
Joe «the Boss» Masseria
Il siciliano che dominò la mafia di New York e morì in un ristorante di Coney Island
Nel pomeriggio del 15 aprile 1931, nel retro di un ristorante di Coney Island, due uomini ben vestiti entrarono e aprirono il fuoco alle spalle di un uomo che stava giocando a carte. La vittima era Giuseppe Masseria, per i giornali «Joe the Boss». La polizia lo considerava il racketeer più potente di New York. Gli uomini seduti con lui fuggirono. Nessuno fu mai processato.
Quella morte chiuse la guerra castellammarese, il conflitto che tra il 1930 e il 1931 insanguinò la mafia italoamericana. E aprì la strada a Salvatore Maranzano e poi a Lucky Luciano, che avrebbe dato a Cosa Nostra la forma che conservò per decenni.
La vita di Masseria è però coperta da strati di leggenda. Il «boss all'antica» tradito dai giovani, Luciano che si alza dal tavolo un attimo prima degli spari, i quattro killer famosi: molti di questi dettagli non compaiono nei documenti del tempo. Arrivano da memorie e libri scritti decenni dopo, alcuni dei quali screditati.
Questa biografia ricostruisce la sua storia su atti giudiziari, giornali dell'epoca e ricerche storiche specialistiche. Dove le fonti tacciono o si contraddicono, lo diciamo.
In breve
- Nome: Giuseppe Masseria (in origine Massaria), detto «Joe the Boss».
- Nascita: Sicilia, tra il 1885 e il 1886. Le fonti indicano Menfi (Agrigento); un aggregatore indica Marsala. La data del 17 gennaio 1886, molto diffusa, non è confermata da un atto consultabile.
- Morte: 15 aprile 1931, Coney Island, Brooklyn (New York).
- Ruolo: capo della più potente famiglia mafiosa di New York tra il 1928 e il 1931; secondo fonti interne alla mafia, riconosciuto «capo dei capi».
- Sepoltura: Calvary Cemetery, Queens.
1. Da Menfi a New York
Giuseppe Masseria nacque in Sicilia a metà degli anni Ottanta dell'Ottocento, in una famiglia di sarti. Le biografie indicano quasi tutte il 17 gennaio 1886 a Menfi, in provincia di Agrigento. Ma nessun atto di nascita consultabile conferma quel giorno. I registri di stato civile di Menfi per il 1886 non sono pubblicati sul portale Antenati, che per questo comune arriva al 1861.
Ciò che i documenti americani permettono di stabilire è un intervallo di dodici mesi. Quando fu arrestato il 13 aprile 1913, Masseria dichiarò 27 anni: era quindi nato tra l'aprile 1885 e l'aprile 1886. Un registro d'arresto del 1907 gli attribuisce 21 anni, un dato coerente. Anche il luogo è discusso. Masseria, da adulto, diceva di essere di Marsala. Secondo una ricostruzione genealogica pubblicata da La Voce di New York, l'atto di nascita lo registra invece a Menfi, e solo in seguito la famiglia si trasferì a Marsala.
La stessa ricostruzione descrive una famiglia di artigiani. Il padre, Giuseppe Massaria, nato nel 1846, era sarto, come il nonno Bernardo. La madre, Vita Marceca, lo aveva sposato nel 1873 a Santa Margherita. Il cognome originario era Massaria; diventerà Masseria in America. Giuseppe sarebbe stato l'ultimo degli otto figli nati a Menfi. Il fratello Mercurio, detto Michael, risulta nato a Marsala nel 1889.
Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, i Massaria lasciarono la Sicilia uno dopo l'altro. A New York c'era già una rete familiare: lo zio Calogero era arrivato nel dicembre 1887, una cugina nel 1890. Il fratello maggiore Bernardo, detto Benny, emigrò nel 1902 e si stabilì a Brooklyn. Altri fratelli finirono a Cleveland.
Giuseppe arrivò a New York ancora ragazzo. L'anno dello sbarco varia secondo le fonti: intorno al 1900, tra il 1900 e il 1901, nel 1902 secondo lo studioso Richard Warner, nel 1903 secondo altre biografie. Il manifesto di sbarco non è stato ancora individuato. Il primo documento certo della sua presenza è il censimento dello Stato di New York del 1905, che lo registra a Manhattan.
In America lavorò prima come sarto, poi come barista. Sposò Maria «Mary» Guarino; nel 1908 la coppia gestiva un saloon su Forsyth Street, nel Lower East Side, di fronte alla casa della famiglia. Ebbero almeno sei figli, nati tra il 1909 e il 1927.
Cosa dicono le fonti
Documentato: nascita tra aprile 1885 e aprile 1886 (età dichiarate agli arresti); presenza a Manhattan nel 1905 (censimento). Ricostruzione genealogica: Menfi, i genitori, i fratelli. Non verificato: il giorno 17 gennaio 1886 e l'anno esatto dell'emigrazione.
2. Lo scassinatore del Lower East Side (1907–1913)
Prima di diventare «Joe the Boss», Masseria compare nei documenti come un ladro e piccolo estorsore del Lower East Side. Nulla, in questi anni, lo collega ancora ai vertici della mafia.
