Al Capone
Il vero Scarface
Al Capone è il gangster più famoso della storia americana, ma anche uno dei più deformati dal mito. Tra il 1925 e il 1931 guidò a Chicago l’organizzazione criminale che controllava alcol, gioco d’azzardo e prostituzione in gran parte della città e dei sobborghi. Non ne fu il fondatore: la ereditò da Johnny Torrio, che a sua volta l’aveva costruita all’ombra di Big Jim Colosimo. E non fu condannato per gli omicidi che la stampa e l’opinione pubblica gli attribuivano, ma per evasione fiscale.
Questa pagina ricostruisce la sua vita in ordine cronologico e distingue i fatti documentati, le attribuzioni investigative mai provate in tribunale, le testimonianze e le leggende nate attorno al personaggio.
Brooklyn e la famiglia (1899–1917)
Una famiglia di Angri
Alphonse Gabriel Capone nacque a Brooklyn, New York, il 17 gennaio 1899. Il padre, Gabriele, barbiere, e la madre, Teresa Raiola, sarta, erano nati ad Angri, in provincia di Salerno, ed erano emigrati negli Stati Uniti nel 1893. Alphonse fu il quarto di nove figli; tra i fratelli c’erano Vincenzo, che negli Stati Uniti cambiò nome e divenne agente della polizia del Proibizionismo con il nome di Richard Hart, Raffaele detto Ralph e Salvatore detto Frank (fatto documentato).
La famiglia viveva vicino al cantiere navale di Brooklyn e si trasferì più tardi nel quartiere di Park Slope. Era la vita di molte famiglie dell’emigrazione meridionale: case affollate, lavori precari, figli che crescevano per strada tra bande giovanili e piccoli traffici. Gabriele Capone morì nel 1920; Teresa sopravvisse al figlio e morì nel 1952 (fatto documentato).
La scuola e le bande di strada
Capone frequentò una scuola cattolica e la lasciò a quattordici anni, dopo essere stato espulso per aver colpito un’insegnante. Fece lavori saltuari in un negozio di dolciumi e in una sala da bowling e frequentò le bande giovanili del quartiere, come i Junior Forty Thieves e i Brooklyn Rippers, per poi entrare nell’orbita della Five Points Gang, una delle grandi bande di New York, in cui era cresciuto anche Johnny Torrio (fatto documentato).
L’Harvard Inn, Frankie Yale e la cicatrice (1917–1919)
Al servizio di Frankie Yale
Il suo primo protettore fu Frankie Yale, gangster di Brooklyn e gestore dell’Harvard Inn, un locale da ballo di Coney Island in cui Capone lavorava come buttafuori e cameriere. Yale e Torrio erano legati da affari e da amicizia: è attraverso questa rete che il giovane Capone entrò in contatto con il mondo che lo avrebbe portato a Chicago (fatto documentato).
Lo sfregio di Frank Galluccio
All’Harvard Inn Capone rivolse un commento offensivo a una ragazza. Il fratello di lei, Frank Galluccio, lo colpì al volto con un coltello, lasciandogli le cicatrici sulla guancia sinistra che gli valsero il soprannome di «Scarface» (fatto documentato). Le fonti non concordano sulla data, che la maggior parte delle biografie colloca intorno al 1917, né sui dettagli dell’episodio. Il racconto secondo cui Capone, anni dopo, avrebbe assunto Galluccio come guardia del corpo circola in molte ricostruzioni ma non è documentato (leggenda). Capone stesso, nelle interviste, attribuiva le cicatrici a una ferita di guerra in Francia: non prestò mai servizio militare (fatto documentato).
Il matrimonio
Il 30 dicembre 1918 sposò Mae Josephine Coughlin, di famiglia irlandese. Poche settimane prima era nato il loro unico figlio, Albert Francis, detto Sonny (fatto documentato).
Johnny Torrio e il trasferimento a Chicago (1919–1920)
L’organizzazione prima di Capone
L’organizzazione che sarebbe diventata il Chicago Outfit esisteva da oltre un decennio. Giacomo «Big Jim» Colosimo, arrivato a Chicago dalla Calabria nel 1895, aveva costruito il suo potere nel Levee, il quartiere a luci rosse, tra bordelli, gioco d’azzardo e protezione politica, facendo da tramite per le tangenti. Intorno al 1909 chiamò da New York Johnny Torrio, che divenne il suo braccio destro (fatto documentato).
