Lucky Luciano
Da Lercara Friddi a New York e ritorno: il siciliano che la stampa americana chiamò capo del racket, condannato nel 1936 ed espulso in Italia nel 1946
Il 26 gennaio 1962, verso le sei e mezza di sera, un uomo di sessantaquattro anni si accasciò nell'aeroporto di Capodichino, a Napoli, mentre aspettava un volo da Roma. Gli agenti della Guardia di Finanza che lo tenevano d'occhio da tempo lo videro cadere. Era Salvatore Lucania, nato in un paese di zolfatari dell'entroterra palermitano, che l'America aveva conosciuto come Charles «Lucky» Luciano.
La sua storia è raccontata qui attraverso i sei episodi della serie documentaria di Italia Mistero. Dopo i video trovi la biografia storica completa, con le fonti.
Episodio 1 – Gli inizi
Episodio 2 – La guerra castellammarese
Alla fine degli anni Venti la mafia di New York era dominata da Giuseppe «Joe» Masseria. Tra il febbraio 1930 e l'aprile 1931 lo scontro con il gruppo di Salvatore Maranzano, chiamato guerra castellammarese dal paese d'origine di molti suoi protagonisti, produsse una lunga serie di omicidi documentati dalla stampa, da Gaetano Reina a Giuseppe Morello.
Il 15 aprile 1931 Masseria fu ucciso in una trattoria di Coney Island. Il nome di Luciano non compare nei resoconti dei giornali di quei giorni: il suo ruolo di regista del tradimento è raccontato da testimoni interni a Cosa Nostra, come Joe Valachi e Nicola Gentile, ed è condiviso da molti storici, ma non è mai stato accertato in un processo. La scena più famosa, Luciano che si allontana in bagno mentre entrano i sicari, viene da un libro del 1975 considerato inattendibile.
L'episodio ripercorre la guerra e il passaggio dal vecchio ordine di Masseria a quello di Maranzano. Il dettaglio di fonti e testimonianze è nel capitolo 4 della biografia.
Episodio 3 – La Commissione
Dopo la morte di Masseria, Salvatore Maranzano si proclamò «capo di tutti i capi», secondo i racconti di Valachi e Bonanno. Il suo potere durò pochi mesi: il 10 settembre 1931 fu ucciso nei suoi uffici al 230 di Park Avenue da uomini che si erano presentati come agenti federali. L'omicidio è documentato; che il mandante sia stato Luciano è un'ipotesi condivisa da molti storici, mai provata in giudizio.
Da quel momento nasce, secondo la tradizione, la Commissione: un organo collegiale in cui i capi delle famiglie risolvevano le dispute senza un sovrano unico. Le fonti invitano alla cautela. La struttura delle famiglie era già stata fissata da Maranzano, Joseph Bonanno descrive la Commissione come un accordo tra capi e la data stessa della sua nascita è discussa. Presentare Luciano come l'inventore solitario della mafia moderna significa quindi riprendere una ricostruzione successiva.
L'episodio racconta questa trasformazione; la biografia (capitolo 5) separa testimonianze, ipotesi e fatti documentati.
Episodio 4 – Il processo del 1936
Nel 1935 il procuratore speciale Thomas E. Dewey avviò un'offensiva contro i racket di New York. Dopo le retate del febbraio 1936 nelle case di prostituzione di Manhattan, a fine marzo fu emesso un mandato d'arresto contro Luciano, che fu fermato a Hot Springs, in Arkansas, ed estradato a New York.
Il processo, davanti al giudice Philip J. McCook, non riguardò omicidi né droga, ma lo sfruttamento organizzato della prostituzione. Il 7 giugno 1936 la giuria lo dichiarò colpevole di 62 capi d'imputazione e il 18 giugno fu condannato a una pena da 30 a 50 anni. Nel 1938 la Corte d'appello di New York confermò la sentenza, con il voto contrario del giudice Rippey, che segnalò errori rilevanti nel processo.
È l'unica condanna grave della vita di Luciano, ed è ancora oggi discussa: alcuni storici ritengono che le prove fossero esili e riferiscono che alcune testimoni ritrattarono. L'episodio segue l'ascesa del «pericolo pubblico numero uno» fino all'aula di tribunale; la biografia (capitolo 6) riporta gli atti e le fonti.
Episodio 5 – La Seconda guerra mondiale
Nel 1942, dopo l'incendio del transatlantico Normandie nel porto di New York, il servizio informazioni della Marina americana cercò l'aiuto della malavita che controllava i moli. Attraverso Meyer Lansky e l'avvocato Moses Polakoff i contatti arrivarono a Luciano, che fu trasferito dal carcere di Dannemora a quello di Great Meadow, più vicino alla città. La collaborazione per la sicurezza del porto è documentata da un rapporto ufficiale del 1954; il suo valore fu contestato già all'epoca.
Il 3 gennaio 1946 il governatore Dewey commutò la pena, a condizione che Luciano fosse espulso immediatamente. Il 10 febbraio partì sulla nave Laura Keene e il 27 febbraio 1946 sbarcò a Napoli. Un «patto segreto» che scambiasse la libertà con i servizi resi non risulta dai documenti, e il suo presunto ruolo nello sbarco alleato in Sicilia resta un'ipotesi.
Dopo pochi mesi Luciano raggiunse l'Avana, dove arrivarono anche diversi boss americani; la grande «Conferenza dell'Avana» del dicembre 1946, però, non è documentata. I dettagli sono nei capitoli 7, 8 e 9 della biografia.
Episodio 6 – Gli ultimi anni
Espulso anche da Cuba nel 1947, Luciano visse in Italia per quindici anni, prima a Roma e poi a Napoli, sotto la sorveglianza continua della polizia italiana e degli agenti antidroga americani. Nel luglio 1949 fu fermato a Roma e rilasciato una settimana dopo perché nulla risultava a suo carico; nel 1954 ricevette due anni di ammonizione, mentre nel 1958 il Tribunale e la Corte d'appello di Napoli respinsero la richiesta di sorveglianza speciale.
Il Federal Bureau of Narcotics lo considerava un capo del traffico internazionale di eroina, ma nessuna di queste accuse arrivò mai a una condanna. La compagna Igea Lissoni morì nel settembre 1958.
Il 26 gennaio 1962 Luciano morì all'aeroporto di Capodichino, mentre attendeva un aereo da Roma. Le fonti dell'epoca parlano di un attacco cardiaco; fu disposta una perizia tossicologica, il cui esito non è stato trovato. L'episodio esamina le ipotesi nate intorno alla sua morte; la biografia (capitolo 10) distingue i fatti dalle voci.
La biografia completa di Lucky Luciano
Pochi nomi della storia criminale del Novecento sono circondati da tante certezze apparenti e da così poche prove. Di Luciano si dice che abbia ucciso o fatto uccidere i due grandi capi della mafia newyorkese, che abbia inventato la «Commissione», che abbia aiutato la Marina degli Stati Uniti e lo sbarco in Sicilia, che abbia presieduto un vertice mafioso all'Avana e guidato dall'Italia il traffico mondiale di eroina. Alcune di queste affermazioni poggiano su testimonianze, altre su ricostruzioni giornalistiche successive, altre ancora su un libro di memorie la cui autenticità è stata contestata fin dalla sua uscita.