I primi guai con la giustizia. All'inizio del 1907 fu coinvolto in un furto in un appartamento di Elizabeth Street e se la cavò con una condanna sospesa. Il fascicolo del procuratore distrettuale, n. 58645, è conservato ai NYC Municipal Archives. Lo storico C. Alexander Hortis colloca però la condanna sospesa nel 1909: non è chiaro se si tratti dello stesso episodio. Nell'estate del 1907 il Brooklyn Standard Union riferisce un suo arresto per lettere minatorie in stile Mano Nera, rivolte alla sua stessa famiglia; fu rilasciato.
Nel dicembre 1910 il New York Tribune lo indica come sospettato, con Sebastiano Di Gaetano, di un rapimento attribuito alla Mano Nera. Nel novembre 1911 il Passaic Daily News racconta che fu sorpreso mentre cercava di entrare in una casa del New Jersey. Di questi episodi non conosciamo l'esito giudiziario.
Il colpo al banco dei pegni. L'episodio meglio documentato è del 13 aprile 1913, ricostruito dallo storico Thomas Hunt sugli atti processuali e sui quotidiani dell'epoca (MafiaHistory.us). Quella domenica la polizia del 12º distretto intervenne per un tentativo di furto al banco dei pegni Simpson, al 164 della Bowery. Verso le otto del mattino l'agente James Reilly fermò Masseria mentre usciva dal 150 di Elizabeth Street. Disse di abitare al 217 di Forsyth Street, dove gestiva un saloon.
Con lui furono arrestati Pietro Lagattuta, trovato in un appartamento dello stesso stabile, e i fratelli Giuseppe e Salvatore Ruffino di Brooklyn. Nella cantina la polizia trovò un grande assortimento di attrezzi da scasso. Le impronte digitali li collegarono a Masseria e Lagattuta. Gli archivi di polizia rivelavano precedenti per furto ed estorsione, e gli investigatori sospettavano la banda di una dozzina di altri colpi.
Il 21 aprile 1913 i quattro furono incriminati per furto di terzo grado. A maggio Masseria e Lagattuta furono processati davanti al giudice Crain e condannati. Dei Ruffino, liberi su cauzione, i giornali non parlano più. Il 23 maggio 1913 Lagattuta ebbe da due anni e mezzo a cinque anni; Masseria, recidivo, da quattro a sei. Il 26 maggio entrò a Sing Sing.
La data della sua scarcerazione non è nota. Con una pena minima di quattro anni, non sarebbe uscito prima del 1917.
Cosa dicono le fonti
Documentato: arresto, processo e condanna del 1913 (atti del procuratore e stampa di New York, trascritti da Thomas Hunt). Documentati come notizie di stampa: gli episodi del 1907, 1910 e 1911. Da verificare: anno della prima condanna (1907 o 1909) e data di uscita dal carcere.
3. All'ombra di Giuseppe Morello
Quando Masseria era ancora un ladro di quartiere, la mafia siciliana di New York aveva un nome: Giuseppe Morello. Corleonese, capo della famiglia di East Harlem, Morello aveva costruito con il cognato Ignazio Lupo, detto «the Wolf», un'organizzazione fondata su estorsioni e falsificazione di banconote. Lupo aveva sposato Salvatrice Terranova, sorellastra di Morello: l'indice dei matrimoni di New York registra le nozze il 27 dicembre 1903, come documenta lo storico Thomas Hunt (MafiaHistory.us).
Nel 1910 un'indagine del Secret Service portò entrambi a processo per la produzione di dollari falsi. Il 19 febbraio 1910 la giuria li condannò con altri sei imputati: Lupo a 30 anni di lavori forzati, Morello a 25, da scontare nel penitenziario federale di Atlanta. La Corte d'appello del Secondo circuito confermò la sentenza il 19 giugno 1911 (Gang Rule, il processo Morello–Lupo, che cita gli atti d'appello, i rapporti del Secret Service conservati ai National Archives e la stampa dell'epoca). Senza i suoi capi, la famiglia passò ai fratellastri di Morello: prima Nicolò Terranova, ucciso a Brooklyn il 7 settembre 1916 durante il conflitto con i camorristi napoletani, poi Vincenzo e Ciro Terranova.
Quando entrò Masseria? Nessun documento lo dice. Negli anni della guerra tra mafia e camorra (1916–1917) Masseria era con ogni probabilità ancora a Sing Sing, e nessuna fonte lo colloca tra i protagonisti di quel conflitto. Le ricostruzioni storiche, a partire da David Critchley e Mike Dash, lo descrivono come un capitano della famiglia Morello, diventato poi suo protettore e alleato. Si basano però in larga parte sui racconti di mafiosi come Nicola Gentile e Joe Valachi, non su atti dell'epoca.
Il ritorno di Morello. Secondo Thomas Hunt, gli avvocati di Morello ottennero nel 1918 la riduzione della pena a quindici anni; con gli sconti per buona condotta, la pena si estinse e Morello uscì da Atlanta il 18 marzo 1920 (MafiaHistory.us). Alcune biografie riferiscono anche una commutazione concessa a Morello dal presidente Warren Harding nel 1922; Hunt collega invece la clemenza di Harding a Ignazio Lupo. Il dato su Morello resta quindi non verificato. Un rapporto del Secret Service, citato dal sito Gang Rule, registra un breve viaggio a Palermo di Lupo, Morello e alcuni alleati il 2 dicembre 1921.
