La vita di Pietro Pacciani

Dal delitto della Tassinaia alla morte

Pietro Pacciani è l'uomo che per anni l'opinione pubblica ha identificato con il Mostro di Firenze. Contadino del Mugello ed ex partigiano, nel 1951 era stato condannato per un omicidio. Decenni dopo fu processato per i duplici delitti delle campagne fiorentine: condannato all'ergastolo in primo grado, poi assolto in appello, morì prima che si celebrasse il nuovo processo disposto dalla Cassazione. Non è mai stato condannato in via definitiva per quei delitti. Nel documentario di Italia Mistero ripercorriamo la sua storia.

1. Le origini nel Mugello

Pietro Pacciani nacque nel 1925 a Vicchio, nel Mugello, in una famiglia di agricoltori, e crebbe nel mondo contadino dell'Appennino toscano. Durante la guerra partecipò alla Resistenza come partigiano. In paese lo chiamavano «Vampa», per il carattere irascibile.

2. Il delitto della Tassinaia (1951)

Nell'aprile 1951, nella zona della Tassinaia, nel territorio di Vicchio, Pacciani sorprese la fidanzata, allora sedicenne, con Severino Bonini e lo uccise. Fu condannato per omicidio e tornò in libertà nel 1964. Quarant'anni più tardi quel precedente divenne uno degli elementi su cui gli inquirenti costruirono il suo profilo.

3. Famiglia, Mercatale e la condanna del 1987

Dopo la scarcerazione si sposò ed ebbe due figlie. Si stabilì poi a Mercatale Val di Pesa, nel comune di San Casciano, dove continuò a lavorare la terra. Nel 1987 fu arrestato e poi condannato per violenze sessuali nei confronti delle figlie, e rimase detenuto fino al 1991. Proprio durante questa detenzione il suo nome cominciò a pesare nelle indagini sul Mostro di Firenze.

4. Il nome entra nell'inchiesta (1985–1991)

Una prima segnalazione era arrivata già nel 1985. Pochi giorni dopo il duplice omicidio degli Scopeti, una lettera anonima indicò Pacciani agli inquirenti, ma la perquisizione di allora non diede risultati. Il suo nome tornò d'attualità nel 1991, quando la Squadra Anti Mostro, incrociando i dati raccolti negli anni, lo individuò tra i possibili sospettati. Pesavano il precedente per omicidio, i legami con le zone dei delitti e alcuni scritti e materiali che gli appartenevano. Erano indizi e non prove, ma bastarono a concentrare su di lui l'attenzione degli investigatori.

5. La perquisizione e l'arresto (1992–1993)

Il 29 aprile 1992, durante una lunga perquisizione nell'orto di Mercatale, fu trovata una cartuccia calibro 22 non esplosa, marca Winchester con la lettera H sul fondello: lo stesso tipo di munizioni usato nei delitti. La sua genuinità è stata contestata da perizie successive e resta uno dei punti più discussi della vicenda. Furono acquisiti anche un blocco da disegno di fabbricazione tedesca e un portasapone, che secondo l'accusa provenivano dalle vittime del delitto di Giogoli. Anche questi collegamenti furono oggetto di contestazione. Il 17 gennaio 1993 Pacciani fu arrestato con l'accusa di essere l'autore dei duplici omicidi.

6. Il processo e l'ergastolo in primo grado (1994)

Il processo davanti alla Corte d'Assise di Firenze si aprì il 19 aprile 1994. Il 1° novembre 1994 la Corte condannò Pacciani all'ergastolo per sette degli otto duplici omicidi, escludendo quello di Signa del 1968. Nelle motivazioni i giudici ritenevano che non avesse agito da solo: un'indicazione che avrebbe orientato la fase successiva dell'inchiesta.

7. L'assoluzione e l'annullamento in Cassazione (1996)

Il 13 febbraio 1996 la Corte d'Assise d'Appello di Firenze lo assolse «per non aver commesso il fatto», accogliendo la richiesta dello stesso procuratore generale, Piero Tony, e Pacciani tornò in libertà. Durante l'appello la Corte non aveva ammesso l'audizione di nuovi testimoni indicati dall'accusa. Il 12 dicembre 1996 la Cassazione accolse il ricorso della Procura, annullò l'assoluzione e dispose un nuovo processo d'appello. Nel frattempo l'inchiesta si era allargata ai cosiddetti «compagni di merende», una vicenda ricostruita nella pagina principale sul Mostro di Firenze.

8. La morte e una verità processuale mai definita (1998)

Il 22 febbraio 1998, prima che il nuovo processo d'appello potesse aprirsi, Pacciani fu trovato morto nella sua casa di Mercatale. L'autopsia attribuì la morte a un'insufficienza cardiaca. Gli accertamenti tossicologici disposti dalla Procura trovarono un farmaco antiasmatico poco adatto a un cardiopatico, senza poter escludere del tutto altre ipotesi. Nessuna è mai stata provata. Con la sua morte il procedimento si è chiuso senza una sentenza definitiva: sul piano giudiziario Pacciani non è mai stato riconosciuto colpevole dei delitti del Mostro di Firenze e non può esserne indicato come l'autore accertato.

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