Joe Adonis

Giuseppe Antonio Doto (Montemarano, 1902 – Ancona, 1971)

Nato in Irpinia e cresciuto a Brooklyn, Giuseppe Antonio Doto divenne noto come Joe Adonis negli anni del Proibizionismo. Vicino a Lucky Luciano, Frank Costello e Meyer Lansky, nel 1951 fu indicato dal Comitato Kefauver del Senato americano come uno dei capi della malavita della costa orientale. Negli Stati Uniti fu condannato per gioco d'azzardo e falsa testimonianza sulla propria nascita. Nel 1956 lasciò il Paese in base a un accordo con la giustizia federale e tornò in Italia. Qui visse tra Lazio, Valle d'Aosta e Milano, sorvegliato dalla polizia e sospettato di traffici internazionali mai provati in giudizio. Morì ad Ancona nel 1971, durante il soggiorno obbligato.

Documentario: Joe Adonis (Giuseppe Doto)

Il documentario e le fonti

Il documentario di Italia Mistero del 2020 ripercorre la vita di Joe Adonis dalla nascita a Montemarano agli ultimi mesi nelle Marche. La ricerca successiva sui documenti parlamentari e sulla stampa dell'epoca permette di precisare alcuni punti. La partenza del 1956 non fu un'espulsione eseguita con la forza: Adonis accettò di lasciare gli Stati Uniti in cambio della sospensione di una pena per falsa testimonianza. Nel 1971 non fu arrestato, ma sottoposto dal Tribunale di Milano a una misura di prevenzione, il soggiorno obbligato. Non morì durante un interrogatorio: fu ricoverato nell'ospedale di Ancona e vi morì il 26 novembre 1971. I presunti legami con Michele Sindona e Francis Turatello, così come il traffico di preziosi, non trovano riscontro in documenti verificabili. Anche alcune frasi attribuite al senatore Kefauver non compaiono nei rapporti consultati. Il traffico di stupefacenti rimase un sospetto investigativo, senza condanne. La biografia che segue distingue i fatti documentati dalle accuse e dalle ricostruzioni giornalistiche.

Biografia

1. Da Montemarano a Brooklyn

Giuseppe Antonio Doto nacque il 22 novembre 1902 a Montemarano, in provincia di Avellino. La data e il luogo furono accertati dal governo federale americano nel 1953, durante il procedimento per la sua espulsione. I biografi indicano come genitori Michele Doto e Maria De Vito.

La famiglia emigrò negli Stati Uniti quando Giuseppe era ancora bambino. Le fonti non concordano sull'anno: la stampa americana degli anni Cinquanta indica il 1909, altre ricostruzioni parlano di una partenza nei primi mesi di vita e di un primo periodo a Passaic, nel New Jersey. I Doto si stabilirono comunque a Brooklyn, dove Giuseppe crebbe.

Per gran parte della sua vita americana Adonis sostenne di essere nato a Passaic, e quindi di essere cittadino statunitense. Questa affermazione, come si vedrà, sarebbe stata all'origine della sua uscita dagli Stati Uniti.

2. Il nome «Adonis» e gli anni del Proibizionismo

Negli anni Venti Doto cominciò a farsi chiamare Joe Adonis. L'origine del soprannome è incerta. Secondo un racconto tradizionale, ripreso anche nel documentario, glielo avrebbe suggerito una ballerina delle Ziegfeld Follies; altre versioni lo legano alla cura che aveva per il proprio aspetto. Nessuna di queste storie è documentata.

Le biografie concordano nel collocarlo, durante il Proibizionismo, nel contrabbando di alcolici a Brooklyn, nella cerchia di Charles «Lucky» Luciano, Meyer Lansky e Benjamin «Bugsy» Siegel. Si tratta di una ricostruzione storica condivisa, non di fatti accertati in un processo: per quegli anni non risultano condanne a suo carico. La sua base operativa sarebbe stata un ristorante di Brooklyn.

3. Il 1931 e la nuova mafia americana

Nel 1930–1931 la guerra castellammarese contrappose a New York i gruppi di Joe Masseria e Salvatore Maranzano. Adonis militava nello schieramento di Masseria, nel quale si trovava anche Luciano.