In quegli anni il capo riconosciuto della mafia newyorkese era Salvatore «Totò» D'Aquila. Secondo Gentile, D'Aquila decretò la morte di dodici uomini legati a Morello, tra cui lo stesso Morello, Lupo e Ciro Terranova. Alcuni fuggirono in Sicilia. Lo scontro tra D'Aquila e il gruppo Morello–Terranova sarà il terreno su cui Masseria costruirà la sua ascesa.
Dopo il 1922 i ruoli si rovesciarono. Fu Masseria a diventare il capo, e Morello, il vecchio boss, divenne il suo consigliere o vice. La definizione dei gradi varia secondo gli autori ed è applicata a posteriori. Ma tutte le ricostruzioni concordano: Morello restò accanto a Masseria fino alla sua morte violenta, nel 1930.
Cosa dicono le fonti
Documentato: condanne del 1910 e conferma in appello del 1911, matrimonio di Lupo nel 1903, uccisione di Nicolò Terranova nel 1916, scarcerazione di Morello il 18 marzo 1920, viaggio a Palermo del 1921 (Secret Service). Non verificato: la commutazione concessa a Morello da Harding nel 1922. Ricostruzione su testimonianze: il ruolo di Masseria nella famiglia Morello e la condanna a morte decretata da D'Aquila.
4. 1922: l'uomo che schiva le pallottole
Il 1922 è l'anno in cui Masseria esce dall'anonimato. In tre mesi sopravvive a due agguati in pieno giorno, vede morire il killer che lo cercava e conquista un soprannome.
Maggio: la strage mancata di Grand Street. Uno dei killer più temuti al servizio di D'Aquila era Umberto Valenti, sospettato dalla polizia di una ventina di omicidi. Tornato dalla Sicilia all'inizio del 1922, secondo le ricostruzioni cercò di riguadagnare il favore del suo capo colpendo il clan Terranova. Il 7 o l'8 maggio (le fonti divergono) Vincenzo Terranova fu ucciso da un'auto in corsa vicino a casa, in East 116th Street. Poche ore dopo cadde Silva Tagliagamba, uomo di Masseria.
Lo stesso giorno, o il successivo, Valenti e i suoi affrontarono Masseria in Grand Street, a pochi passi dalla sede della polizia. Nella sparatoria rimasero feriti quattro uomini e due donne tra i passanti; nessuno dei contendenti fu colpito. Masseria gettò la pistola e fu arrestato mentre fuggiva. Come avrebbe scritto il New York Herald, i pistoleri delle due parti non si erano colpiti tra loro. Non risulta che sia mai stato condannato per quei fatti.
9 agosto: il cappello di paglia. Tre mesi dopo, Masseria uscì dalla sua casa al numero 80 della Second Avenue. Da un'auto partirono i colpi. Si rifugiò nel negozio al numero 82, mentre gli aggressori continuavano a sparare prima di fuggire. Il New York Times titolò «Gunmen Shoot Six in East Side Swarm»: sei feriti tra la folla. La polizia lo trovò stordito, con due fori di proiettile nella paglietta e uno nella giacca. Da quel giorno, per la stampa, fu «l'uomo che schiva le pallottole» (Infamous New York).
11 agosto: la fine di Valenti. Due giorni dopo, Valenti fu attirato a un incontro di pace in un caffè all'angolo tra la Second Avenue e la 12ª Strada. Era una trappola. Uscì di corsa, fu colpito e morì sul marciapiede; fu ferita anche una bambina di otto anni. Molte ricostruzioni sostengono che Morello fosse presente all'incontro. Per decenni la leggenda ha attribuito il colpo mortale a un giovane Lucky Luciano. Nessuna prova lo conferma, e gli storici la considerano appunto una leggenda.
Nasce «Joe the Boss». Dopo la morte di Valenti, Masseria diventa per tutti «Joe the Boss». La data esatta della prima comparsa del soprannome sui giornali non è stata ancora individuata.
Cosa dicono le fonti
Documentato: gli agguati di maggio e agosto 1922 e la morte di Valenti (stampa di New York). Ricostruzione: il ruolo di D'Aquila come mandante. Leggenda: Luciano esecutore dell'omicidio Valenti.
5. Joe the Boss: il vertice (1922–1929)
Negli anni del Proibizionismo Masseria diventa il capo mafioso più influente di New York. Le tracce documentali di questo periodo sono poche: sospetti di polizia, censimenti, qualche cronaca. Il quadro complessivo viene soprattutto dalle memorie di chi lo conobbe.
Affari e sospetti. Nell'ottobre 1922 il Secret Service lo sospettò di un traffico di banconote false con base al Tommy Dyke's Italian Gardens di Broome Street. Le ricostruzioni gli attribuiscono il controllo di contrabbando di alcol, gioco d'azzardo e racket tra il Lower East Side ed East Harlem, ma per questi affari non esistono documenti specifici consultati. Nell'agosto 1923, secondo una ricostruzione riportata da Gang Rule, le famiglie rivali si riunirono a Highland, nello Stato di New York, per una tregua temporanea.
