Nicolino Selis

Il sardo

Nicolino Selis, detto «il Sardo», fu una delle figure di riferimento della criminalità romana degli anni Settanta. Nato in Sardegna e cresciuto sul litorale di Ostia, si affermò giovanissimo nella malavita della zona sud della capitale. Le ricostruzioni giudiziarie e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia lo indicano tra i protagonisti dell'alleanza tra gruppi criminali da cui nacque la Banda della Magliana, e come un uomo legato a Raffaele Cutolo e alla Nuova Camorra Organizzata. I contrasti con gli altri capi della Banda segnarono la sua parabola: il 3 febbraio 1981 Selis scomparve e, secondo il racconto dei collaboratori, fu ucciso dai suoi stessi compagni. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Le origini, dalla Sardegna a Ostia

Nicolino Selis nacque nel 1952 a Siniscola, in provincia di Nuoro. Ancora ragazzo si trasferì con la famiglia sul litorale romano, a Ostia, dove trascorse gli anni della formazione.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, iniziò molto presto con furti e rapine, conquistando in breve tempo una posizione di rilievo tra i giovani della malavita locale.

Le fonti lo descrivono, insieme al fratello Fabrizio, come una figura di spicco della criminalità del litorale già nella prima metà degli anni Settanta.

Il carcere e il progetto di un'organizzazione romana

Secondo la requisitoria del pubblico ministero Luigi De Ficchy, depositata nel 1984, nel 1975 Selis fu arrestato con l'accusa di tentato omicidio plurimo, furto e altri reati.

Durante la detenzione nel carcere di Regina Coeli, secondo quanto raccontato dal collaboratore di giustizia Antonio Mancini, Selis manifestò l'intenzione di creare a Roma un'organizzazione criminale sul modello di quella che Raffaele Cutolo stava costruendo a Napoli.

Sempre secondo la requisitoria, tra il gennaio e l'agosto del 1976 Selis fu a capo di un gruppo dedito alle rapine a mano armata.

Il legame con Raffaele Cutolo

Il rapporto con Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, è uno degli aspetti più citati della biografia di Selis. I due si conobbero in ambiente carcerario, dove tra loro nacque un legame personale.

Secondo ricostruzioni giornalistiche basate anche sul racconto dello stesso Cutolo, dopo l'evasione del boss campano dal manicomio giudiziario di Aversa, nel febbraio 1978, i due si incontrarono e strinsero un accordo che avrebbe fatto di Selis un punto di riferimento cutoliano a Roma.

Secondo le dichiarazioni di Maurizio Abbatino, proprio la vicinanza di Selis alla camorra cutoliana fu percepita dagli altri capi della Banda come una minaccia per la loro autonomia.

L'alleanza con Giuseppucci e la nascita della Banda

Nella seconda metà degli anni Settanta il gruppo di Selis, radicato tra Ostia e Acilia, entrò in contatto con altre formazioni criminali romane: quella legata a Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino e quella dei cosiddetti Testaccini, di cui facevano parte Enrico De Pedis e Danilo Abbruciati.

Tra gli uomini vicini a Selis le ricostruzioni indicano, tra gli altri, Antonio Mancini, Edoardo Toscano, Vittorio Carnovale e Libero Mancone.

Dall'alleanza tra questi gruppi, con l'obiettivo di gestire in modo autonomo le attività illecite ed escludere dal territorio bande di altra provenienza, nacque il nucleo storico di quella che sarebbe stata chiamata Banda della Magliana.

L'omicidio di Franco Nicolini

Uno dei primi episodi che segnarono la nuova alleanza fu l'omicidio di Franco Nicolini, che controllava le scommesse clandestine all'ippodromo di Tor di Valle.

Il 25 luglio 1978 Nicolini fu ucciso nel parcheggio dell'ippodromo da un gruppo di sette persone. La sua eliminazione permise alla Banda di subentrare nel controllo di un'importante fonte di guadagno.

