Edoardo Toscano

L'operaietto

Edoardo Toscano, detto «l'Operaietto», è stato uno dei membri del nucleo storico della Banda della Magliana. Rapinatore romano evaso da Regina Coeli nel 1975 insieme a Nicolino Selis, entrò nella batteria di Ostia e Acilia guidata dal «Sardo» e, secondo le ricostruzioni giudiziarie, acquistò presto un ruolo di primo piano come uno degli uomini d'azione della Banda. Il suo nome è legato ad alcuni dei passaggi più cruenti della storia del gruppo, a partire dall'eliminazione dello stesso Selis, raccontata dal collaboratore Maurizio Abbatino. Tornato libero nel febbraio 1989, fu ucciso a Ostia il 16 marzo dello stesso anno: un delitto rimasto ufficialmente senza colpevoli.

Origini e soprannome

Edoardo Toscano nacque a Roma il 10 ottobre 1953. Sul quartiere in cui crebbe le fonti non coincidono: alcune ricostruzioni lo collocano nella zona di Val Melaina, mentre l'inchiesta pubblicata da Spazio70 indica il Trullo.

Anche sull'origine del soprannome esistono versioni diverse. Secondo una ricostruzione, «l'Operaietto» nacque dai suoi inizi come apprendista idraulico, quando girava con un borsone pieno di attrezzi; secondo altre fonti, il nomignolo alludeva invece alla sua capacità di arrangiarsi e di svolgere qualsiasi lavoro.

La sua carriera criminale cominciò presto: fu segnalato per furto a diciotto anni e, nel 1975, venne arrestato per rapina e tentato omicidio.

L'evasione da Regina Coeli e la batteria di Selis

L'11 novembre 1975 Toscano evase dal carcere di Regina Coeli insieme a undici detenuti. Tra loro c'erano Nicolino Selis, detto «il Sardo», e Giuseppe Magliolo: un incontro destinato a segnare il resto della sua vita.

Dopo la fuga entrò nella batteria guidata da Selis, attiva soprattutto tra Ostia e Acilia. Secondo l'inchiesta di Spazio70, Toscano gestiva lo spaccio di stupefacenti in quelle zone insieme a Selis, Giovanni Girlando e altri.

Era legato anche a Maurizio Abbatino e a Franco Giuseppucci, i principali esponenti del gruppo della Magliana con cui la batteria di Selis avrebbe presto unito le forze.

Nel nucleo storico della Banda della Magliana

Alla fine degli anni Settanta il gruppo di Selis si unì ai «maglianesi» di Giuseppucci e Abbatino e ai «testaccini» di Enrico De Pedis e Danilo Abbruciati. Da quell'alleanza nacque il nucleo storico della Banda della Magliana, che per oltre un decennio avrebbe controllato una parte rilevante della criminalità romana.

Le ricostruzioni giudiziarie e giornalistiche attribuiscono a Toscano un ruolo di primissimo piano, legato soprattutto alla sua disponibilità all'azione armata. Non era un capo nel senso di Giuseppucci o De Pedis, ma uno degli uomini su cui la Banda contava nei momenti decisivi.

Gran parte di ciò che sappiamo sul suo ruolo deriva però dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare di Maurizio Abbatino, e dagli atti dei processi che ne seguirono: un elemento da tenere presente nel leggere i fatti che gli vengono attribuiti.

Grazioli, Nicolini, Carozzi: i primi fatti di sangue attribuiti

Secondo le ricostruzioni fondate sul racconto di Abbatino, Toscano partecipò al sequestro del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, rapito il 7 novembre 1977 e poi ucciso. Il riscatto, circa due miliardi di lire, sarebbe stato reinvestito nelle attività della Banda.

Il 25 luglio 1978 fu ucciso all'ippodromo di Tor di Valle Franco Nicolini, detto «Franchino er Criminale», figura dominante delle scommesse clandestine. Le ricostruzioni indicano come esecutori Giovanni Piconi e lo stesso Toscano.

Il 27 agosto 1978 fu la volta di Sergio Carozzi, commerciante di Ostia che aveva denunciato Selis per estorsione. Anche in questo caso è Abbatino, nelle sue dichiarazioni, a indicare Toscano come l'uomo che sparò.

La rottura con Nicolino Selis

Con il passare del tempo i rapporti tra Selis e il resto della Banda si deteriorarono. Secondo il racconto di Abbatino, il punto di rottura fu una partita di eroina: Selis avrebbe concordato con fornitori siciliani tre chili da dividere a metà tra i due gruppi, per poi decidere una spartizione diversa, due chili ai suoi uomini e uno agli altri.

Abbatino racconta di aver mostrato a Toscano una lettera di Selis su quella divisione e che Toscano la lesse come un tradimento da «chiarire». Il 3 febbraio 1981 Selis fu attirato in una villa ad Acilia con il pretesto di una riconciliazione: secondo Abbatino, fu lui a sparare per primo, con una pistola nascosta in una scatola di cioccolatini, e Toscano esplose altri due colpi. Il corpo fu sepolto lungo l'argine del Tevere.