Una famiglia che sale di quartiere. Il censimento statale del 1925 registra Masseria a Brooklyn, sulla 61ª Strada. Nel 1931 la residenza di famiglia era un attico al 15 West 81st Street, nell'Upper West Side di Manhattan. Si spostava su una berlina blindata con vetri antiproiettile, come riferirono i giornali dopo la sua morte.
10 ottobre 1928: la morte di D'Aquila. Salvatore D'Aquila, cinquant'anni, fu ucciso a colpi di pistola a Manhattan, davanti allo studio di un medico dove si trovava con la famiglia. L'omicidio è documentato; il mandante no. Le ricostruzioni indicano Masseria, ma nessun processo lo ha accertato. La famiglia di D'Aquila passò ad Alfred Mineo, che divenne alleato di Masseria.
Capo dei capi? Secondo Nicola Gentile, mafioso siciliano attivo tra Stati Uniti e Sicilia, nell'inverno 1928–1929 Masseria fu riconosciuto «capo dei capi», con Morello al suo fianco. Lo storico C. Alexander Hortis accetta questa datazione. Nella mafia di allora, però, il capo dei capi era più un arbitro tra le famiglie che un comandante assoluto. E nessun documento di polizia del periodo usa questo titolo per Masseria.
Gli uomini di Masseria. Intorno a lui si muoveva una generazione di giovani destinati a diventare celebri. Il più importante era Salvatore Lucania, poi noto come Lucky Luciano. Accanto a lui c'erano Vito Genovese, Joe Adonis, Albert Anastasia e, come socio d'affari di Luciano nel contrabbando, Frank Costello. I loro legami con Masseria sono raccontati quasi solo da testimonianze successive: nessun atto di polizia consultato del periodo 1920–1931 li registra insieme a lui. Anche l'idea che Luciano sia stato «reclutato» da Masseria nel 1920 deriva da racconti tardi e non verificabili. Più documentati sono gli alleati della vecchia guardia: Morello, Ciro Terranova, Steve Ferrigno, Joseph «Joe the Baker» Catania e, da Chicago, Al Capone.
Un luogo comune vuole Masseria ostile alla collaborazione con ebrei e napoletani. Il Mob Museum di Las Vegas osserva che questa immagine non è del tutto fondata (Mob Museum).
Cosa dicono le fonti
Documentato: l'omicidio D'Aquila, le residenze di Masseria, il sospetto del Secret Service. Testimonianza: il titolo di capo dei capi. Ricostruzione successiva: il ruolo di Luciano, Genovese, Adonis, Anastasia e Costello nella sua organizzazione.
6. Maranzano e i castellammaresi
Il nemico che avrebbe segnato la fine di Masseria arrivò da Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. Salvatore Maranzano si stabilì negli Stati Uniti intorno al 1925: prima a Buffalo, dove operava il castellammarese Stefano Magaddino, poi a Brooklyn, con la famiglia e un ufficio a Manhattan. Si occupava di contrabbando di alcol (Mob Museum).
La pressione su Brooklyn. A Brooklyn esisteva una famiglia formata da emigrati di Castellammare. Secondo le testimonianze di Joseph Bonanno e Nicola Gentile, Masseria cominciò a esercitare su di essa una pressione crescente. Nel 1930 avrebbe imposto al capo Nicolò «Cola» Schiro un tributo di 10.000 dollari; Schiro pagò e si fece da parte. Al suo posto subentrò Joe Parrino. Già nel 1929, secondo la cronologia di MafiaHistory.us, Salvatore Sabella e nove uomini erano arrivati da Philadelphia per sostenere i castellammaresi contro Masseria.
Chicago e Detroit. Lo scontro non riguardava solo New York. A Chicago Joe Aiello aveva preso nel maggio 1929 la presidenza dell'Unione Siciliana, approfittando della detenzione di Al Capone. Masseria tentò una mediazione tra i due; Aiello rifiutò, e i castellammaresi sembrarono appoggiarlo. Quando Capone uscì di prigione, il 17 marzo 1930, si schierò con Masseria. A Detroit, nel 1930, fu ucciso Gaspar Milazzo, capo castellammarese della città, insieme a Sasa Parrino. Bonanno indicò Masseria come mandante.
15 luglio 1930: Vito Bonventre. A Brooklyn fu ucciso Vito Bonventre, ricco fornaio e figura di primo piano dei castellammaresi. Il Brooklyn Daily Eagle titolò quel giorno «Wealthy Baker Slain; Police Hint at Mafia». Secondo le ricostruzioni, fu questo delitto a spingere i castellammaresi a scegliere Maranzano come capo militare, con l'approvazione di Magaddino.
Alla rivalità si sommavano gli interessi economici: i dirottamenti reciproci dei camion di alcol, che secondo alcune ricostruzioni erano cominciati già nel 1928, e il controllo di racket come la distribuzione del ghiaccio nel Bronx.