Secondo le dichiarazioni di Maurizio Abbatino, all'origine della richiesta di Selis vi erano anche vecchi contrasti personali con Nicolini, risalenti a una comune detenzione a Regina Coeli.

Il ruolo nella Banda tra Ostia e Acilia

Nella fase di espansione della Banda, Selis viene indicato dalle ricostruzioni come uno dei capi riconosciuti dell'organizzazione.

La componente a lui legata si occupava della gestione del territorio e dello spaccio di stupefacenti nell'area di Ostia e Acilia.

Le fonti attribuiscono il suo peso all'interno dell'organizzazione sia al controllo di questo gruppo sia ai legami con l'ambiente cutoliano, che gli garantivano rapporti esterni alla criminalità romana.

La detenzione e le prime tensioni

All'inizio degli anni Ottanta Selis si trovava internato in un manicomio giudiziario, da dove continuava a mantenere i contatti con i suoi uomini.

Secondo le ricostruzioni basate sulle dichiarazioni dei collaboratori, in questo periodo inviava all'esterno messaggi con cui rivendicava una parte dei proventi delle attività illecite e il comando del gruppo di Acilia.

Le sue pretese furono contestate da Edoardo Toscano e crearono tensioni con il gruppo di Maurizio Abbatino, in una fase resa delicata anche dall'uccisione di Franco Giuseppucci, avvenuta nel settembre 1980.

La spartizione dell'eroina e la rottura

Secondo il racconto di Abbatino, a far precipitare la situazione fu una partita di tre chili di eroina ottenuta da Selis grazie ai contatti con ambienti siciliani.

L'accordo prevedeva una divisione a metà con il gruppo di Abbatino, ma Selis avrebbe disposto di assegnarne due chili ai propri uomini e uno soltanto agli altri. Una sua lettera con queste indicazioni, mostrata da Toscano ad Abbatino, sarebbe stata considerata la prova di un tradimento.

Nelle dichiarazioni rese negli anni Novanta, Abbatino descrisse Selis come un uomo che pretendeva di dettare legge e di cambiare le regole della Banda. Fu a quel punto, secondo questa ricostruzione, che si decise di eliminarlo.

L'omicidio di Nicolino Selis

Il 3 febbraio 1981 Selis, uscito dal manicomio giudiziario con un permesso, si presentò a un appuntamento nei pressi della vecchia Fiera di Roma, sulla via Cristoforo Colombo, accompagnato dal cognato Antonio Leccese. L'incontro gli era stato presentato come un'occasione di chiarimento.

Secondo le dichiarazioni dei collaboratori, all'appuntamento erano presenti diversi esponenti della Banda e Selis fu poi ucciso ad Acilia. Abbatino indicò sé stesso ed Edoardo Toscano come esecutori materiali; alcune ricostruzioni giornalistiche riportano versioni in parte diverse sui partecipanti.

Secondo lo stesso racconto, il corpo fu sepolto lungo l'argine del Tevere. Non è mai stato ritrovato.

Le conseguenze della scomparsa

Lo stesso giorno fu ucciso anche Antonio Leccese, che aveva visto Selis allontanarsi con chi lo avrebbe ucciso. Secondo le ricostruzioni, l'omicidio sarebbe stato commesso da Danilo Abbruciati, Enrico De Pedis e Antonio Mancini.

La scomparsa di Selis provocò reazioni tra gli uomini a lui vicini. Giuseppe Magliolo, ritenuto suo uomo di fiducia, chiese spiegazioni dal carcere e, secondo le ricostruzioni, intendeva vendicarne la morte. Fu ucciso il 25 novembre 1981; l'omicidio è stato attribuito a Edoardo Toscano.

La figura del Sardo è entrata in seguito nell'immaginario collettivo attraverso il libro «Romanzo criminale» di Giancarlo De Cataldo e le sue trasposizioni per il cinema e la televisione, dove ispirò il personaggio del Sardo.

Storie e biografie collegate

Nicolino Selis, foto