Torrio era un organizzatore più che un uomo d’azione: preferiva gli accordi alla guerra, la corruzione alla violenza aperta, e trattava il crimine come un’impresa con contabili, fornitori e soci. Da lui Capone apprese il metodo che avrebbe applicato su scala molto più grande.
L’arrivo a Chicago e l’omicidio Colosimo
Capone si trasferì a Chicago nel 1919, su invito di Torrio, e cominciò lavorando come buttafuori al Four Deuces, uno dei locali dell’organizzazione. Con l’entrata in vigore del Proibizionismo, il 17 gennaio 1920, giorno del ventunesimo compleanno di Capone, Torrio voleva lanciarsi nel contrabbando di alcolici, mentre Colosimo era riluttante. L’11 maggio 1920 Colosimo fu ucciso nel suo ristorante. Gli investigatori e gli storici indicano come probabile esecutore Frankie Yale, su incarico di Torrio, e anche Capone fu sospettato; nessuno fu mai condannato (attribuzione investigativa).
Il Proibizionismo e l’ascesa nell’Outfit (1920–1925)
Il braccio destro di Torrio
Sotto Torrio l’organizzazione divenne un’impresa: birrifici e distillerie clandestine, trasporti, locali, case da gioco e bordelli, con una rete di accordi con altre bande per spartire la città. Capone salì rapidamente e nel 1924 era il principale collaboratore di Torrio (fatto documentato).
La birra arrivava da birrifici clandestini dell’area di Chicago, mentre i superalcolici entravano anche dal Canada e dalla costa orientale. Il giro d’affari era enorme, ma le cifre favolose attribuite a Capone dalla stampa dell’epoca, fino a cento milioni di dollari l’anno, non sono verificabili (leggenda giornalistica).
In quegli anni Capone si presentava ufficialmente come commerciante di mobili usati: il suo biglietto da visita indicava un negozio al 2220 di South Wabash Avenue, accanto al Four Deuces (fatto documentato). Il modello di Torrio si basava su accordi di spartizione del territorio con le altre bande della città, tra cui i fratelli Genna nel West Side e la North Side Gang di Dean O’Banion. Quegli equilibri erano fragili e, quando si ruppero, Chicago entrò in una lunga stagione di violenza.
Cicero
Quando il sindaco riformatore di Chicago William Dever, eletto nel 1923, rese più difficile la protezione politica in città, Torrio spostò il centro degli affari a Cicero, un sobborgo appena fuori dai confini cittadini. Alle elezioni comunali del 1924 gli uomini dell’organizzazione garantirono con intimidazioni e violenze la vittoria dei candidati amici. Durante gli scontri del 1° aprile 1924 il fratello di Capone, Frank, fu ucciso dalla polizia (fatto documentato).
A Cicero l’organizzazione stabilì la propria base all’Hawthorne Inn, sulla 22nd Street, che divenne per anni il quartier generale operativo di Capone fuori dai confini della città (fatto documentato).
L’attentato a Torrio
Il 24 gennaio 1925 Torrio fu gravemente ferito in un agguato attribuito alla North Side Gang. Dopo essersi ristabilito lasciò la guida dell’organizzazione a Capone, che aveva ventisei anni, e lasciò Chicago (fatto documentato).
Pochi mesi prima, nel maggio 1924, Torrio era stato arrestato durante un’irruzione nella birreria Sieben, gestita in società con O’Banion; condannato per violazione delle leggi sul Proibizionismo, scontò la pena nel carcere della contea di Lake, a Waukegan (fatto documentato). Molti autori ritengono che O’Banion lo avesse attirato in una trappola, sapendo dell’irruzione: è un’interpretazione diffusa, non una circostanza provata. Dopo il ritiro Torrio tornò per un periodo in Italia, poi si stabilì a New York, dove nel 1939 fu a sua volta condannato per evasione fiscale; morì a Brooklyn nel 1957.