Cosa dicono le fonti
Documentato: gli omicidi di Milazzo e Bonventre, la scarcerazione di Capone. Testimonianza: il tributo imposto a Schiro e il mandato di Masseria per Milazzo (Bonanno). Ricostruzione: le cause economiche del conflitto.
7. La guerra castellammarese (1930–1931)
Per quattordici mesi, tra il febbraio 1930 e l'aprile 1931, la mafia di New York fu in guerra. Gli omicidi sono documentati dalla stampa; chi li ordinò e come si spostarono le alleanze lo sappiamo quasi solo dai racconti di Bonanno, Gentile e Valachi. Il nome «guerra castellammarese» fu dato dopo: i giornali dell'epoca parlavano semplicemente di «gang war».
Gli schieramenti. Con Masseria c'erano la vecchia famiglia Morello–Terranova di Harlem, Luciano e i suoi uomini, Alfred Mineo con l'ex famiglia D'Aquila, Steve Ferrigno, Joseph Catania e, da Chicago, Capone. Con Maranzano stavano i castellammaresi di Brooklyn, Magaddino da Buffalo, Sabella da Philadelphia e, fino all'ottobre 1930, Aiello a Chicago. Dopo l'omicidio di Gaetano Reina passarono con lui anche uomini della famiglia Reina, come Tommaso Gagliano e Gaetano Lucchese.
26 febbraio 1930: Gaetano Reina. Il capo della famiglia del Bronx, apparentemente alleato di Masseria, fu ucciso. Al suo posto si insediò Joe Pinzolo, uomo di Masseria. Lo storico David Critchley e altri autori indicano Masseria come mandante e un giovane Vito Genovese come esecutore. È un'ipotesi: nessun processo l'ha confermata.
15 agosto 1930: Giuseppe Morello. Il vecchio boss fu ucciso nel suo ufficio di East Harlem, al 362 della 116ª Strada Est (al 352 secondo Thomas Hunt), insieme a Giuseppe Perriano (il nome compare anche come Piranio o Peraino), mentre contavano gli incassi. Ne riferisce il New York Times del giorno seguente. Secondo Joe Valachi, l'esecutore fu un killer castellammarese noto come «Buster from Chicago». Per Masseria fu la perdita del suo consigliere più esperto.
Settembre 1930: Joe Pinzolo. Pinzolo fu ucciso in un ufficio al 1487 di Broadway, vicino a Times Square, preso in affitto da Gaetano Lucchese. Lucchese fu arrestato e poi rilasciato. Le fonti divergono sulla data: 5 o 9 settembre. Nello stesso periodo, a Brooklyn, cadde Joe Parrino; Maranzano assunse la guida militare dei castellammaresi.
8 ottobre 1930: Roger Consiglio. Ucciso a New York; la cronologia di MafiaHistory.us riporta un sospetto su Ignazio Lupo, mai provato.
23 ottobre 1930: Joe Aiello. A Chicago, davanti a una casa al 205 di Kolmar Avenue, Aiello fu falciato da raffiche di mitra. Secondo alcune ricostruzioni, Capone mandò poi denaro a Masseria.
5 novembre 1930: Mineo e Ferrigno. Davanti alla casa di Ferrigno, al 759 di Pelham Parkway South nel Bronx, furono uccisi Alfred Mineo e Steve Ferrigno. Secondo le testimonianze, Masseria era nell'edificio e scampò. Francesco Scalice prese il controllo della famiglia di Mineo e passò dalla parte di Maranzano. Per Masseria era un colpo durissimo.
Le trattative segrete. Tra la fine del 1930 e l'inizio del 1931, secondo Gentile e altre testimonianze, Luciano e altri uomini di Masseria avviarono contatti segreti con Maranzano. Masseria stesso mandò offerte di pace; i castellammaresi avrebbero posto condizioni durissime. Secondo Gentile, a un certo punto Masseria ordinò ai suoi di disarmarsi per le pressioni della polizia, e questo gli fece perdere il controllo dei suoi uomini.
3 febbraio 1931: Joseph Catania. «Joe the Baker» fu colpito al 647 di Crescent Avenue, nel Bronx, e morì due giorni dopo. Le ricostruzioni parlano di dirottamenti di alcol e indicano Maranzano come mandante. Due mesi dopo, la guerra sarebbe finita a Coney Island.
Cosa dicono le fonti
Documentato: tutti gli omicidi elencati, con luoghi e date (salvo le divergenze indicate). Testimonianza: i mandanti, gli esecutori («Buster from Chicago», Genovese), le trattative tra Luciano e Maranzano. Ipotesi: Masseria mandante degli omicidi Reina e Bonventre.
8. Coney Island, 15 aprile 1931
L'omicidio di Masseria è uno dei più raccontati della storia della mafia. Proprio per questo conviene partire da ciò che scrissero i giornali nei giorni successivi, prima che la leggenda prendesse il sopravvento.
Il luogo
Secondo la stampa di New York, il delitto avvenne alla Nuova Villa Tammaro, un ristorante di pesce al 2715 di West 15th Street, a Coney Island. Lo gestiva Gerardo Scarpato e portava il nome della suocera, Anna Tammaro. Questi dettagli vengono dal New York Times e dal Brooklyn Daily Eagle del 16 aprile 1931, citati dal sito The Writers of Wrongs. Le agenzie di stampa nazionali, invece, parlano solo di «un ristorante di Coney Island».