Il 15 aprile 1931 Masseria fu ucciso in un ristorante di Coney Island. Secondo diversi autori Adonis fu tra gli uomini che prepararono o eseguirono l'agguato, insieme a Vito Genovese, Albert Anastasia e Bugsy Siegel. Per quell'omicidio, però, nessuno fu mai incriminato: la partecipazione di Adonis resta una ricostruzione, non un fatto giudiziario.

Dopo la morte di Maranzano, nel settembre 1931, Luciano divenne la figura centrale della nuova organizzazione di New York. Nelle ricostruzioni più diffuse Adonis è uno dei suoi uomini di fiducia, con un ruolo di collegamento verso politici, funzionari e imprenditori. La Commissione parlamentare antimafia italiana, riprendendo le indagini americane, scrisse che Adonis curava il settore delle «pubbliche relazioni» del sindacato del crimine.

4. Brooklyn, la politica e le prime accuse

Negli anni Trenta Adonis consolidò la sua presenza a Brooklyn. Le biografie gli attribuiscono contatti con politici locali e interessi in attività legali come concessionarie di automobili, trasporti e distribuzione di sigarette. Questi interessi economici sono citati di frequente, ma non tutti sono documentati con precisione.

Nel 1940 fu incriminato a Brooklyn per sequestro di persona, estorsione e lesioni, in relazione al pestaggio di due uomini, uno dei quali morì in seguito. Il 24 febbraio 1941 la procura chiese e ottenne l'archiviazione dell'accusa per insufficienza di prove. Fu un procedimento chiuso senza condanna.

Con la stretta del sindaco Fiorello La Guardia sul gioco d'azzardo a New York, Adonis spostò le sue attività nel New Jersey e si trasferì con la famiglia a Fort Lee. Nel 1932 aveva sposato Jean Montemorano, da cui ebbe quattro figli.

5. Il Comitato Kefauver e la condanna del 1951

Nel 1950–1951 il Comitato speciale del Senato americano sul crimine organizzato, presieduto da Estes Kefauver, dedicò ampio spazio ad Adonis. Nei suoi rapporti lo collocò in un «sindacato» con Frank Costello e Meyer Lansky, con interessi nelle case da gioco della Florida e del New Jersey. Le dichiarazioni dei redditi di una società di gioco del New Jersey, la G. & R. Trading Corp., mostravano che nel 1945–1946 Adonis ne aveva ricevuto la quota più alta dei profitti.

Il 12 dicembre 1950 Adonis comparve davanti al Comitato e si rifiutò di rispondere, avvalendosi del Quinto emendamento. Nel rapporto finale, il 31 agosto 1951, il Comitato lo definì «co-leader», insieme a Frank Costello, della malavita della costa orientale. È una valutazione politica e investigativa, non una sentenza.

La condanna arrivò nel New Jersey. Nel maggio 1951 Adonis e alcuni collaboratori non contestarono le accuse relative a tre sale da gioco a Lodi e Fort Lee. Il 28 maggio 1951, a Hackensack, fu condannato a una pena da due a tre anni di prigione statale.

6. La falsa nazionalità e la partenza del 1956

Mentre era in carcere, le autorità federali dimostrarono che Adonis non era nato a Passaic ma a Montemarano, e che non era mai stato naturalizzato. Il 6 agosto 1953 il Dipartimento di Giustizia ne ordinò l'espulsione verso l'Italia, contestandogli anche un rientro irregolare negli Stati Uniti dopo un viaggio a Cuba. Il 9 agosto 1953 Adonis uscì di prigione, mentre l'ordine di espulsione restava sospeso in attesa del ricorso.

Le dichiarazioni sulla sua nascita gli costarono procedimenti per falsa testimonianza. Secondo la stampa dell'epoca, nel novembre 1955 il giudice federale Walter M. Bastian accettò di sospendere la pena a condizione che Adonis lasciasse il Paese. Restavano anche debiti con il fisco americano per gli anni dal 1946 al 1951.

Il 3 gennaio 1956 Adonis s'imbarcò a New York sul transatlantico Conte Biancamano. La stampa americana parlò di una partenza «volontaria»: fu, in realtà, l'esito di un accordo che gli evitava il carcere. La moglie e i figli rimasero a Fort Lee.