I documenti, invece, raccontano una storia più sobria ma non meno sorprendente: un ragazzo emigrato bambino, arrestato decine di volte senza quasi mai essere condannato, che nel 1936 fu processato e condannato non per omicidio né per droga, ma per lo sfruttamento organizzato della prostituzione; un detenuto che ottenne la commutazione della pena a condizione di essere espulso; un espulso che visse sedici anni in Italia sotto la sorveglianza continua di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza e agenti americani, senza che una sola accusa di traffico di stupefacenti arrivasse mai a processo.
Questa biografia segue i documenti, distingue ciò che è accertato da ciò che è stato raccontato e lascia aperte le domande che le fonti non permettono di chiudere.
In breve
Nome all'anagrafe: Salvatore Lucania
Noto come: Charles «Lucky» Luciano (nome adottato ufficialmente davanti alla polizia nell'ottobre 1929; il soprannome «Lucky» era già in uso prima)
Nascita: 24 novembre 1897, Lercara Friddi (Palermo)
Genitori: Antonino Lucania e Rosalia Cafarella
Emigrazione: New York, tra il 1905 e il 1907 (le fonti divergono)
Condanna principale: 1936, Corte Suprema di New York, sfruttamento organizzato della prostituzione (62 capi d'imputazione), pena da 30 a 50 anni; confermata dalla Court of Appeals nel 1938
Commutazione: 3 gennaio 1946, dal governatore Thomas E. Dewey, a condizione dell'espulsione immediata
Arrivo in Italia: 27 febbraio 1946, Napoli
Anni italiani: Roma, Napoli, Santa Marinella; fermato nel 1949 e rilasciato; ammonito nel 1954; sorveglianza speciale respinta dai giudici nel 1958
Morte: 26 gennaio 1962, aeroporto di Capodichino, Napoli (attacco cardiaco secondo i referti dell'epoca)
Sepoltura: St. John's Cemetery, Queens, New York
Accuse mai provate in giudizio: omicidi di Masseria e Maranzano, traffico internazionale di stupefacenti, vertice dell'Avana del 1946
1. Da Lercara Friddi al Lower East Side (1897–c. 1912)
Salvatore Lucania nacque il 24 novembre 1897 a Lercara Friddi, in provincia di Palermo, un paese dell'entroterra la cui vita ruotava intorno alle miniere di zolfo. Era figlio di Antonino (o Antonio) Lucania e di Rosalia Cafarella; il cognome della madre compare nelle fonti anche come Caffarella o Capporelli. La data di nascita è l'unica dell'intera biografia collegata a un atto con estremi archivistici precisi: il registro dei nati di Lercara Friddi (1885–1899) del Tribunale di Termini Imerese, riprodotto nella raccolta digitale FamilySearch e citato con il numero d'immagine dal sito genealogico WikiTree. L'atto non è stato visionato direttamente; sul portale Antenati del Ministero della Cultura i registri di Lercara Friddi per il 1897 non sono disponibili.
Secondo lo storico Thomas Hunt, Salvatore era il terzo di cinque figli. Le genealogie indicano come fratelli Giuseppe (1885) e Bartolomeo (1890), più grandi di lui, e le sorelle Filippa (1901) e Concetta (1903). Il fratello Bartolo, come lo chiamerà la stampa italiana, ricomparirà negli anni napoletani: a lui risultavano intestati la casa di via Tasso e alcuni terreni.
L'anno dell'emigrazione non è stabilito. Hunt scrive che Salvatore arrivò a New York nel 1907 con la madre e due fratelli, per raggiungere il padre già emigrato; altre biografie indicano il 1906; la descrizione del primo episodio della serie di Italia Mistero il 1905. Nella bibliografia di Hunt compare il manifesto del piroscafo Roma, partito da Napoli il 18 novembre 1905 e arrivato a New York il 3 dicembre 1905, ma il collegamento con la famiglia Lucania resta da verificare sugli archivi di Ellis Island.
La famiglia si stabilì nel Lower East Side di Manhattan, il quartiere più affollato della città, dove gli immigrati italiani vivevano accanto a quelli ebrei dell'Europa orientale. Il censimento federale del 1920 registra Salvatore nella contea di New York. Le biografie raccontano che verso i quattordici anni lasciò la scuola, lavorò come fattorino per un cappellaio per pochi dollari alla settimana e fu mandato alla Brooklyn Truancy School, l'istituto per i ragazzi che disertavano le lezioni: sono dettagli plausibili, ma tramandati da ricostruzioni successive.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: nascita il 24 novembre 1897 a Lercara Friddi da Antonino Lucania e Rosalia Cafarella (atto citato con estremi archivistici, non visionato direttamente); presenza a New York al censimento del 1920.
Non risolto: l'anno di arrivo negli Stati Uniti (1905, 1906 o 1907).
Ricostruzione successiva: l'abbandono della scuola, il lavoro dal cappellaio, la Truancy School.
2. I primi passi nella malavita (c. 1912–1928)
Gli anni giovanili di Lucania sono documentati da pochi atti e raccontati da molte memorie. Il quadro più solido viene da un documento del 1936: il rapporto preparato per il giudice prima della sentenza, riferito dal New York Times il 19 giugno di quell'anno. Vi si contano venticinque arresti tra il 1916 e il 1936, per aggressione, gioco d'azzardo, ricatto e rapina, senza periodi di detenzione di rilievo. Per vent'anni, cioè, Lucania fu fermato di continuo e quasi mai condannato.
L'eccezione riguarda la droga. Secondo Hunt, nel 1916 fu sorpreso con degli stupefacenti e scontò sei mesi di detenzione. Hunt non indica il documento da cui ricava l'episodio, che resta quindi da verificare negli atti giudiziari o nella stampa del tempo. Un documento certo del periodo, citato dallo stesso Hunt, è la cartolina di registrazione alla leva della Prima guerra mondiale, compilata il 12 settembre 1918.
Nel 1923, secondo le biografie (Hunt e Tim Newark), Lucania cadde in un'operazione sotto copertura sull'eroina ed evitò il processo indicando agli agenti un deposito di stupefacenti al 163 di Mulberry Street. È il primo episodio in cui la sua figura viene associata a quella di un informatore: un dettaglio raccontato anche nel primo episodio della serie di Italia Mistero, ma che non è supportato da una fonte primaria indicata.
In questi anni nascono, secondo la tradizione, i rapporti che segneranno la sua vita. La biografia autorizzata di Meyer Lansky (Robert Lacey, Little Man) racconta che i due si conobbero da ragazzi, quando Lucania cercò di estorcere denaro al giovane Lansky e ne rimase colpito per la determinazione. Frank Costello e Vito Genovese sarebbero entrati nella sua cerchia entro il 1920, nell'ambiente della Five Points Gang. Il legame con Benjamin «Bugsy» Siegel, socio di Lansky, non è documentato da fonti dell'epoca per gli anni giovanili. Un riscontro coevo del rapporto con Lansky arriva molto più tardi: il 19 aprile 1932 i due furono arrestati insieme a Chicago, come riferisce il Chicago Daily Tribune del giorno dopo.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: 25 arresti tra il 1916 e il 1936 (rapporto pre-sentenza, New York Times, 19/06/1936); registrazione alla leva del 12/09/1918; arresto con Lansky a Chicago il 19/04/1932.
Ricostruzione successiva: la condanna a sei mesi del 1916 (fonte non indicata); l'episodio del 1923 e il deposito di Mulberry Street.
Testimonianza: l'incontro giovanile con Lansky, raccontato dalla sua biografia autorizzata.