Che cosa riferirono i giornali
I dispacci d'agenzia del 16 aprile 1931, conservati dalla Library of Congress, concordano sull'essenziale.
- La United Press (Indianapolis Times, 16 aprile 1931, p. 1) scrive che i gangster avevano invitato Masseria a mangiare e bere, e che fu colpito tra una portata e l'altra mentre giocava a carte con tre suoi uomini. Due uomini entrarono e spararono una ventina di colpi; cinque lo raggiunsero alla schiena e alla testa. I suoi compagni e i killer fuggirono. La polizia lo trovò a faccia in giù, con un asso di picche nella mano destra, tra carte sparse e 35 dollari.
- L'International News Service (Washington Times, 16 aprile 1931, p. 1) descrive due «giovani ben vestiti» e un tavolo da gioco rovesciato. Riferisce soprattutto un sospetto della polizia: che i tre uomini della sua gang seduti con lui avessero ingaggiato i killer. Accanto al locale c'era la sua auto blindata.
- Una prima stesura d'agenzia (Daily Alaska Empire, 16 aprile 1931) parlava di colpi sparati da un'auto ferma al marciapiede, «la notte scorsa»: una versione errata, smentita da tutti gli altri resoconti.
Sull'ora i giornali divergono: verso le 14 secondo il Times, le 15 secondo l'Eagle. Anche le ferite sono descritte in modi diversi. Scarpato disse di essere uscito a fare una passeggiata; Anna Tammaro di essere stata in cucina, e la polizia la trovò china sul corpo. Nessuno seppe descrivere i killer né i compagni di gioco.
L'asso di picche
La celebre fotografia di Masseria a terra con una carta in mano ha alimentato per decenni il mito della «firma» mafiosa. I resoconti non sono concordi: la United Press parla di un asso di picche, mentre il New York Times, secondo la sintesi di The Writers of Wrongs, avrebbe scritto asso di quadri. Che un fotografo abbia sistemato la carta per l'effetto è un'ipotesi spesso ripetuta, mai dimostrata. Che l'asso di picche fosse un segnale mafioso non ha alcun riscontro.
Le indagini
Il caso fu affidato alla Homicide Squad del capitano Ray Honan, con il capitano John J. Lyons del distretto di Coney Island. Lavorarono quaranta o cinquanta detective, secondo i giornali. L'auto usata per la fuga fu trovata abbandonata circa quattro ore dopo, vicino all'incrocio tra West First Street e Kings Highway, con tre pistole a bordo. Altre armi furono trovate in un vicolo accanto al ristorante. Nel locale erano rimasti tre cappotti con le etichette di una lavanderia. Gli esperti rilevarono impronte sull'auto blindata.
Fu fermato a Jersey City un uomo, Anthony Devers, che guidava un'auto intestata a un certo «Charles Starapata» all'indirizzo del ristorante; si rivelò un cameriere che l'aveva presa in prestito. Furono interrogati Sam Pollacia, Augie Pisano e Scarpato. La polizia seguì la pista di Chicago e quella della gang di Al Wagner; il commissario di polizia Mulrooney liquidò Masseria come «a piker», una mezza tacca. Il 18 aprile, secondo l'Associated Press (Evening Star, p. 21), la polizia collegava a una rappresaglia per Masseria l'omicidio di Ernest «Hoppy» Rossi, ex uomo di Frankie Yale, ucciso in una strada di Brooklyn.
Nessuno fu incriminato. Nessun processo fu mai celebrato.
Lucky Luciano: che cosa sappiamo
Nei giornali del 16–21 aprile 1931 consultati, il nome di Luciano non compare. Non risulta tra i presenti, né tra gli interrogati. La celebre scena di Luciano che gioca a carte con Masseria, si alza per andare in bagno e torna quando i killer sono già fuggiti è diffusa soprattutto dal libro The Last Testament of Lucky Luciano (1975). Quel libro è considerato inattendibile: le registrazioni annunciate dall'editore non sono mai esistite (The Writers of Wrongs).
Le fonti interne alla mafia raccontano altro. Nicola Gentile, nelle sue memorie del 1963 (come riporta il Mob Museum), colloca Luciano nel suo appartamento subito dopo il delitto e lo descrive in contatto con Maranzano. Joe Valachi, nel manoscritto pubblicato da MafiaHistory.us, riferisce di aver saputo da un altro mafioso che Luciano e Genovese volevano eliminare Masseria «da soli». Il giorno del delitto Valachi ricevette solo una telefonata: «hanno preso il cinese a Coney Island», nome in codice per Masseria.
Che Luciano abbia organizzato il tradimento è la conclusione condivisa dalla maggior parte degli storici. Ma poggia su testimonianze successive, non su documenti del 1931. Va quindi presentata come una ricostruzione, non come un fatto accertato.
Chi sparò?
L'identità degli esecutori è sconosciuta. L'unica versione dell'epoca parla di due uomini anonimi.