7. Gli anni italiani

Adonis sbarcò a Genova a metà gennaio 1956, secondo la stampa del tempo; la Commissione antimafia colloca invece il suo arrivo nel febbraio 1956. Alla fine di gennaio visitò il paese natale, Montemarano.

La Commissione parlamentare antimafia ha ricostruito i suoi primi spostamenti. Il 25 febbraio 1956 il Ministero dell'Interno ne segnalò la pericolosità. A Roma la Questura gli notificò un foglio di via obbligatorio per Avellino, con il divieto di tornare nella capitale. Adonis si stabilì allora in una villa a Frascati, perquisita senza esito il 25 gennaio 1957. Nell'agosto 1957 si trasferì nella villa «La Collinetta» a Grottaferrata.

Nel novembre 1957, secondo la stessa ricostruzione, fu visto a Roma con un cittadino americano indicato dalla polizia come trafficante di stupefacenti. La villa di Grottaferrata fu perquisita il 30 novembre, ancora senza risultati, e il divieto di soggiorno fu esteso a tutta la provincia di Roma. Nel dicembre 1957 Adonis si trasferì a Saint-Vincent, in Valle d'Aosta.

Negli anni successivi si stabilì a Milano, in un appartamento in centro. La Commissione antimafia ha scritto che per circa un decennio la polizia ne controllò soltanto la residenza, i locali frequentati e le compagnie, definendo questa sorveglianza un «superficialismo burocratico». Le ricostruzioni giornalistiche indicano che Adonis si presentava come pensionato. Nel 1962, secondo i biografi, partecipò ai funerali di Lucky Luciano a Napoli.

8. Angelo La Barbera e le inchieste di Palermo

Il rapporto meglio documentato con un esponente della mafia siciliana riguarda Angelo La Barbera, capo mafioso palermitano. Il giudice istruttore di Palermo Aldo Vigneri, nell'ordinanza riportata dalla Commissione antimafia, scrisse che La Barbera «ebbe contatti a Milano col noto gangster americano Giuseppe Doto, alias Joe Adonis». Il 25 maggio 1963 La Barbera fu ferito in un agguato proprio a Milano. Il documentario ricorda che Adonis fu sentito in questura dopo l'agguato; la data non è stata verificata su fonti dell'epoca.

Nel 1968 Adonis figurava, secondo la stampa americana, tra gli imputati di un procedimento palermitano sui rapporti tra mafia siciliana e mafia americana. Il procedimento si concluse con il proscioglimento degli imputati. Non risulta che Adonis abbia partecipato alla riunione dell'Hotel delle Palme di Palermo dell'ottobre 1957: il suo nome non compare tra i presenti accertati.

9. Le indagini sul traffico di stupefacenti

Il sospetto che Adonis dirigesse traffici internazionali accompagnò tutto il suo soggiorno italiano. La Commissione antimafia riferisce l'affermazione del giornalista Gay Talese, secondo cui Adonis «organizzò e diresse» il traffico di droga e il contrabbando nel Nord Europa e nel Mediterraneo. La Commissione la riporta come opinione di un autore, senza farla propria come accertamento.

Nel 1969 un rapporto del questore di Milano, citato da studi successivi, sostenne che a Milano non vi fosse attività lucrativa illecita che sfuggisse al controllo di Adonis. È una valutazione di polizia, alla base delle richieste di misure di prevenzione.

In sede giudiziaria, invece, Adonis non fu mai condannato per traffico di stupefacenti, né in Italia né negli Stati Uniti.

10. Il soggiorno obbligato e la morte

Nel maggio 1971 l'omicidio del procuratore di Palermo Pietro Scaglione portò a una serie di provvedimenti contro decine di presunti mafiosi. Il 19 giugno 1971 il Tribunale di Milano, su proposta del questore, dichiarò Adonis persona socialmente pericolosa e gli impose il soggiorno obbligato a Serra de' Conti, in provincia di Ancona, per quattro anni, ridotti a tre in appello secondo la stampa. Non fu un arresto né una condanna penale, ma una misura di prevenzione.