3. Il Proibizionismo e la notte di Staten Island (1920–1930)
Il 17 gennaio 1920 entrò in vigore il Proibizionismo. Il commercio clandestino di alcolici trasformò le bande di quartiere in organizzazioni con capitali, protezioni politiche e alleanze che superavano le appartenenze etniche. Le biografie (Newark, Stolberg) collocano Lucania già dal 1920 al servizio di Giuseppe «Joe» Masseria e in affari con Arnold Rothstein, il finanziatore della malavita newyorkese; ma questo «reclutamento», come già osservato nella biografia di Masseria, deriva in gran parte da racconti tardi.
La stampa dell'epoca restituisce un'immagine più frammentaria ma verificabile. Nel dicembre 1926 Lucania fu ritenuto coinvolto in due sparatorie legate alla banda di Jack «Legs» Diamond, senza che gli venissero contestate accuse. Nel novembre 1928, dopo l'uccisione di Rothstein, fu interrogato dalla polizia. Nell'agosto 1930 fu segnalato su un transatlantico diretto in Germania insieme a Diamond, e nel febbraio dello stesso anno era stato fermato a Miami Beach durante una retata in una sala da gioco. Che Rothstein sia stato il suo «mentore», come scrivono molte biografie, non risulta dai documenti; così come non sono verificate le cifre favolose sui suoi guadagni o la residenza al Barbizon-Plaza sotto falso nome.
Al maggio 1929 la tradizione fa risalire il cosiddetto vertice di Atlantic City, un incontro tra Luciano, Lansky, Costello, Johnny Torrio e altri capi da cui sarebbe nato un «sindacato» criminale nazionale. Nessun documento coevo ne attesta lo svolgimento e i contenuti: è una ricostruzione successiva, da raccontare come tale.
17 ottobre 1929: il «ride»
L'episodio più celebre di questi anni è invece documentato dalla stampa concordante. Verso le sei del mattino del 17 ottobre 1929 l'agente Henry A. Blanke trovò Lucania ferito sulla Hylan Boulevard, tra Huguenot e Prince's Bay, nella parte meridionale di Staten Island. Aveva lacerazioni alla schiena, alle guance, al mento, al collo e ai polsi, e fu medicato al Richmond Memorial Hospital. Raccontò di essere stato prelevato la sera prima a Manhattan, all'angolo tra la 50ª Strada e la Sixth Avenue, imbavagliato con nastro adesivo, legato, picchiato e accoltellato in un'automobile fino a perdere i sensi. Ai detective non fece nomi e disse che avrebbe sistemato la faccenda da solo. Non si trattava di una rapina: aveva ancora con sé l'orologio d'oro, una catenina e 300 dollari.
Fu arrestato per furto d'auto (o furto aggravato, a seconda delle fonti) con una cauzione di 25.000 dollari, poi rilasciato e l'accusa fu ritirata. Il 29 ottobre 1929, in tribunale, chiese di essere chiamato Charles Luciano: da allora è questo il nome con cui compare nei documenti americani.
Chi lo aggredì non è mai stato accertato. All'epoca la polizia e la stampa pensarono a rivali della malavita; il procuratore Burton Turkus a una banda in cerca di stupefacenti; il giornalista Sid Feder ad agenti federali alla ricerca di un carico di droga. Lo stesso Luciano, anni dopo, attribuì il pestaggio a poliziotti che cercavano Legs Diamond. La versione che lo collega a uomini di Salvatore Maranzano viene dal libro The Last Testament of Lucky Luciano (1975), fonte inattendibile, ed è cronologicamente debole: la guerra tra Masseria e Maranzano cominciò solo mesi dopo.
Il soprannome «Lucky»
Secondo una leggenda molto diffusa, il soprannome «Lucky», «fortunato», sarebbe nato proprio dopo la notte di Staten Island, perché Luciano era sopravvissuto a un «ride» da cui di solito non si tornava. La stampa del tempo mostra invece che il soprannome era già in uso prima dell'ottobre 1929; il Mob Museum di Las Vegas riferisce che Lucania portava un tatuaggio con quel nome già a tredici anni. Le altre spiegazioni, la fortuna al gioco o una storpiatura del cognome Lucania, restano ipotesi non verificabili.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: il ritrovamento del 17/10/1929 a Staten Island, le ferite, l'arresto e la cauzione; la richiesta del 29/10/1929 di essere chiamato Charles Luciano; l'uso del soprannome prima di quella data; gli interrogatori e i fermi del 1926–1930.
Ipotesi: identità e movente degli aggressori.
Ricostruzione successiva: il vertice di Atlantic City del 1929; il ruolo di Rothstein come mentore.
4. Con Masseria, nella guerra castellammarese (1930–1931)
Alla fine degli anni Venti la mafia newyorkese era dominata da Giuseppe «Joe» Masseria, capo della famiglia più potente della città, con Giuseppe Morello come consigliere. Secondo le testimonianze di uomini d'onore che parlarono decenni dopo (Joe Valachi, Nicola Gentile, Joseph Bonanno), Luciano ne diventò uno dei luogotenenti. Nessun documento di polizia consultato lo registra però insieme a Masseria; e la leggenda che gli attribuisce l'uccisione di Umberto Valenti nel 1922 non ha alcuna prova.
Tra il febbraio 1930 e l'aprile 1931 il conflitto con il gruppo guidato da Salvatore Maranzano, noto come guerra castellammarese dal paese d'origine di molti suoi protagonisti, Castellammare del Golfo, produsse una lunga serie di omicidi, tutti documentati dalla stampa: Gaetano Reina (26 febbraio 1930), Vito Bonventre (15 luglio), Giuseppe Morello (15 agosto), Joe Pinzolo (settembre), Joe Aiello a Chicago (23 ottobre), Alfred Mineo e Steve Ferrigno (5 novembre 1930), Joseph Catania (3 febbraio 1931).
Quale ruolo ebbe Luciano in questa guerra? Le fonti che lo descrivono come l'uomo che preparò il tradimento di Masseria sono tutte interne alla mafia e di seconda mano. Nel suo manoscritto, Valachi riferisce che un mafioso detto «Buster» gli raccontò che Luciano e Genovese volevano eliminare Masseria per conto proprio, per un rancore personale. Gentile racconta di trattative segrete tra Luciano e Maranzano.
15 aprile 1931: l'omicidio di Masseria
Il pomeriggio del 15 aprile 1931 Masseria fu ucciso nella trattoria Nuova Villa Tammaro, al 2715 di West 15th Street, a Coney Island. Due uomini spararono una ventina di colpi; i tre commensali al tavolo con lui fuggirono, e già il giorno dopo la polizia sospettava che fossero stati loro a ingaggiare i killer. Il nome di Luciano non compare in nessuno dei resoconti di stampa del 16–21 aprile 1931 consultati.
La scena più famosa, Luciano che si allontana in bagno mentre quattro sicari (Albert Anastasia, Vito Genovese, Joe Adonis e Bugsy Siegel) entrano a sparare, viene dal libro di Martin Gosch e Richard Hammer pubblicato nel 1975, The Last Testament of Lucky Luciano, la cui attendibilità è contestata (vedi capitolo 10). Gentile, nelle sue memorie del 1963, colloca invece Luciano a casa sua subito dopo il delitto, in contatto con Maranzano. Valachi apprese la notizia per telefono da Tom Gagliano.