Il 25 novembre 1981, sempre secondo le ricostruzioni, Toscano uccise anche Giuseppe Magliolo, l'uomo di fiducia di Selis evaso con loro nel 1975, che avrebbe voluto vendicare il suo capo.

La vendetta per Giuseppucci

Nel settembre 1980 Franco Giuseppucci era stato ucciso a Trastevere. La Banda attribuì il delitto al clan dei Proietti e ne seguì una lunga serie di omicidi di ritorsione, nei quali le ricostruzioni assegnano a Toscano un ruolo di primo piano.

Tra gli episodi che gli vengono attribuiti ci sono l'uccisione di Orazio Benedetti, vicino ai Proietti, in una sala giochi di via del Rubicone il 23 gennaio 1983, e lo strangolamento di Raffaele Caruso, compiuto nello stesso periodo insieme a Claudio Sicilia.

Il 10 febbraio 1983, secondo le stesse fonti, Toscano e Vittorio Carnovale uccisero Angelo De Angelis, accusato di aver trattenuto una partita di cocaina; il corpo fu ritrovato il 24 febbraio nel bagagliaio di un'auto semicarbonizzata vicino a Grottaferrata.

L'arresto del 1983 e il carcere

Nella primavera del 1983, dopo le dichiarazioni del collaboratore Fulvio Lucioli, Toscano e Abbatino furono arrestati nelle loro abitazioni sulla Laurentina. Fu l'inizio di un lungo periodo di detenzione.

Secondo l'inchiesta di Spazio70, nel giugno 1986 Toscano fu condannato a vent'anni per associazione per delinquere, omicidi e traffico di stupefacenti, nonostante il pubblico ministero avesse chiesto l'ergastolo. Nello stesso periodo, durante il processo a piazzale Clodio, De Pedis gli avrebbe offerto la possibilità di evadere: Toscano rifiutò temendo una trappola, mentre l'offerta fu accettata da Vittorio Carnovale.

Anni dopo, l'ordinanza di rinvio a giudizio nata dalle rivelazioni di Abbatino lo avrebbe descritto come partecipe di un'associazione di tipo mafioso, con responsabilità nel traffico di eroina e cocaina, nel porto d'armi e in delitti contro la persona e il patrimonio.

1989: la scarcerazione e una Banda divisa

Nel febbraio 1989 Toscano tornò libero: le fonti indicano il 10 o il 13 febbraio. Secondo Spazio70, la scarcerazione avvenne nonostante la Corte d'appello ne avesse ribadito la pericolosità sociale; tornò a vivere con la famiglia in una villetta all'Olgiata, con il divieto di espatrio e l'obbligo di firma.

La Banda che ritrovò non era più quella degli inizi. Secondo l'ordinanza di rinvio a giudizio, il gruppo era ormai segnato da una frattura insanabile, per invidie e questioni di denaro, e i testaccini di De Pedis avevano consolidato il proprio predominio.

Nella stessa ricostruzione, Toscano avrebbe tentato di riorganizzare le fila del vecchio sodalizio, trovandosi però di fronte proprio De Pedis e il suo gruppo.

L'agguato di Ostia del 16 marzo 1989

Il 16 marzo 1989, poco più di un mese dopo la scarcerazione, Toscano fu ucciso a Ostia, in viale della Marina, davanti al panificio di Bruno Tosoni, a cui aveva affidato una somma di denaro. Secondo Spazio70, l'agguato avvenne tra le 11.30 e le 11.45.

Fu colpito da tre proiettili, alla testa e al torace, e morì sul colpo. I sicari agirono in moto, ma sulla dinamica le versioni divergono: secondo una ricostruzione erano due uomini con il casco, mentre l'inchiesta di Spazio70 parla di un killer a volto scoperto, sceso da una Honda poi abbandonata in via degli Aldobrandini, e di un complice alla guida.

Mandanti senza processo

La Squadra mobile ipotizzò una resa dei conti tra testaccini e maglianesi e indicò in De Pedis il mandante. Secondo le dichiarazioni della collaboratrice Fabiola Moretti, rese nell'estate 1994, De Pedis avrebbe deciso di ucciderlo perché altrimenti sarebbe stato ucciso lui, offrendo a Tosoni cinquanta milioni per attirarlo nell'agguato; come esecutori sono stati indicati Angelo Cassani, detto «Ciletto», e Libero Angelico, detto «Rufetto».

Quella ricostruzione si fonda però su dichiarazioni di collaboratori, tra cui anche Claudio Sicilia, che l'inchiesta di Spazio70 considera fragili e in parte contraddittorie. Nessuno è mai stato condannato per l'omicidio di Edoardo Toscano, che risulta ufficialmente senza colpevoli.

Meno di un anno dopo, il 2 febbraio 1990, De Pedis fu ucciso in via del Pellegrino, vicino a Campo de' Fiori: un delitto che diverse ricostruzioni collegano alla stagione di vendette aperta dalla morte dell'Operaietto. La figura di Toscano ha poi ispirato il personaggio di Scrocchiazeppi in «Romanzo criminale» di Giancarlo De Cataldo.

Storie e biografie collegate

Edoardo Toscano, foto