Antonio Spavone
'o Malommo
Antonio Spavone, detto 'o Malommo, fu uno dei protagonisti della camorra napoletana del dopoguerra: dalla vecchia guapperia al confronto con Raffaele Cutolo, passando per il carcere, l'alluvione di Firenze e la grazia concessa dal presidente Giuseppe Saragat.
Chi era Antonio Spavone
Antonio Spavone nacque a Napoli il 15 maggio 1926, figlio di un pescatore. Il soprannome 'o Malommo era già appartenuto al fratello Carmine e al nonno Ciro.
Spavone divenne una delle figure più conosciute della malavita napoletana del dopoguerra, in una fase precedente alla nascita delle grandi organizzazioni camorristiche che avrebbero caratterizzato gli anni Settanta e Ottanta. Il Catalogo generale dei Beni culturali lo definisce uno dei più noti capi della camorra precutoliana.
L'omicidio di Giovanni Mormone e il carcere
Nel 1945 il fratello Carmine era stato ucciso da Giovanni Mormone. Nello stesso anno, durante il banchetto di nozze della sorella Maria a Marechiaro, Antonio Spavone uccise Mormone a coltellate.
Dopo un periodo di latitanza venne arrestato e iniziò una lunga esperienza nelle carceri italiane. Il suo nome acquistò progressivamente grande peso negli ambienti della malavita napoletana e carceraria.
Fu proprio in carcere che la sua storia finì per incrociarsi con quella di un giovane destinato a trasformare profondamente la camorra: Raffaele Cutolo.
La sfida di Raffaele Cutolo
Secondo diverse ricostruzioni, durante la detenzione a Poggioreale Cutolo sfidò Spavone a un duello con il coltello.
Spavone non si presentò alla sfida. L'episodio contribuì ad accrescere il prestigio di Cutolo tra i detenuti e sarebbe diventato uno dei racconti più conosciuti della sua ascesa criminale.
I due uomini rappresentavano generazioni differenti. Spavone proveniva dal mondo della vecchia guapperia napoletana; Cutolo avrebbe invece costruito negli anni Settanta la Nuova Camorra Organizzata, fondata su una struttura gerarchica, affiliazioni e un forte reclutamento nelle carceri.
L'alluvione di Firenze e la grazia di Saragat
Negli anni Sessanta Spavone era detenuto nel carcere delle Murate di Firenze.
Il 4 novembre 1966, durante la devastante alluvione che colpì la città, l'acqua invase anche il penitenziario. Le ricostruzioni dell'epoca attribuiscono a Spavone il salvataggio di tre detenuti, due agenti di custodia e della figlia del direttore del carcere.
Il comportamento tenuto durante l'emergenza ebbe conseguenze eccezionali sulla sua vicenda giudiziaria.
Nel 1967 il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat gli concesse la grazia e Spavone tornò in libertà.
L'omicidio di Gennaro Ferrigno
Il 5 marzo 1971 Antonio Spavone uccise Gennaro Ferrigno, con il quale aveva avuto rapporti personali e d'affari. Spavone sostenne di aver sparato per legittima difesa.
La vicenda diede origine a un lungo e complesso iter giudiziario. Assolto in primo grado per legittima difesa, nel gennaio 1978 Spavone venne condannato in appello a 28 anni di reclusione per omicidio volontario.
Nel 1979 la Cassazione annullò la condanna per un vizio di citazione. Il procedimento proseguì e il 26 gennaio 1984 la seconda sezione della Corte d'Assise d'appello di Napoli assolse nuovamente Spavone dall'accusa di omicidio, riconoscendo la legittima difesa. Per il reato di porto d'arma da fuoco non si procedette perché nel frattempo era intervenuta la prescrizione.
L'agguato del 1976
Il 29 aprile 1976 Spavone rimase gravemente ferito in un agguato. I colpi lo raggiunsero al volto, provocandogli ferite che resero necessari numerosi interventi di chirurgia ricostruttiva, anche all'estero.
Sull'identità dei mandanti sono state avanzate negli anni ricostruzioni differenti. L'attentato è stato inserito nel contesto delle tensioni che stavano trasformando la criminalità campana, ma la responsabilità dei mandanti non può essere presentata come definitivamente accertata.
Spavone sopravvisse e continuò a essere una figura conosciuta negli ambienti criminali napoletani mentre la Campania entrava nella stagione dello scontro tra la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e i clan che le si opponevano.
Spavone e la guerra contro la NCO
All'inizio degli anni Ottanta il suo nome comparve nelle indagini riguardanti la Nuova Famiglia, il fronte criminale contrapposto alla NCO.
Nel marzo 1984 Spavone fu arrestato durante un'importante operazione contro la Nuova Famiglia. Nel novembre 1985 venne condannato in primo grado a nove anni di reclusione per associazione di stampo camorristico.
La vicenda giudiziaria proseguì negli anni successivi. Nel 1986 fu assolto in appello per insufficienza di prove dall'accusa di appartenenza alla Nuova Famiglia; nel 1988 la Cassazione confermò l'assoluzione.
Per questo motivo il rapporto di Spavone con la Nuova Famiglia deve essere distinto tra le accuse formulate nei suoi confronti e ciò che venne effettivamente accertato in sede giudiziaria.
Il processo collegato all'omicidio di Giuseppe Salvia
Il nome di Spavone compare anche in uno stralcio del procedimento relativo all'omicidio di Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale assassinato nel 1981.
Spavone non era imputato dell'omicidio.
L'accusa nei suoi confronti riguardava invece il favoreggiamento personale di Mario Incarnato, appartenente alla Nuova Camorra Organizzata e coinvolto nell'omicidio Salvia. Secondo l'accusa, Spavone aveva contribuito a procurargli un falso alibi attraverso una certificazione medica.
In primo grado Spavone venne condannato a un anno e sei mesi. Il 12 marzo 1990, nel giudizio d'appello, la Corte dichiarò non doversi procedere perché il reato era estinto per prescrizione.
Gli ultimi anni e la morte
Antonio Spavone morì a Napoli il 5 maggio 1993, all'età di 66 anni, pochi giorni prima di compierne 67. Le cronache dell'epoca attribuirono la morte a un tumore.
Con Spavone si chiudeva simbolicamente una lunga stagione della criminalità napoletana. La sua vicenda attraversa il mondo della vecchia guapperia, l'affermazione di Cutolo e della NCO e infine la guerra che contrappose quest'ultima ai gruppi riuniti nella Nuova Famiglia.
La sua biografia permette così di seguire la trasformazione della camorra napoletana nel corso di quasi cinquant'anni: da un sistema nel quale il prestigio criminale era fortemente legato alla figura individuale del guappo alle organizzazioni strutturate e militarizzate che segnarono gli anni Settanta e Ottanta.
Storie e biografie collegate
Antonio Spavone, foto
Documenti
Rassegna stampa storica su Antonio Spavone: articoli e pagine di giornale raccolti tra gli anni Settanta e Novanta.