La conclusione delle fonti è netta: che Luciano abbia organizzato il tradimento è una ricostruzione fondata su testimonianze, condivisa da molti storici ma non un fatto accertato; la sua presenza nel ristorante non è verificata.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: gli omicidi della guerra castellammarese; l'uccisione di Masseria il 15/04/1931 alla Nuova Villa Tammaro; l'assenza di Luciano dalla stampa dell'epoca sul delitto.
Testimonianza: il ruolo di Luciano come luogotenente di Masseria e come regista del tradimento (Valachi, Gentile, Bonanno).
Non verificato: Luciano al tavolo e la scena del bagno (Gosch e Hammer, 1975).
Per approfondire: la biografia di Joe «The Boss» Masseria su Italia Mistero.
5. Maranzano, la Commissione e gli anni del potere (1931–1935)
Dopo la morte di Masseria, Salvatore Maranzano riunì i mafiosi newyorkesi e, secondo i racconti di Valachi e Bonanno, si proclamò «capo di tutti i capi». Fu in quell'occasione, sempre secondo questi testimoni, che venne definita la struttura delle famiglie con capo, sottocapo, capodecina e soldati. Nel manoscritto di Valachi Maranzano affida a Luciano la guida dell'ex famiglia Masseria, con Vito Genovese come vice.
Il nuovo ordine durò pochi mesi. Secondo Valachi e Gentile, Maranzano aveva preparato una lista di rivali da eliminare in cui figurava anche Luciano; anche questa «lista di proscrizione» è una testimonianza, non un documento.
10 settembre 1931: l'omicidio di Maranzano
Il 10 settembre 1931 da quattro a sei uomini entrarono negli uffici della Eagle Building Corporation, al nono piano del 230 di Park Avenue, a Manhattan. Si presentarono come agenti federali, mostrarono dei distintivi, immobilizzarono i presenti e uccisero Maranzano a coltellate e colpi di pistola. L'omicidio e il travestimento sono documentati. Gli esecutori indicati dalla tradizione sono uomini della malavita ebraica reclutati tramite Lansky e Siegel, guidati secondo alcune ricostruzioni da Samuel «Red» Levine; il killer Vincent «Mad Dog» Coll, che secondo la tradizione Maranzano aveva ingaggiato per uccidere Luciano, sarebbe arrivato mentre i sicari uscivano. Che sia stato Luciano a ordinare l'omicidio è la convinzione della maggior parte degli storici, ma resta un'ipotesi: non fu mai provata in un processo.
Alla morte di Maranzano la tradizione collega la cosiddetta «notte dei Vespri siciliani», in cui sarebbero stati uccisi in tutto il Paese da trenta a novanta vecchi boss. La fonte principale è Gentile; la maggior parte degli storici la considera in gran parte un mito.
La Commissione
Secondo la versione più diffusa, dopo la morte di Maranzano Luciano convocò i capi, abolì il titolo di «capo dei capi» e creò la Commissione, un organo collegiale incaricato di risolvere le dispute tra le famiglie. I membri tradizionalmente indicati sono Luciano, Vincent Mangano, Tommaso Gagliano, Joseph Bonanno e Joe Profaci per New York, Al Capone per Chicago e Stefano Magaddino per Buffalo.
Un esame delle fonti invita alla cautela su diversi punti:
- la struttura per famiglie e gradi è attribuita a Maranzano già nella primavera del 1931;
- Bonanno, uno dei membri fondatori, descrive la Commissione come un accordo tra capi senza un «sovrano», e non come la creazione di un singolo uomo;
- la presenza di Capone tra i membri originari è problematica: fu condannato per evasione fiscale nell'ottobre 1931;
- la stessa data di nascita della Commissione (1931 o anni successivi) è discussa.
Dire che Luciano «inventò» la mafia moderna, o che fosse il «boss dei boss nell'ombra», significa quindi riprendere una ricostruzione successiva. Le testimonianze lo indicano tra i principali promotori di un sistema collegiale; Bonanno sostiene anzi che rifiutò proprio il titolo di capo dei capi.
Gli anni del potere
Nei primi anni Trenta Luciano compare nei documenti come una figura nota alle polizie di diverse città. Il 19 aprile 1932 fu arrestato a Chicago insieme a Meyer Lansky. Nel settembre 1932, dopo l'omicidio di Gerardo Scarpato, la polizia di New York chiese a quella di Chicago di interrogarlo. Il 28 agosto 1935 l'FBI redasse un memorandum intestato a «Charles Luciana, with aliases».
Il 23 ottobre 1935 Arthur Flegenheimer, detto Dutch Schultz, fu ferito a morte a Newark. La polizia sospettò Luciano. La versione secondo cui la Commissione decise l'omicidio per impedire a Schultz di uccidere il procuratore Thomas E. Dewey, che lo stava indagando, nasce dalle rivelazioni dei pentiti di Murder, Inc. negli anni Quaranta: è una testimonianza, non un fatto accertato.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: l'omicidio di Maranzano il 10/09/1931 al 230 di Park Avenue, con i killer travestiti da agenti; l'arresto con Lansky a Chicago (19/04/1932); il memorandum FBI del 28/08/1935; l'omicidio di Dutch Schultz (23/10/1935) e il sospetto della polizia su Luciano.
Testimonianza: Maranzano «capo dei capi»; la lista di proscrizione; la nascita della Commissione; il movente dell'omicidio Schultz.
Ipotesi: Luciano mandante dell'omicidio di Maranzano.
Ricostruzione successiva: Luciano unico ideatore della Commissione.
Probabile mito: la «notte dei Vespri siciliani».
6. Il processo del 1936
Il processo del 1936 è il capitolo meglio documentato della vita di Luciano, e anche il più discusso. È importante chiarire subito che cosa fu e che cosa non fu: Luciano non fu processato né condannato per omicidio, per traffico di stupefacenti o per associazione mafiosa, ma per lo sfruttamento organizzato e coatto della prostituzione a New York.
Le indagini di Dewey
Nel 1935 il governatore Herbert H. Lehman nominò Thomas E. Dewey procuratore speciale contro i racket di New York. Nella notte tra il 1° e il 2 febbraio 1936 gli uomini di Dewey fecero irruzione in circa duecento case di prostituzione di Manhattan; tenutarie, prostitute e intermediari arrestati divennero la base dell'accusa. Una fotografia segnaletica di cinque imputati di quell'indagine, conservata nel fascicolo della procura n. 211537 ai NYC Municipal Archives, è datata 11 febbraio 1936.
Il 31 marzo 1936 Dewey ottenne un mandato d'arresto contro Luciano, che si trovava a Hot Springs, in Arkansas, stazione termale frequentata da uomini della malavita. Fu arrestato l'1 o il 3 aprile (le fonti divergono). Ne seguì una battaglia per l'estradizione: secondo la testimonianza del procuratore generale dell'Arkansas Carl Bailey, Owney Madden gli avrebbe offerto 50.000 dollari, che egli rifiutò denunciando il tentativo. Il 17 aprile Luciano fu consegnato ai detective di New York, il 18 arrivò in città e dal 19 rimase in carcere, non potendo versare una cauzione di 350.000 dollari.
Il dibattimento
Il processo si aprì l'11 o il 13 maggio 1936 (anche qui le fonti divergono) davanti al giudice Philip J. McCook della Corte Suprema della contea di New York, con una giuria speciale. Dewey sostenne personalmente l'accusa; Luciano fu difeso da George Morton Levy e Francis W. H. Adams. I testimoni furono 66 secondo la United Press, 68 secondo lo storico dei processi Bernard Ryan, in gran parte prostitute e tenutarie; tra le testimoni d'accusa più note c'era Florence «Cokey Flo» Brown. Contro il parere dei suoi legali, Luciano depose in propria difesa.