- Albert Anastasia, Vito Genovese, Joe Adonis e Bugsy Siegel, con Ciro Terranova al volante: è la versione più popolare, ma deriva dal libro inattendibile di Gosch e Hammer (1975).
- Genovese, Anastasia, Joe Biondo, Vincent Mangano, Paul Ricca e altri tra i congiurati: secondo Gentile (1963).
- Frank Livorsi e Joe Stracci, con Genovese: attribuiti a Valachi da fonti successive, ma non nominati nel suo manoscritto alle pagine dedicate alla guerra.
- Siegel e altri killer ebrei del Lower East Side: voce non verificata, circolata online.
Tra le fonti consultate, nessuna versione con nomi propri è anteriore al 1963.
Il seguito
Il corpo fu riconosciuto all'obitorio di Kings County dal figlio James e portato a casa, al 15 West 81st Street. L'AP del 18 aprile descrive una bara di bronzo e argento da 15.000 dollari e la sorveglianza della polizia al funerale. Il 20 aprile 1931, secondo il Daily News, circa diecimila persone si radunarono davanti all'abitazione. Il Washington Times del 21 aprile pubblicò la foto del corteo: 32 automobili dietro la bara e una corona di fiori inviata da Al Capone (Washington Times, 21 aprile 1931, p. 2). Masseria fu sepolto al Calvary Cemetery, nel Queens. Poche settimane dopo morì, a 19 anni, la figlia Vinitia; la stampa parlò di «cuore spezzato».
Gerardo Scarpato partì per l'Italia tre giorni dopo il delitto. Rientrò otto mesi prima di morire: disse alla polizia di temere di essere il prossimo. L'11 settembre 1932 il suo corpo fu trovato a Brooklyn in una berlina parcheggiata, chiuso in un sacco di juta, probabilmente strangolato. La polizia ipotizzò che lo avessero ucciso gli amici di Masseria, convinti della sua responsabilità (Evening Star, 12 settembre 1932, AP).
Cosa dicono le fonti
Documentato dalla stampa del 1931: luogo, due killer anonimi, circa venti colpi, i compagni fuggiti, il sospetto di un tradimento interno, le indagini senza esito, il funerale. Testimonianza: il ruolo di Luciano (Gentile, Valachi). Non verificato: Luciano al tavolo e in bagno, i nomi dei killer, Terranova autista, l'asso come segnale mafioso.
9. Luciano, Maranzano e il nuovo ordine
La morte di Masseria chiuse la guerra. Secondo Valachi, a lui e agli altri soldati fu detto che «la pace era stata dichiarata» e di restare fermi per qualche giorno. Cominciarono così i cinque mesi di Salvatore Maranzano.
Il capo dei capi. Nella primavera del 1931, secondo le testimonianze di Valachi e Bonanno, Maranzano riunì i mafiosi e si proclamò «capo di tutti i capi». Definì un'organizzazione in famiglie, con capo, sottocapo, capodecina e soldati. Sul luogo della riunione le versioni non concordano: un grande raduno nel Bronx, Wappingers Falls nello Stato di New York, oppure una riunione a Chicago. Nel manoscritto di Valachi, Maranzano nomina Luciano capo della famiglia che era stata di Masseria, con Vito Genovese come vice. Ad agosto, secondo il giornalista Tim Newark (citato da Cosa Nostra News), Maranzano organizzò un banchetto di tre giorni proprio alla Nuova Villa Tammaro.
10 settembre 1931: la fine di Maranzano. Nel pomeriggio, nel suo ufficio al nono piano del 230 di Park Avenue, sede della Eagle Building Corporation, si presentarono da quattro a sei uomini. Mostrarono distintivi da agenti federali, bloccarono i presenti in sala d'attesa e uccisero Maranzano a coltellate e colpi di pistola. Secondo diverse ricostruzioni, la squadra fu reclutata attraverso Meyer Lansky e Bugsy Siegel; la tradizione indica come capo Samuel «Red» Levine. Si racconta che Vincent «Mad Dog» Coll arrivò mentre i killer uscivano (Mob Museum). Che il mandante fosse Luciano è la convinzione degli storici; non è mai stato provato in tribunale.
La «notte dei Vespri siciliani». Una storia molto diffusa racconta che nelle ore successive decine di vecchi boss furono uccisi in tutto il paese. Le cifre variano da circa quaranta a novanta. La fonte principale è il racconto di Gentile; Valachi, davanti al Senato nel 1963, non diede cifre. Gli storici sono divisi, e diversi ricercatori ritengono che si tratti di una leggenda che condensa in una notte omicidi avvenuti in tempi diversi.
Il nuovo assetto. Luciano rinunciò al titolo di capo dei capi. A New York restarono cinque famiglie, e nacque un organo di coordinamento tra i capi, la «Commissione», secondo le testimonianze di Bonanno. La famiglia che era stata di Masseria passò a Luciano e sarebbe diventata, nei decenni successivi, la famiglia Genovese. Ciro Terranova, l'ultimo erede del clan Morello, fu progressivamente messo da parte. La storia di questa nuova mafia americana comincia qui.