Adonis arrivò a Serra de' Conti nel luglio 1971. In autunno le sue condizioni di salute peggiorarono. Fu ricoverato all'ospedale di Ancona, secondo la stampa americana dal 23 novembre, e vi morì il 26 novembre 1971, a 69 anni. Le fonti indicano cause diverse: problemi cardiaci, polmonite, insufficienza cardiorespiratoria. Il New York Times riferì che il malore era seguito a un lungo interrogatorio di polizia; la circostanza non è stata verificata su fonti italiane.

La salma fu riportata negli Stati Uniti. Dopo una messa nella chiesa dell'Epifania di Cliffside Park, il 6 dicembre 1971 Adonis fu sepolto nel Madonna Cemetery di Fort Lee, con il nome di Joseph Antonio Doto.

11. Un bilancio

Joe Adonis non fu mai capo di una delle famiglie mafiose di New York. Fu però, secondo le inchieste del Senato americano, uno degli uomini più influenti del sistema costruito da Luciano, Costello e Lansky, con interessi nel gioco d'azzardo e legami con la politica. In Italia rimase per quindici anni una presenza sorvegliata e sospettata, al centro di indagini e misure di polizia, ma senza condanne. Le sue condanne effettive restano due: per gioco d'azzardo nel New Jersey e per le false dichiarazioni sulla propria nascita.

Cronologia

  • 22 novembre 1902 – Nasce a Montemarano (Avellino) Giuseppe Antonio Doto.
  • Primi anni del Novecento – La famiglia emigra negli Stati Uniti (anno indicato dalle fonti tra il 1903 e il 1909).
  • Anni Venti – Contrabbando di alcolici a Brooklyn; adotta il nome Joe Adonis.
  • 15 aprile 1931 – Omicidio di Joe Masseria a Coney Island; nessuna incriminazione.
  • 1932 – Sposa Jean Montemorano.
  • 1940–1941 – Incriminato a Brooklyn per sequestro ed estorsione; accusa archiviata il 24 febbraio 1941.
  • 12 dicembre 1950 – Davanti al Comitato Kefauver invoca il Quinto emendamento.
  • 28 maggio 1951 – Condannato a Hackensack a 2–3 anni per gioco d'azzardo.
  • 31 agosto 1951 – Il rapporto finale Kefauver lo indica come co-leader, con Frank Costello, della malavita della costa orientale.
  • 6 agosto 1953 – Ordine di espulsione verso l'Italia; il 9 agosto esce di prigione.
  • Novembre 1955 – La pena per falsa testimonianza viene sospesa a condizione che lasci gli Stati Uniti.
  • 3 gennaio 1956 – Parte da New York sul Conte Biancamano.
  • Gennaio–febbraio 1956 – Arrivo in Italia; foglio di via da Roma.
  • 1956–1957 – Vive a Frascati, poi a Grottaferrata.
  • Dicembre 1957 – Si trasferisce a Saint-Vincent.
  • Fine anni Cinquanta – Si stabilisce a Milano.
  • 25 maggio 1963 – Agguato ad Angelo La Barbera a Milano.
  • 1968 – Tra gli imputati di un procedimento a Palermo, concluso con il proscioglimento.
  • 19 giugno 1971 – Il Tribunale di Milano dispone il soggiorno obbligato a Serra de' Conti.
  • 26 novembre 1971 – Muore all'ospedale di Ancona.
  • 6 dicembre 1971 – Sepolto a Fort Lee, nel New Jersey.

Fonti documentali

  • Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, VI legislatura, relazione, capitolo III «L'organizzazione», pp. 369–374 – Archivio Pio La Torre, Camera dei deputati
  • Commissione parlamentare antimafia, VI legislatura, allegato n. 1, p. 461 (ordinanza del giudice istruttore Aldo Vigneri) – Archivio Pio La Torre
  • U.S. Senate, Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce, Second Interim Report (28 febbraio 1951) – testo
  • U.S. Senate, Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce, Third Interim Report (1° maggio 1951) – testo
  • U.S. Senate, Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce, Final Report (31 agosto 1951) – testo
  • The New York Times, articoli del 25 febbraio 1941, 13 dicembre 1950, 29 maggio 1951, 3 giugno e 6 agosto 1953, 4 gennaio 1956, 27 novembre e 7 dicembre 1971
  • La Stampa, 4 e 17 gennaio 1956; 27 novembre 1971
  • Portanova, Rossi, Stefanoni, Mafia a Milano, Melampo, 2011

Storie e biografie collegate