L'atto d'accusa conteneva 90 capi d'imputazione, contestati in base al Penal Law § 2460, commi 2, 4 e 8. Ventotto furono ritirati prima della camera di consiglio. Prima dell'alba del 7 giugno 1936 la giuria dichiarò Luciano e otto coimputati colpevoli di tutti i 62 capi restanti. Il 18 giugno il giudice McCook lo condannò a una pena da 30 a 50 anni di reclusione. Il 19 giugno Luciano entrò nel carcere di Sing Sing; la «condanna a 50 anni» di cui parlano molti testi, compresa la stampa italiana del 1962, è una semplificazione.
Gli appelli e il dissenso di Rippey
La difesa ricorse. Dopo una prima decisione d'appello del 7 maggio 1937, il 12 aprile 1938 la Corte d'appello di New York, il massimo organo giudiziario dello Stato, confermò la condanna nella sentenza People v. Luciano (277 N.Y. 348), scritta dal presidente della Corte, il giudice Crane. La sentenza descrive l'organizzazione così come l'accusa l'aveva ricostruita: Luciano al vertice dell'impresa, Thomas Pennochio tesoriere, David Betillo responsabile operativo, e poi Frederico, Wahrman e Liguori nei ruoli di gestore, capo degli esattori e uomo di mano. La Corte giudicò legittimo riunire i 90 capi in un solo processo come reati della stessa natura, senza contestare la cospirazione; ritenne Luciano responsabile come autore anche per atti materialmente compiuti da altri; ammise le dichiarazioni dei coimputati.
La decisione non fu unanime. Il giudice Rippey dissentì, sostenendo che nel processo erano stati commessi errori rilevanti e che gli imputati erano stati di fatto giudicati per un reato diverso da quello contestato. Il giudice Hubbs non partecipò alla decisione. Il 10 ottobre 1938 la Corte Suprema degli Stati Uniti rifiutò di esaminare il caso.
Quanto erano solide le prove?
Sulla solidità delle prove il dibattito è aperto da decenni. Il giornalista Selwyn Raab, autore di una storia delle cinque famiglie newyorkesi, le ha giudicate sorprendentemente esili, osservando che le prostitute che avevano accusato direttamente Luciano ritrattarono in seguito; la tenutaria Polly Adler e Joseph Bonanno negarono un suo coinvolgimento diretto nel racket. Queste valutazioni provengono da fonti secondarie: le ritrattazioni e il loro esito andrebbero verificati sugli atti della Appellate Division, non ancora consultati. L'unica contestazione della regolarità del processo letta direttamente in un atto originale è il dissenso di Rippey.
Resta un dato certo: la condanna del 1936, confermata in appello, è l'unica condanna grave della vita di Luciano.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: il mandato del 31/03/1936, l'arresto a Hot Springs, il processo davanti al giudice McCook, il verdetto del 07/06/1936 su 62 capi, la pena da 30 a 50 anni (18/06/1936), la conferma in appello del 12/04/1938 con il dissenso di Rippey (sentenza letta direttamente).
Testimonianza: il tentativo di corruzione di Owney Madden riferito da Carl Bailey.
Ricostruzione successiva: le ritrattazioni delle testimoni e il giudizio sulla debolezza delle prove.
Non documentato: un «patto segreto» tra Luciano e il Partito democratico nel 1932; la sua presenza alla convention democratica di Chicago di quell'anno è riportata da varie biografie ma non verificata.
7. Il carcere e la Marina (1936–1945)
Luciano entrò a Sing Sing il 19 giugno 1936 con la matricola 92168. Il 2 luglio fu trasferito alla Clinton Prison di Dannemora, il carcere di massima sicurezza dell'estremo nord dello Stato di New York, vicino al confine canadese, dove ebbe la matricola 24808. Vi rimase quasi sei anni. Le date e i numeri vengono dal fascicolo carcerario conservato ai New York State Archives e dal rapporto del commissario William B. Herlands, citati dallo storico Thomas Hunt.
Operation Underworld
Nel febbraio 1942, a due mesi dall'entrata in guerra degli Stati Uniti, il transatlantico Normandie, in trasformazione in nave trasporto truppe, prese fuoco e si capovolse nel porto di New York. Si temette un sabotaggio, che l'inchiesta ufficiale non accertò; la rivendicazione attribuita ad Albert Anastasia, raccontata decenni dopo, non ha riscontri. In quel clima l'Office of Naval Intelligence (ONI), il servizio informazioni della Marina, cercò la collaborazione della malavita che controllava i moli e i mercati del porto.
La sequenza degli eventi è nota soprattutto dal rapporto che Herlands consegnò al governatore Dewey il 17 settembre 1954, e da rapporti dell'FBI del 1946, attraverso la ricostruzione di Hunt:
- 7 marzo 1942: il capitano Roscoe MacFall dell'ONI incontra l'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan Frank S. Hogan; il comandante Charles R. Haffenden è designato rappresentante della Marina.
- Marzo–aprile 1942: Haffenden incontra Joseph «Socks» Lanza, che controllava il mercato del pesce di Fulton Street; il vice procuratore Murray Gurfein, l'avvocato di Luciano Moses Polakoff e Meyer Lansky si incontrano, e Lansky accetta di aiutare.
- 12 maggio 1942: Luciano viene trasferito dalla lontana Dannemora al carcere di Great Meadow, a Comstock, più vicino a New York e più accessibile alle visite.
- 1942–1945: Lansky, Lanza, Polakoff e, almeno in un'occasione nell'agosto 1942, Frank Costello visitano Luciano in carcere.
- 10 febbraio 1943: il giudice McCook respinge una richiesta di riduzione della pena, ma osserva che Luciano ha probabilmente aiutato lo sforzo bellico.
- 17 maggio 1945: Haffenden scrive che Luciano ha aiutato l'ONI, senza dettagli.
Il valore di questa collaborazione fu discusso già all'epoca. Il rapporto Herlands riconosce un aiuto effettivo per la sicurezza del porto. Un memorandum FBI del maggio 1946 riferisce invece che Haffenden aveva usato la sua influenza a favore di Luciano ed era stato censurato dalla Marina, e J. Edgar Hoover annotò a mano che si trattava di un esempio scioccante di uso improprio dell'autorità della Marina nell'interesse di un criminale. Tutte queste informazioni provengono dalla ricostruzione di Hunt: il rapporto Herlands e i fascicoli FBI non sono stati letti direttamente.
La Sicilia
La tesi che Luciano abbia fornito contatti mafiosi in Sicilia per lo sbarco alleato del luglio 1943 è una delle più diffuse e delle meno dimostrate della sua biografia. Compare in molta pubblicistica, ma il rapporto Herlands, per quanto noto dalle fonti consultate, riguarda la sicurezza del porto di New York. Va quindi tenuta distinta dalla collaborazione documentata: è un'ipotesi, non un fatto.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato (fonti citate da Hunt): la detenzione a Sing Sing, Dannemora e Great Meadow; i contatti tra l'ONI, la procura di Manhattan e la malavita del porto dal marzo 1942; le visite in carcere; la valutazione di McCook (1943) e la lettera di Haffenden (1945).
