Francis Turatello
Faccia d'Angelo e la mala milanese
Francis Turatello, all'anagrafe Francesco Turatello, detto Faccia d'Angelo, fu uno dei protagonisti della criminalità milanese degli anni Settanta. Dalle bische clandestine ai sequestri di persona, costruì una delle principali organizzazioni della mala cittadina e fu a lungo rivale di Renato Vallanzasca, con il quale si riconciliò durante la detenzione. Il suo nome compare anche nelle complesse ricostruzioni riguardanti il caso Moro. Venne ucciso nel carcere di Nuoro il 17 agosto 1981.
Francesco Turatello, Faccia d'Angelo
Francesco Turatello, conosciuto come Francis, nacque ad Asiago il 4 aprile 1944.
Cresciuto a Milano, entrò progressivamente negli ambienti della criminalità cittadina e divenne conosciuto con il soprannome di Faccia d'Angelo.
Negli anni Settanta il suo nome sarebbe diventato uno dei più noti della cosiddetta mala milanese.
Le bische clandestine di Milano
Uno dei principali settori nei quali Turatello costruì il proprio potere fu quello delle bische clandestine.
Le sale da gioco illegali della Milano degli anni Settanta attiravano imprenditori, professionisti, personaggi dello spettacolo e uomini della criminalità e movimentavano grandi quantità di denaro.
Il controllo di questo ambiente consentì a Turatello di costruire una vasta rete di relazioni nella città.
La banda Turatello
Attorno a Turatello si formò un gruppo criminale attivo in diversi settori della malavita milanese.
Accanto alle bische, gli uomini legati alla sua organizzazione furono coinvolti in rapine, sequestri di persona e altre attività criminali.
La banda divenne una delle principali realtà della criminalità milanese degli anni Settanta, in un periodo segnato dalla presenza contemporanea di numerosi gruppi rivali.
I sequestri di persona
Negli anni Settanta Milano e la Lombardia furono teatro di una lunga stagione di sequestri di persona a scopo di estorsione.
Anche gruppi della mala milanese, tra i quali quelli riconducibili a Turatello e Renato Vallanzasca, entrarono nel settore dei rapimenti.
I sequestri rappresentavano un'attività estremamente redditizia, ma contribuirono anche ad aumentare la pressione investigativa sulle organizzazioni criminali della città.
La rivalità con Renato Vallanzasca
Tra Turatello e Renato Vallanzasca esistette inizialmente una forte rivalità per gli equilibri della criminalità milanese.
I rispettivi gruppi operarono nella stessa città e i loro interessi finirono più volte per entrare in conflitto.
La contrapposizione tra i due divenne uno degli elementi più conosciuti della cronaca criminale milanese degli anni Settanta.
Dalla rivalità all'amicizia
La relazione tra Turatello e Vallanzasca cambiò durante gli anni della detenzione.
I due, dopo essere stati rivali, si riconciliarono e svilupparono un rapporto personale molto stretto.
Il 19 luglio 1979, nel carcere di Rebibbia, Turatello fu testimone alle nozze tra Renato Vallanzasca e Giuliana Brusa.
Angelo Epaminonda e la mala milanese
Tra gli uomini legati all'ambiente criminale di Turatello emerse anche Angelo Epaminonda, conosciuto come il Tebano.
Epaminonda avrebbe successivamente assunto un ruolo centrale nella criminalità milanese, soprattutto dopo l'arresto e la detenzione di Turatello.
Le sue successive dichiarazioni come collaboratore di giustizia contribuirono a ricostruire una parte importante della storia della mala milanese e dei suoi rapporti con altri ambienti criminali.
L'arresto e il carcere
Nel 1977 Turatello venne arrestato e la sua lunga detenzione modificò gli equilibri della criminalità milanese.
Il suo allontanamento dalle strade favorì l'ascesa di altri gruppi e di altri protagonisti della mala.
Nonostante la detenzione, il nome di Turatello continuò a comparire nelle vicende criminali e nelle ricostruzioni investigative di quegli anni.
Turatello e il caso Moro
Il nome di Francis Turatello compare anche nelle indagini e nelle testimonianze riguardanti alcuni aspetti del sequestro di Aldo Moro.
Secondo dichiarazioni raccolte successivamente, nel carcere di Cuneo sarebbero circolati documenti riguardanti il sequestro Moro che avrebbero avuto Turatello come possibile destinatario.
La vicenda è stata esaminata in sede giudiziaria e parlamentare, ma deve essere distinta dai fatti direttamente accertati sul sequestro e sull'uccisione di Moro.
Le carte nel carcere di Cuneo
Il maresciallo della polizia penitenziaria Angelo Incandela raccontò di avere ricevuto indicazioni sull'esistenza nel carcere di Cuneo di involucri contenenti documenti relativi al caso Moro.
Secondo il suo racconto, quei documenti sarebbero stati destinati a Francis Turatello e uno degli involucri venne successivamente recuperato e consegnato al generale Carlo Alberto dalla Chiesa.
Incandela non ne verificò personalmente il contenuto prima della consegna: per questo la vicenda delle cosiddette carte di Moro deve essere raccontata come parte delle testimonianze e delle successive indagini.
Il trasferimento a Nuoro
Negli ultimi anni della sua vita Turatello venne detenuto in diversi istituti penitenziari.
Nel 1981 si trovava nel carcere di massima sicurezza di Badu 'e Carros, a Nuoro.
Il penitenziario ospitava in quegli anni esponenti appartenenti a differenti organizzazioni criminali, in un periodo caratterizzato da fortissime tensioni anche all'interno delle carceri.
L'omicidio di Francis Turatello
Il 17 agosto 1981 Francis Turatello venne assassinato nel carcere di Badu 'e Carros a Nuoro.
L'aggressione avvenne durante la detenzione e Turatello venne ucciso a coltellate da altri detenuti.
Per l'omicidio furono indicati e condannati uomini appartenenti all'ambiente della Nuova Camorra Organizzata, tra i quali Pasquale Barra.
Il mistero del mandante
Nel corso degli anni sono state formulate diverse ricostruzioni sulle ragioni dell'omicidio e su chi ne avesse ordinato l'esecuzione.
Il nome di Raffaele Cutolo è stato indicato in alcune ricostruzioni come possibile mandante, circostanza da lui sempre negata.
Le interpretazioni sulle motivazioni dell'omicidio hanno chiamato in causa gli equilibri tra organizzazioni criminali e i rapporti costruiti da Turatello durante la sua carriera, ma non tutte le ricostruzioni hanno raggiunto lo stesso livello di accertamento giudiziario.