Politica, polizia e corruzione
La protezione politica
Il sistema di Capone si reggeva sulla corruzione: poliziotti, funzionari, giudici e amministratori ricevevano denaro in cambio di protezione e informazioni. Nel 1927 tornò sindaco di Chicago William Hale Thompson, considerato dagli avversari e dalla stampa vicino agli interessi dell’organizzazione, che secondo diverse ricostruzioni finanziò la sua campagna (attribuzione giornalistica e storica, mai accertata in giudizio).
Capone stabilì il suo quartier generale prima al Metropole Hotel e, dal 1928, al Lexington Hotel, sulla Michigan Avenue, dove occupava diverse stanze. Da lì gestiva una rete che comprendeva anche sindacati, lavanderie e attività apparentemente legali (fatto documentato).
Il caso McSwiggin
Il 27 aprile 1926 a Cicero fu ucciso William McSwiggin, giovane sostituto procuratore della contea di Cook, che si trovava in compagnia di contrabbandieri di una banda rivale. La stampa e gli investigatori sospettarono Capone, che fu interrogato; nessuno fu mai processato per il delitto (attribuzione investigativa).
L’immagine pubblica
Capone curava la propria immagine come pochi gangster prima di lui: concedeva interviste, si presentava come un uomo d’affari che forniva ciò che il pubblico chiedeva e, durante la Grande Depressione, finanziò una mensa per i disoccupati a Chicago (fatto documentato). Le fotografie della fila di uomini davanti a quella mensa sono oggi conservate negli Archivi nazionali statunitensi.
Le guerre tra bande e la North Side Gang (1924–1928)
O’Banion e Hymie Weiss
Il principale rivale era la North Side Gang, a prevalenza irlandese e tedesca. Il 10 novembre 1924 il suo capo, Dean O’Banion, fu ucciso nel suo negozio di fiori; l’omicidio è attribuito dagli storici a Torrio e ai suoi alleati, ma nessuno fu condannato (attribuzione investigativa). La risposta fu l’agguato a Torrio del gennaio 1925. Nel settembre 1926 i North Siders spararono contro l’hotel di Cicero dove si trovava Capone, che rimase illeso; l’11 ottobre 1926 il loro nuovo capo, Hymie Weiss, fu ucciso davanti al quartier generale della banda (fatto documentato; esecutori mai condannati).
Pochi giorni dopo, il 20 ottobre 1926, i rappresentanti delle principali bande si incontrarono all’Hotel Sherman e concordarono una tregua con la spartizione dei territori, che però durò poco (fatto documentato).
Gli anni delle «guerre della birra»
Tra il 1925 e il 1926 Chicago visse gli anni più violenti dell’era del Proibizionismo: secondo le stime più citate, oltre cento gangster furono uccisi. Dopo Weiss la guida dei North Siders passò a George «Bugs» Moran (fatto documentato).
I Genna, l’Unione Siciliana e Frankie Yale
Nel 1925 la famiglia Genna, alleata di Torrio e Capone nel West Side, fu decimata in poche settimane: Angelo Genna fu ucciso a maggio, Mike Genna morì a giugno in uno scontro a fuoco con la polizia e Antonio Genna fu assassinato a luglio (fatti documentati; per gli omicidi non ci furono condanne). Il controllo dell’Unione Siciliana, un’associazione di mutuo soccorso che a Chicago era diventata uno strumento di potere criminale, passò ad Antonio Lombardo, considerato vicino a Capone; Lombardo fu ucciso in pieno centro il 7 settembre 1928 e il delitto rimase irrisolto.
Il 1° luglio 1928 fu assassinato a Brooklyn anche Frankie Yale, il primo protettore di Capone. Gli investigatori collegarono l’agguato a uomini di Chicago e lo attribuirono a un contrasto sui carichi di alcol: anche in questo caso l’accusa contro Capone resta un’attribuzione investigativa, perché nessuno fu condannato.
Il massacro di San Valentino (14 febbraio 1929)
Il garage di North Clark Street
La mattina del 14 febbraio 1929, in un garage al 2122 di North Clark Street, uomini travestiti da poliziotti fecero allineare contro un muro sette persone legate alla banda di Moran e le uccisero a colpi di mitra. Tra le vittime c’erano i fratelli Frank e Peter Gusenberg; Moran non era presente (fatto documentato).
Chi fu?