Fatto documentato: il valore della collaborazione era contestato già nel 1946.
Ipotesi: un ruolo di Luciano nello sbarco in Sicilia.
Per approfondire: Lo sbarco in Sicilia e la mafia su Italia Mistero.
8. La commutazione e l'espulsione (1945–1946)
Luciano non fu «liberato» né «graziato» nel senso comune delle parole. Il 3 gennaio 1946 il governatore Thomas E. Dewey, lo stesso uomo che lo aveva fatto condannare, commutò la pena a una condizione precisa: che fosse espulso immediatamente dagli Stati Uniti. Il decreto, secondo la formula riportata nei documenti, valeva «upon the express condition that the said Charles Luciano be deported forthwith».
La procedura è documentata passo per passo, attraverso il rapporto Herlands, il rapporto della Division of Parole del 2 febbraio 1946 e i fascicoli FBI citati da Hunt:
- 8 maggio 1945 – Tramite l'avvocato Moses Polakoff, Luciano presenta domanda di grazia al governatore
- 17 maggio 1945 – Lettera di Haffenden sull'aiuto prestato all'ONI
- 25 luglio 1945 – Haffenden nega di aver usato la propria influenza a favore di Luciano
- 3 dicembre 1945 – La commissione per la libertà condizionale raccomanda la commutazione e l'espulsione in Italia
- 3 gennaio 1946 – Dewey commuta la pena a condizione dell'espulsione immediata
- 9 gennaio 1946 – Luciano viene riportato a Sing Sing
- 2 febbraio 1946 – Libertà condizionale concessa al solo fine dell'espulsione; gli agenti dell'immigrazione lo portano a Ellis Island
- 8 febbraio 1946 – Imbarcato sul piroscafo Laura Keene al molo 7 del Bush Terminal di Brooklyn, sorvegliato da sei guardie
- 10 febbraio 1946 – La nave salpa, con un giorno di ritardo per il maltempo
- 27 febbraio 1946 – Arrivo a Napoli; la polizia italiana lo prende in consegna e lo trasferisce a Palermo
Le biografie raccontano di una cena d'addio a bordo, la sera prima della partenza, con Albert Anastasia e altri amici; l'episodio non è stato verificato sulla stampa di quei giorni. Anche la data d'arrivo a Napoli oscilla tra il 27 febbraio (FBI, Hunt) e il 28 (altre fonti): il 27 è la più solida.
Un patto segreto?
Da allora si discute se la commutazione sia stata il prezzo pagato per la collaborazione con la Marina. I documenti consultati mostrano due cose: la commutazione fu condizionata all'espulsione, non alla collaborazione; e l'aiuto bellico fu considerato, perché ne parlano la lettera di Haffenden e l'osservazione del giudice McCook del 1943. Un accordo esplicito che scambiasse la libertà con i servizi resi non risulta da nessun documento consultato: resta un'ipotesi.
Le polemiche non tardarono. Haffenden, nominato dal sindaco William O'Dwyer commissario per i servizi marittimi e aerei il 1° gennaio 1946, fu rimosso il 31 maggio dello stesso anno. Nel luglio 1946 un rapporto FBI criticò la gestione «estremamente trascurata» dei registri delle visite in carcere. Fu lo stesso Dewey, anni dopo, a chiedere l'inchiesta che portò al rapporto Herlands del 1954.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: la domanda di grazia, il parere favorevole della commissione, la commutazione del 03/01/1946 condizionata all'espulsione, la consegna all'immigrazione, la partenza sulla Laura Keene il 10/02/1946 e l'arrivo a Napoli il 27/02/1946.
Fatto documentato: l'aiuto bellico fu preso in considerazione.
Ipotesi: un «patto segreto» tra la libertà e la collaborazione.
Da verificare: la cena d'addio a bordo.
9. L'Avana e gli anni italiani (1946–1961)
Il soggiorno a Cuba
Sbarcato a Napoli e trasferito in Sicilia, Luciano non vi restò a lungo. Il 19 settembre 1946 ottenne un visto di sei mesi per Cuba e il 29 ottobre arrivò all'Avana con passaporto italiano e documenti per Venezuela, Colombia e Bolivia. Secondo le biografie il viaggio passò per Caracas, Rio de Janeiro e Città del Messico.
Nei mesi successivi diversi esponenti della malavita americana raggiunsero l'isola. I manifesti di volo citati da Hunt documentano, tra gli altri, la presenza di Meyer Lansky ai primi di novembre, di Frank Costello e Lansky (rientrati a Miami il 3 dicembre), di Joe Adonis e Vincent Alo (rientrati il 9 dicembre), di Willie Moretti, Vincent Mangano e Gerardo Catena (rientrati il 17 dicembre). A febbraio 1947 furono all'Avana i fratelli Fischetti e Frank Sinatra (rientrati il 14 febbraio), Joseph Magliocco, Mangano e Joe Profaci.
Da questi movimenti è nata la leggenda della «Conferenza dell'Avana»: un grande vertice all'Hotel Nacional tra il 20 e il 26 dicembre 1946, nel quale si sarebbe decisa la sorte di Bugsy Siegel, si sarebbero spartiti i traffici di droga e Luciano sarebbe stato riconosciuto capo dei capi, con un concerto di Sinatra per gli ospiti. La fonte principale di questo racconto è il libro di Gosch e Hammer del 1975, ripreso da autori successivi. Lo storico Thomas Hunt, esaminando i documenti, ha osservato che le date del vertice non hanno fondamento documentale, che la maggior parte delle presenze documentate è anteriore al 17 dicembre e che la visita di Sinatra risale al febbraio 1947.
Ciò non significa che non vi siano stati incontri. È plausibile che i boss presenti all'Avana in quei mesi abbiano visto Luciano, singolarmente o in gruppo; ma la grande convention, con le decisioni che le vengono attribuite, non è documentata. Non risulta inoltre da documenti consultati un rapporto diretto tra Luciano e il futuro dittatore Fulgencio Batista in quegli anni.
Il soggiorno finì bruscamente. Il 21 febbraio 1947 il commissario americano ai narcotici Harry J. Anslinger annunciò il blocco delle forniture di farmaci a Cuba finché Luciano fosse rimasto sull'isola. Il 22 o 23 febbraio Luciano fu arrestato in un ristorante del Vedado; il capo della polizia segreta Benito Herrera parlò di un rischio per l'ordine pubblico. Il 20 marzo 1947 lasciò Cuba su un mercantile turco; secondo le biografie sbarcò a Genova l'11 aprile e fu trattenuto a Palermo fino all'11 maggio, quando fu rilasciato con una diffida.
Roma: via Nazionale e i Parioli
Nel luglio 1949, scriveva La Stampa, Luciano viveva a Roma da circa due anni: prima in un albergo di via Nazionale, poi in una casa dei Parioli, in via Lima 48, presa in affitto dal conte Metello Rossi. Con lui viveva Igea Lissoni, una ballerina conosciuta secondo le biografie all'inizio del 1948. Nel giugno 1949, secondo Hunt, ricevette la visita di Meyer Lansky.
L'8 luglio 1949 la polizia lo prelevò nella casa dei Parioli e lo condusse a Regina Coeli insieme a Ralph Liguori (un Liguori figura tra i coimputati del 1936). Il fermo era collegato all'arresto all'aeroporto di Ciampino di Vincent Trupia, trovato con nove chili di cocaina. Una settimana dopo, il 15 luglio, Luciano fu rilasciato «nulla essendo risultato a suo carico», come scrisse La Stampa, insieme a Liguori e ad altri fermati, con l'invito a tornare nel paese d'origine in Sicilia. Nella sua rubrica, secondo Hunt, c'era l'indirizzo di Frank Sinatra.
