Il caso Jeanette Rothschild

Il giallo dei Sibillini: la scomparsa di Jeannette May e Gabriella Guerin

Il 29 novembre 1980, durante una tempesta di neve sui Monti Sibillini, due donne scomparvero nei dintorni di Sarnano, in provincia di Macerata. Erano Jeannette May, ex moglie del finanziere britannico Evelyn de Rothschild e per la stampa italiana «la baronessa», e Gabriella Guerin, sua segretaria e interprete. I loro resti furono trovati in un bosco quattordici mesi più tardi. Da allora il «giallo dei Sibillini» ha attraversato una prima archiviazione, un'inchiesta conclusa senza chiarire le cause della morte e una riapertura nel 2024. In mezzo, piste che hanno toccato l'arte rubata, i salotti romani e alcuni dei nomi più oscuri della cronaca italiana. Nel documentario di Italia Mistero ricostruiamo la vicenda.

Chi erano Jeannette May e Gabriella Guerin

Jeannette Bishop nacque nel Kent nel 1940. Fotomodella negli anni Sessanta, nel 1966 sposò Evelyn de Rothschild, esponente del ramo inglese della celebre famiglia di banchieri. Il matrimonio durò fino al 1971. In seguito sposò l'imprenditore Stephen May e ne prese il cognome. In Italia, però, per tutti restò «la baronessa Rothschild», un appellativo giornalistico che lei, a quanto risulta, non usava.

Gabriella Guerin era nata nel 1941 a Ronchis, in Friuli. Aveva conosciuto Jeannette in Inghilterra, dove aveva lavorato per lei come cuoca. Col tempo era diventata la sua segretaria, la sua interprete e una presenza di fiducia nei viaggi in Italia. Nel novembre 1980 le due donne erano nelle Marche per seguire la ristrutturazione di un casolare che Jeannette e il marito avevano acquistato a Schito, una frazione di Sarnano.

29 novembre 1980: la scomparsa a Sarnano

Quel sabato pomeriggio diverse persone videro le due donne in paese. Poi salirono a bordo di una Peugeot 104 scura e imboccarono la strada di montagna verso Sassotetto, mentre sui Sibillini cominciava una nevicata eccezionale. Secondo alcune ricostruzioni avevano un appuntamento legato alla casa, al quale non si presentarono. Nessuno le vide più vive. Quando il loro silenzio divenne preoccupante fu dato l'allarme. Le ricerche, ostacolate dalla neve che aveva coperto strade e sentieri, durarono settimane senza risultati.

L'auto, la neve e casa Galloppa

Il 18 dicembre 1980 un elicottero dei carabinieri individuò l'auto sotto la neve, lungo una strada di montagna. Era chiusa, in ordine e con benzina nel serbatoio. Non aveva guasti né segni di lotta, e all'interno c'erano ancora gli effetti personali delle due donne. Secondo gli investigatori era stata parcheggiata prima che la neve la coprisse.

Poco lontano sorgeva un casolare disabitato, casa Galloppa. All'interno furono trovati impronte, piatti usati con resti di cibo e le tracce di un fuoco acceso con legna e mobili. Tutto lasciava pensare che qualcuno vi avesse trovato riparo. Secondo quanto riportato dalla stampa, in una tasca di Gabriella Guerin sarebbe stata trovata una posata proveniente da quella cucina. Che cosa accadde in quella casa, e con chi, resta una delle domande centrali del caso.

Il ritrovamento di Podalla (1982)

Il 27 gennaio 1982 due cacciatori trovarono i resti delle due donne in un bosco nei pressi di Podalla, nel territorio di Fiastra, tra il lago e l'eremo di San Liberato, a decine di chilometri dal punto in cui era stata lasciata l'auto. Le ossa erano disperse e danneggiate dagli animali selvatici. Accanto c'erano indumenti e borse. La prima autopsia concluse che le donne erano morte sul posto, senza segni evidenti di violenza. Altri accertamenti tecnici sul terreno fecero invece ipotizzare che i corpi vi fossero stati portati dopo la morte. Non fu possibile ripetere gli esami su Jeannette, che era stata cremata in Gran Bretagna. Nel 2006 l'identità di Gabriella Guerin fu confermata definitivamente con l'analisi del DNA.

Le indagini: dall'assideramento all'inchiesta Iacoboni

La prima ipotesi fu quella più semplice: due donne sorprese dalla tormenta, morte di freddo dopo essersi perse. Su questa base, nel dicembre 1982, il caso fu archiviato. Il marito di Jeannette non accettò mai questa conclusione, e nemmeno le famiglie.

Il fascicolo fu riaperto dal giudice istruttore Alessandro Iacoboni, che per anni seguì ogni filo, anche all'estero. Nel 1989 l'inchiesta si concluse senza accertare le cause della morte delle due donne. Nella sentenza, secondo quanto riportato dalla stampa, il giudice scrisse che la prova dell'omicidio non esisteva, ma che non era stata raggiunta neppure quella della morte accidentale. Una conclusione aperta, che elencava anomalie mai spiegate e lasciava il caso sospeso tra l'incidente e il delitto.

Christie's, Vaccari e le altre piste

Nel corso degli anni il giallo dei Sibillini si è intrecciato con altre vicende, senza che nessun collegamento sia mai stato provato.

Il 30 novembre 1980, il giorno dopo la scomparsa, la sede romana della casa d'aste Christie's subì un furto. Alcuni telegrammi legati alle due vicende sembrarono collegarle, ma le verifiche non portarono a nulla. Nel settembre 1982 a Londra fu ucciso l'antiquario romano Sergio Vaccari, che aveva tra i suoi contatti anche Jeannette. Il giudice Iacoboni escluse però un legame con la morte delle due donne. Nelle cronache comparvero anche i nomi del banchiere Roberto Calvi e della Banda della Magliana, ma senza riscontri giudiziari. Un ex ufficiale dei carabinieri ha raccontato che il rapinatore Valerio Viccei gli promise rivelazioni sul caso, mai arrivate.

Alcune ipotesi sono state escluse dagli inquirenti, come quella di una rapina finita male compiuta da due uomini sardi, proposta nel 1982 da giornalisti britannici. L'idea che le due donne fossero ancora vive è stata smentita dall'identificazione dei resti. Altre restano aperte e non provate, a cominciare da un sequestro a scopo di estorsione finito male, oggi la pista più citata dalla stampa. C'è infine il legame con il caso Orlandi sostenuto da Marco Fassoni Accetti, una dichiarazione mai riscontrata. Restano teorie, non fatti accertati.

La riapertura del 2024 e la relazione del ROS

Nel novembre 2024, a quarantaquattro anni dai fatti, la Procura di Macerata ha riaperto il fascicolo per duplice omicidio, affidando gli accertamenti ai carabinieri del ROS di Roma. Gli investigatori hanno riletto gli atti e riascoltato i testimoni ancora in vita, tra cui persone che quel giorno transitarono nella zona. Nel 2025 la stampa ha riferito di intercettazioni in cui alcuni anziani testimoni, prima di essere interrogati, si sarebbero accordati per continuare a tacere. Negli interrogatori avrebbero prevalso i «non ricordo», nonostante le contraddizioni rilevate dagli investigatori. La relazione conclusiva del ROS è stata depositata in procura nell'autunno 2025, senza indagati. Il procuratore ha indicato l'archiviazione come esito possibile. Secondo le notizie disponibili, il caso resta un duplice mistero, senza una ricostruzione giudiziaria definitiva delle cause della morte.

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