Cosa dicono le fonti
Documentato: l'omicidio di Maranzano, il luogo, il travestimento dei killer. Testimonianza: l'investitura di Maranzano, la nomina di Luciano, la nascita della Commissione. Ipotesi condivisa: Luciano mandante. Leggenda: la notte dei Vespri siciliani.
10. Il mito di Joe the Boss
L'immagine più diffusa di Masseria è quella del «boss all'antica»: siciliano tradizionalista, avido, ostile alla collaborazione con ebrei e napoletani, tradito dai giovani modernizzatori guidati da Luciano. È un ritratto costruito in gran parte dopo la sua morte, da memorie di mafiosi e da libri scritti decenni più tardi.
Come lo vedevano i contemporanei. Nel 1922 i giornali lo chiamavano «l'uomo che schiva le pallottole». Nel 1931 il New York Times lo definì «racket chief», capo del racket. Secondo la United Press, la polizia lo considerava il racketeer più potente di New York; l'agenzia ne paragonava il potere a quello di Ciro Terranova e Augie Pisano. Altri dispacci lo dicevano alleato o luogotenente di Capone. Il commissario di polizia lo liquidò come «a piker». Nessuno dei giornali consultati lo descrive come il capo di un'organizzazione nazionale.
Il «capo dei capi». Il titolo viene dalle testimonianze interne: Gentile (1963), Valachi (1963) e Bonanno (1983). Va inteso nel senso che gli davano loro: un arbitro riconosciuto tra le famiglie, con il potere di pretendere rispetto e tributi, non un comandante assoluto.
Un siciliano formato in America. L'etichetta di «Mustache Pete», il vecchio mafioso arrivato dalla Sicilia, gli si adatta male. Masseria era emigrato da ragazzo e la sua carriera criminale, per quanto sappiamo, comincia a New York, tra i furti del Lower East Side.
Le leggende più resistenti. Luciano in bagno al momento degli spari, i quattro killer famosi, Ciro Terranova troppo nervoso per mettere in moto l'auto: sono dettagli che non compaiono nei documenti del 1931. La loro fonte principale è The Last Testament of Lucky Luciano, libro che l'FBI stessa giudicò privo di valore e che è stato ripreso da cinema e televisione, tra cui la serie Boardwalk Empire. L'asso di picche come «firma» mafiosa non ha alcun riscontro. Il pranzo prima della morte, invece, è documentato dalla United Press: fa parte dei fatti, non del mito.
Che cosa resta. Restano i fatti verificabili. Giuseppe Masseria fu il boss mafioso più potente di New York tra il 1928 e il 1931, secondo le fonti interne riconosciuto capo dei capi. Sopravvisse a più agguati, scatenò o subì una guerra che decimò la vecchia mafia e fu ucciso in un agguato che la polizia, già il giorno dopo, sospettò organizzato dai suoi stessi uomini. Chi materialmente lo uccise, a quasi un secolo di distanza, resta senza nome.
Fonti principali
Giornali dell'epoca (Library of Congress, Chronicling America)
- Indianapolis Times, 16 aprile 1931, p. 1 – dispaccio United Press sull'omicidio
- Washington Times, 16 aprile 1931, p. 1 – dispaccio International News Service
- Washington Daily News, 16 aprile 1931, p. 4 – United Press
- Evening Star, 18 aprile 1931, p. 21 – Associated Press, omicidio Rossi e camera ardente
- Washington Times, 21 aprile 1931, p. 2 – il funerale
- Evening Star, 12 settembre 1932, p. 32 – Associated Press, omicidio di Gerardo Scarpato
Ricerche documentali
- Thomas Hunt, arresto e processo del 1913 e cronologia 1928–1931, MafiaHistory.us
- Joseph Valachi, manoscritto The Real Thing, parte 2, MafiaHistory.us
- The Writers of Wrongs, la stampa del 16–17 aprile 1931 e sull'attendibilità del libro di Gosch e Hammer
- Gang Rule, biografia di Giuseppe Masseria e il processo Morello–Lupo del 1910; Thomas Hunt, biografia di Giuseppe Morello, MafiaHistory.us
Articoli
- Christian Cipollini, The afternoon that Joe Masseria dined on bullets, The Mob Museum, 2021
- Christian Cipollini, The fall of Salvatore Maranzano, The Mob Museum, 2023
- Joe Masseria, il sarto menfitano che divenne boss a New York, La Voce di New York, 2017
- The mobster who dodged bullets, Infamous New York, 2013
Bibliografia citata dalle ricerche consultate (volumi non letti in originale)
- David Critchley, The Origin of Organized Crime in America: The New York City Mafia, 1891–1931, Routledge, 2008
- C. Alexander Hortis, The Mob and the City, Prometheus Books, 2014
- Mike Dash, The First Family, 2009
- Nicola Gentile, Vita di capomafia, Editori Riuniti, 1963
- Joseph Bonanno, A Man of Honor, 1983
- Peter Maas, The Valachi Papers, 1968
- Selwyn Raab, Five Families, 2005
Fonte da usare con cautela
- Martin Gosch e Richard Hammer, The Last Testament of Lucky Luciano, 1975: ritenuto inattendibile, citato solo per spiegare l'origine di alcune leggende.
Approfondimenti su Italia Mistero