Pochi giorni dopo, il 28 luglio 1949, La Stampa riportava da Boston le dichiarazioni delle autorità federali americane, che lo indicavano come coinvolto in un traffico di eroina diretto nel New England, con «il cervello» a Roma. Era un'accusa, non seguita da un processo. Nel novembre 1949 circolò la notizia di un matrimonio con Igea Lissoni, smentita da entrambi.
Napoli e le indagini del 1951
Trasferitosi a Napoli, Luciano rimase al centro delle attenzioni di investigatori italiani e americani. Nel maggio 1950, secondo Hunt, ricevette la visita di Salvatore «Red» Italiano. Nel 1951, mentre negli Stati Uniti la commissione del senatore Estes Kefauver indagava sulla criminalità organizzata, il Federal Bureau of Narcotics lo indicò pubblicamente come figura chiave del narcotraffico internazionale.
Nel giugno 1951 la Guardia di Finanza di Roma, che indagava su un traffico di eroina in cui comparivano i nomi di Frank e Francesco Callace e Giuseppe Pici, lo interrogò per circa venti ore. Secondo La Stampa del 10 giugno 1951, per gli stupefacenti non risultò «nulla a suo carico»; fu invece denunciato per traffico illecito di valuta, per una somma di 57.000 dollari.
Nell'ottobre 1952 Luciano entrò in Austria dal valico di Tarvisio con un regolare passaporto italiano, diretto a un albergo vicino a Salisburgo per delle cure a Badgastein. La notizia, pubblicata da La Stampa l'11 ottobre 1952, contraddice l'affermazione, diffusa da molte biografie, che il passaporto gli fosse stato ritirato proprio nel 1952.
Via Tasso e l'ammonizione del 1954
A Napoli Luciano abitava in via Tasso 484, nel parco Camola-Ricci, in una casa intestata al fratello Bartolo. Qui, nell'ottobre 1954, gli fu notificata la convocazione davanti alla Commissione provinciale per l'ammonizione e il confino.
Il rapporto della Questura di Napoli, riassunto da La Stampa il 19 novembre 1954, lo descriveva come persona pericolosa e raccoglieva una lunga serie di sospetti di polizia: i collegamenti con casi di stupefacenti (Trupia e altri; l'Interpol, si leggeva, «ebbe sempre la sensazione» che fosse uno dei capi), un contrabbando di tabacco con centrale a Tangeri, le scommesse ippiche, con minacce a un fantino, l'importazione di valuta e le proprietà intestate al fratello. Nessuno di questi sospetti era stato accertato in un processo. Lo assistevano gli avvocati Ettore Botti e Giuseppe Bifulco.
Il 19 novembre 1954 la Commissione provinciale gli inflisse due anni di ammonizione, una misura di polizia che comportava il coprifuoco notturno e il divieto di frequentare locali pubblici. Luciano, raccontò il giornale, era arrivato in Rolls Royce. Molte biografie datano la misura al 1° novembre 1954; la data della decisione riferita dalla stampa italiana è il 19. Secondo Wikipedia e Hunt le restrizioni furono revocate da un tribunale nell'estate 1956.
Le decisioni dei giudici nel 1958
Nel 1958 la Questura tentò una misura più severa. Il questore Carmelo Marzano chiese per Luciano la sorveglianza speciale prevista dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, citando la sua vita dispendiosa, i rapporti con persone sospette e la sua assenza da casa nei giorni in cui a New York fu ucciso Albert Anastasia. Con decreto depositato il 20 marzo 1958 il Tribunale di Napoli respinse la richiesta. Il 16 dicembre 1958 la Corte d'appello di Napoli confermò il rigetto, giudicando i motivi «privi di qualsiasi serio fondamento». È uno dei pochi giudizi di un'autorità giudiziaria sugli anni italiani di Luciano, ed è un giudizio favorevole a lui.
Nello stesso anno, il 2 luglio 1958, l'investigatore Martin Pera del Federal Bureau of Narcotics dichiarò davanti a una commissione del Senato americano che «non è da escludere» che la riunione mafiosa di Apalachin del 1957 fosse stata diretta da Luciano: un'ipotesi, espressa in forma dubitativa dallo stesso investigatore.
Accuse, sospetti, fatti
Per tutti gli anni italiani il Federal Bureau of Narcotics, con Harry J. Anslinger e l'agente Charles Siragusa, considerò Luciano una figura centrale del traffico di eroina tra Europa e Stati Uniti. Le fonti consultate documentano queste accuse e la sorveglianza continua di cui era oggetto; non documentano alcuna condanna per traffico di stupefacenti, né in Italia né altrove. Il fermo del 1949 si concluse senza accuse, l'interrogatorio del 1951 senza addebiti per la droga, la richiesta di sorveglianza speciale del 1958 fu respinta due volte.
Anche le sue attività economiche restano poco documentate: la stampa del 1962 parla di un negozio di articoli sanitari a Napoli e di una villa con terreni a Santa Marinella, sul litorale laziale, gestita dal nipote Salvatore. Il negozio di elettrodomestici di cui parlano molte biografie non è stato verificato.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato (stampa italiana coeva): le residenze di Roma (via Nazionale, via Lima 48) e di Napoli (via Tasso 484); il fermo dell'08/07/1949 e il rilascio del 15/07/1949; l'interrogatorio e la denuncia valutaria del 1951; il viaggio in Austria del 1952; l'ammonizione del 19/11/1954; il rigetto della sorveglianza speciale (20/03/1958 e 16/12/1958).
Fatto documentato (fonti citate da Hunt): l'arrivo all'Avana il 29/10/1946 e la presenza di numerosi boss sull'isola tra novembre 1946 e febbraio 1947; l'espulsione da Cuba.
Accusa o sospetto: il narcotraffico internazionale (FBN, Questura di Napoli, Interpol); il ruolo ad Apalachin.
Non verificato: la Conferenza dell'Avana nella forma tradizionale; il rapporto con Batista; il matrimonio con Igea Lissoni (smentito).
10. Gli ultimi anni e la morte (1958–1962)
La morte di Igea Lissoni
Igea Lissoni, la ballerina che viveva con Luciano dal 1948, morì il 27 settembre 1958 nella clinica Villa Bianca di Pozzuoli, come ricordò La Stampa nel 1962. Le biografie danno date diverse (1953, ottobre 1958, 1959): la data riportata dalla stampa italiana coeva è coerente con quella di Hunt, che indica l'ottobre 1958, e va preferita. Negli ultimi anni a Luciano veniva attribuita una giovane fidanzata, Adriana Rizzo, di ventiquattro anni; nella casa di via Tasso lavorava una governante, Livia Elena Sigus.
Il film mai girato
Nel 1960 il produttore americano Martin Gosch contattò Luciano per un film sulla sua vita. Secondo Hunt, che si basa su fonti FBI e giornalistiche, il 17 gennaio 1962 Luciano ricevette l'ultima visita di Pat Eboli e poco dopo ruppe con Gosch; ma il 26 gennaio, secondo La Stampa, Gosch era sull'aereo che Luciano attendeva a Capodichino. Sono ricostruzioni non verificate direttamente, che le fonti non permettono di conciliare del tutto.
