelo Dell'Acqua.
Dopo la morte improvvisa di Dell'Acqua, nell'agosto 1972, Poletti assunse la guida effettiva della diocesi: il 13 ottobre 1972 fu nominato pro-vicario generale di Roma.
Cardinale vicario di Roma
Nel concistoro del 5 marzo 1973 Paolo VI lo creò cardinale, con il titolo dei Santi Ambrogio e Carlo. Il giorno seguente divenne vicario generale per la diocesi di Roma e, il 26 marzo, arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano.
Il vicario governa la diocesi di Roma per conto del papa, che ne è il vescovo. Poletti ricoprì l'incarico per quasi diciotto anni, attraversando i pontificati di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.
Il 3 luglio 1985 Giovanni Paolo II lo nominò presidente della Conferenza episcopale italiana. Il 17 gennaio 1991 lasciò il Vicariato e fu nominato arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore; alla guida della diocesi di Roma e poi della CEI gli subentrò Camillo Ruini.
Poletti, Roma e la politica
Gli anni del suo vicariato coincisero con una stagione di forte tensione politica e sociale. Il documentario descrive Poletti come un prelato di netto orientamento anticomunista; le fonti consultate restituiscono però un quadro più articolato.
Il fatto meglio documentato è il convegno diocesano sulle "attese di carità e giustizia nella città di Roma", noto come convegno sui "mali di Roma", che Poletti convocò dal 13 al 15 febbraio 1974. Secondo il sociologo Giuseppe De Rita, che fece parte del gruppo organizzatore, l'iniziativa fu accolta con diffidenza dalla Democrazia cristiana romana e da una parte degli ambienti vaticani, e il cardinale ne difese l'impostazione.
Diverso è il tema dei rapporti con il potere politico. Nelle indagini sullo scandalo dei petroli emerse una lettera di Poletti a Giulio Andreotti a favore del generale Raffaele Giudice, nominato comandante generale della Guardia di Finanza il 31 luglio 1974. Giudice fu poi coinvolto nello scandalo, condannato in primo grado nel 1987, e il suo nome comparve nel 1981 negli elenchi della P2. Secondo il giudice istruttore Mario Vaudano, quella lettera fu indicata come elemento nuovo nella seconda richiesta di messa in stato d'accusa di Andreotti, che non ebbe seguito; Andreotti ha sempre sostenuto la regolarità della nomina.
Una segnalazione non è di per sé una prova di illeciti né di affiliazioni: la lettera documenta un rapporto tra il vicario di Roma e Andreotti, non un coinvolgimento di Poletti nello scandalo dei petroli.
Pecorelli e la cosiddetta Loggia Vaticana
Il 12 settembre 1978 il giornalista Mino Pecorelli pubblicò sul periodico OP l'articolo "La Gran Loggia Vaticana", con un elenco di ecclesiastici indicati come presunti massoni. Tra i nomi figurava Poletti, con la sigla "UPO" e una presunta data di affiliazione al 17 febbraio 1969. Elenchi analoghi circolavano già dal 1976.
Secondo il documentario, già nel 1976 Poletti dovette smentire pubblicamente l'iscrizione alla massoneria che un giornale gli attribuiva. La pubblicazione della lista è un fatto; l'autenticità delle singole attribuzioni non è mai stata accertata da alcuna indagine ecclesiastica o giudiziaria.
Il nome di Poletti non risulta inoltre nell'elenco degli iscritti alla P2 sequestrato nel 1981 a Castiglion Fibocchi. I collegamenti con la loggia di Licio Gelli restano, allo stato delle fonti, indiretti, come nel caso del generale Giudice, e non dimostrano un'appartenenza.
Il 1978 e i due conclavi
Dopo la morte di Paolo VI, il 6 agosto 1978, Poletti partecipò come cardinale elettore al conclave che il 26 agosto elesse Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Alcune ricostruzioni lo indicano tra i possibili candidati, ma i dati sulle votazioni non sono ufficiali.
Giovanni Paolo I morì nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1978, dopo 33 giorni di pontificato. Il documentario riferisce che Poletti fu tra le prime persone a vedere la salma: è un dettaglio riportato da ricostruzioni successive. Nel libro "In nome di Dio" (1984) David Yallop sostenne che Luciani intendesse rimuovere Poletti nell'ambito di una riorganizzazione della Curia; è una tesi priva di riscontri documentali e contestata da altri autori, tra cui John Cornwell.
Poletti fu di nuovo cardinale elettore nel conclave di ottobre, che il 16 ottobre 1978 elesse Karol Wojtyła. Con Giovanni Paolo II rimase vicario di Roma per altri dodici anni.
La sepoltura di Enrico De Pedis a Sant'Apollinare
Enrico De Pedis, detto "Renatino", tra i capi della Banda della Magliana, fu ucciso a Roma, in via del Pellegrino, il 2 febbraio 1990 e sepolto provvisoriamente al cimitero del Verano.
Il rettore della basilica di Sant'Apollinare, don Piero Vergari, chiese al Vicariato di Roma il nulla osta perché De Pedis potesse essere tumulato nella basilica, presentandolo come benefattore. Il 10 marzo 1990 il cardinale Poletti firmò il nulla osta e il 24 aprile la salma fu deposta nella cripta. Questi passaggi sono documentati: nel 2012 il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri li ricostruì ufficialmente, precisando che per la basilica era sufficiente l'autorizzazione dell'autorità ecclesiastica.
Restano invece senza una risposta documentata le ragioni per cui fu concesso un simile privilegio. La tomba fu aperta il 14 maggio 2012 per ordine della magistratura e i resti furono poi cremati.
Il caso Emanuela Orlandi
Il nome di Poletti entrò nel caso di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983, nel luglio 2005. Durante la trasmissione "Chi l'ha visto?" una telefonata anonima invitò a controllare chi fosse sepolto a Sant'Apollinare e "il favore che Renatino fece al cardinale Poletti". È una segnalazione anonima, non una prova.
Nel 2008 Sabrina Minardi, ex compagna di De Pedis, rese dichiarazioni agli inquirenti su un presunto coinvolgimento di De Pedis nel sequestro. Nel libro-intervista "Segreto criminale" (2010), curato da Raffaella Notariale, affermò che Poletti e De Pedis si conoscevano e che il cardinale era "molto in confidenza" con il boss, chiamando in causa anche monsignor Paul Marcinkus. La Santa Sede definì le accuse a Marcinkus una diffamazione infondata e l'attendibilità di Minardi è stata ampiamente contestata.
L'inchiesta romana nata da quelle dichiarazioni fu archiviata nel 2015. Nessun atto giudiziario ha accertato un ruolo di Poletti nella scomparsa di Emanuela Orlandi: il collegamento si basa sulla sepoltura di De Pedis, che è documentata, e su testimonianze e ipotesi non provate.
Gli ultimi anni e ciò che resta controverso
Lasciato il Vicariato, Poletti rimase arciprete di Santa Maria Maggiore fino alla morte, avvenuta a Roma, al Policlinico Gemelli, il 25 febbraio 1997, a 82 anni. Giovanni Paolo II pronunciò l'omelia alle sue esequie, il 27 febbraio.
Della sua vicenda sono documentati la lunga carriera ecclesiastica, il convegno del 1974, la lettera ad Andreotti sul generale Giudice e il nulla osta del 10 marzo 1990. Restano invece accuse, testimonianze o ipotesi non accertate l'appartenenza alla massoneria o alla P2, un ruolo nella vicenda della morte di Giovanni Paolo I e qualsiasi coinvolgimento nella scomparsa di Emanuela Orlandi.