26 gennaio 1962: Capodichino
All'inizio di gennaio 1962, riferisce La Stampa, Luciano aveva avuto un infarto, curato dal professor Mario Mattioli. Il 26 gennaio 1962, verso le 18.30, si accasciò nell'aeroporto di Capodichino mentre attendeva un aereo Alitalia proveniente da Roma, sul quale viaggiava Martin Gosch. Morì sul posto. Le prime diagnosi parlarono di infarto o di emorragia cerebrale; l'agenzia AP, nel dispaccio pubblicato lo stesso giorno dall'Evening Star di Washington, scrisse di un attacco cardiaco e indicò che Luciano aspettava amici in arrivo da Palermo. Le due versioni sul volo atteso restano da conciliare; la stampa italiana indica Roma.
Intorno a Luciano, quel pomeriggio, c'erano anche gli investigatori. Uomini della Guardia di Finanza in borghese, guidati dal capitano Cesare Speciale e dal maresciallo Cesare Resta, lo tenevano sotto osservazione all'aeroporto. Sul posto arrivò il sostituto procuratore Vincenzo Galluzzo. L'ispettore Henry Giordano del Federal Bureau of Narcotics dichiarò che l'arresto di Luciano per un traffico di eroina era «imminente»; il New York Times titolò che Luciano era morto mentre stava per essere arrestato. Nessuna accusa formale risulta tuttavia dalle fonti consultate: l'indagine era in corso, e con la morte dell'indagato si chiuse senza un giudizio.
Le indagini sulla morte
Il procuratore capo di Napoli Walter Del Giudice ordinò una perizia tossicologica, affidata al professor Pietro Verga; la prima ispezione del cadavere non aveva rilevato anomalie. Verga chiese almeno quindici giorni per l'esame dei visceri. L'esito della perizia non è stato trovato nelle fonti consultate. Gosch fu interrogato dalla polizia. Racconti successivi, riferiti da Gosch stesso, aggiungono che mentre Luciano crollava egli gli mise in bocca una pillola: da questa scena sono nate le ipotesi di avvelenamento.
Nei giorni successivi la stampa italiana riferì anche voci, non confermate, di un suicidio per non diventare un delatore. Nessuna di queste ipotesi ha riscontri: tutte le fonti coeve consultate indicano come causa della morte un attacco cardiaco, in un uomo di sessantaquattro anni che aveva già avuto un infarto una ventina di giorni prima.
Il funerale
I funerali si svolsero a Napoli il 29 gennaio 1962, nella parrocchia della Santissima Trinità. Vi parteciparono, scrisse La Stampa, Joe Adonis, Nick Di Marzio, i fratelli Fischetti e una cinquantina di espulsi dagli Stati Uniti, sotto gli occhi di agenti americani. A Napoli era arrivato anche il fratello Bartolo. Un mese dopo, il 27 febbraio 1962, La Stampa raccontava di un parroco di San Giuseppe Vesuviano che Luciano aveva aiutato.
La salma fu trasferita negli Stati Uniti e sepolta nel St. John's Cemetery di Middle Village, nel Queens, a New York: quel Paese da cui era stato espulso sedici anni prima lo riaccolse solo da morto. Le cifre sulla partecipazione ai funerali, a Napoli e a New York, divergono tra le fonti.
Dopo la morte: The Last Testament
Martin Gosch morì nell'ottobre 1973. Nel 1975 uscì The Last Testament of Lucky Luciano, firmato da Gosch e dal giornalista Richard Hammer e presentato come il racconto della vita di Luciano dettato dallo stesso boss. L'editore Little, Brown annunciò registrazioni di cui ammise poi l'inesistenza; un memorandum FBI del 2 ottobre 1974 giudicava il libro privo di valore; lo studioso Richard N. Warner ne ha analizzato le incongruenze sulla rivista Informer (aprile 2012). Molte delle scene più note della vita di Luciano, dalla sua presenza all'omicidio Masseria alla Conferenza dell'Avana, vengono da questo libro.
Cosa dicono le fonti
Fatto documentato: la morte di Igea Lissoni il 27/09/1958; la morte di Luciano a Capodichino verso le 18.30 del 26/01/1962 per attacco cardiaco secondo le fonti coeve; la sorveglianza della Guardia di Finanza; la perizia tossicologica disposta; i funerali del 29/01/1962 a Napoli; la sepoltura al St. John's Cemetery.
Accusa: il traffico di eroina per cui si preparava l'arresto.
Testimonianza: la scena della pillola raccontata da Gosch.
Voce o ipotesi senza riscontri: avvelenamento, suicidio.
Fonte inattendibile: The Last Testament of Lucky Luciano (1975).
Fonti principali
Le fonti sono divise tra quelle lette direttamente per questa biografia e quelle citate indirettamente, cioè note attraverso le opere di altri autori. I libri elencati nella seconda parte non sono stati letti.
Documenti e stampa d'epoca letti direttamente
- Corte d'appello di New York, People v. Luciano, 277 N.Y. 348, 12 aprile 1938 – CourtListener
- Washington Daily News, 8 giugno 1936, p. 8 (United Press), sul verdetto – Library of Congress
- Evening Star, 26 gennaio 1962, p. 1 (Associated Press), sulla morte – Library of Congress
- NYC Municipal Archives, fotografia «People vs. Charles Luciano, et al.», fascicolo 211537 – scheda
- Archivio storico La Stampa e Stampa Sera (portale), articoli del:
Studi e ricostruzioni lette direttamente
- Thomas Hunt, «The Lucania case», MafiaHistory.us (cita il fascicolo carcerario, il rapporto Herlands e i fascicoli FBI)
- Thomas Hunt, «The Havana Convention», MafiaHistory.us
- Thomas Hunt, «Lucania, Salvatore (1897–1962)», American Mafia – Who Was Who
- Christian Cipollini, «Charles Luciano survived 'gang ride' 95 years ago», The Mob Museum, 2024
- Christian Cipollini, «The fall of Salvatore Maranzano and the rise of the new Mafia», The Mob Museum, 2023
- Scott M. Deitche, «Seventy years ago, Luciano's Havana sojourn was cut short», The Mob Museum, 2017
- The Writers of Wrongs, schede del 17 ottobre e del 26 gennaio
- Bernard Ryan Jr., «Charles "Lucky" Luciano Trial: 1936», Great American Trials, Encyclopedia.com
- WikiTree, Salvatore Lucania (estremi dell'atto di nascita)
Fonti citate indirettamente (non lette)
- Rapporto del commissario William B. Herlands al governatore Dewey, 17 settembre 1954
- Fascicoli FBI 39-2141 e memorandum collegati (1935–1974)
- Fascicolo carcerario della Clinton State Prison (New York State Archives); Division of Parole, rapporto del 2 febbraio 1946
- New York Times, Brooklyn Daily Eagle, Chicago Daily Tribune (1928–1962), noti attraverso Hunt e altri autori
- Thomas E. Dewey, Twenty Against the Underworld (1974); Rodney Campbell, The Luciano Project (1977); Tim Newark, Lucky Luciano (2010); Selwyn Raab, Five Families (2005); Joseph Bonanno, A Man of Honor (1983); Robert Lacey, Little Man (1991); le testimonianze di Joe Valachi e Nicola Gentile
- Martin A. Gosch e Richard Hammer, The Last Testament of Lucky Luciano (1975): citato solo come fonte inattendibile