L’opinione pubblica attribuì subito la strage a Capone, che in quei giorni si trovava nella sua villa in Florida. Furono arrestati e incriminati alcuni suoi uomini, tra cui Jack McGurn, John Scalise e Albert Anselmi, ma le accuse caddero per mancanza di prove. Le perizie balistiche di Calvin Goddard collegarono in seguito alla strage le armi trovate in casa di Fred Burke, condannato all’ergastolo per un altro omicidio. Nessuno fu mai condannato per il massacro e il rapporto conclusivo del coroner parlò di «persone sconosciute» (fatto documentato). Il ruolo di Capone come mandante è l’ipotesi più accreditata, ma non è mai stato provato in tribunale (attribuzione investigativa).
Pochi mesi dopo, nel maggio 1929, Scalise e Anselmi furono trovati uccisi insieme a Joseph Giunta. Secondo un racconto diventato celebre, anche grazie al cinema, Capone li avrebbe uccisi personalmente con una mazza da baseball durante una cena, accusandoli di tradimento: è una versione molto diffusa, ma non provata (leggenda).
Arresti, indagini federali e la guerra castellammarese (1929–1931)
Atlantic City e il carcere di Filadelfia
Nel maggio 1929 Capone partecipò alla conferenza di Atlantic City, dove i capi delle principali organizzazioni criminali discussero la spartizione degli affari. Al ritorno, il 16 maggio, fu arrestato a Filadelfia per porto abusivo d’arma e condannato a un anno: lo scontò nel penitenziario di Eastern State, in una cella arredata con tappeti e mobili, e fu scarcerato nel marzo 1930 (fatto documentato). Alcuni storici interpretano l’arresto come una mossa voluta per allontanarsi da Chicago dopo la strage (ipotesi). Pochi giorni dopo la scarcerazione la Chicago Crime Commission lo indicò come «nemico pubblico numero uno».
Già il 27 marzo 1929 Capone era stato arrestato da agenti federali per oltraggio alla corte, per non essersi presentato davanti a un grand jury fingendosi malato. Nello stesso periodo un gruppo di imprenditori di Chicago, noto come «Secret Six», finanziò indagini private e sostenne l’offensiva delle autorità federali (fatto documentato).
Chicago e la guerra di New York
Negli stessi anni la mafia di New York era dilaniata dalla guerra castellammarese tra Joe Masseria e Salvatore Maranzano, conclusa nel 1931 con l’omicidio di entrambi e con la nascita della Commissione. Capone, di origine campana e a capo di un’organizzazione con regole proprie, mantenne rapporti con entrambi gli schieramenti; secondo alcune ricostruzioni basate su testimonianze successive, tra cui quella di Joseph Valachi, nel 1931 riconobbe la nuova leadership di Maranzano (testimonianze, non verificabili nei dettagli).
Il fisco: Frank Wilson e il libro mastro
La strategia che portò Capone in prigione nacque da una sentenza della Corte Suprema del 1927, secondo cui anche i redditi illeciti andavano dichiarati. L’Intelligence Unit del Bureau of Internal Revenue, guidata da Elmer Irey, affidò il caso all’agente speciale Frank J. Wilson. Nell’autunno del 1930 Wilson trovò un libro mastro di una grande casa da gioco con annotazioni che riconducevano a Capone parte dei profitti, e convinse il contabile Leslie Shumway a testimoniare (fatto documentato).
La strategia era già stata sperimentata sugli uomini più vicini a Capone. Nel 1930 furono condannati per reati fiscali il fratello Ralph Capone, Jake Guzik, che curava la contabilità dell’organizzazione, e Frank Nitti, che si dichiarò colpevole (fatti documentati). Ogni condanna rafforzava il quadro probatorio contro il capo.
Eliot Ness e gli «Intoccabili»
Parallelamente, dal 1930, una piccola squadra di agenti del Proibizionismo guidata da Eliot Ness colpì birrifici e depositi dell’organizzazione, causando forti perdite economiche. Il contributo di Ness fu reale, ma non decisivo per la condanna: il processo si basò sull’indagine fiscale di Wilson e del procuratore federale George E. Q. Johnson. Il ruolo di Ness come grande nemico di Capone fu amplificato dal libro «The Untouchables» del 1957 e poi dal cinema (fatto documentato; mito successivo).
Il processo del 1931
Il 5 giugno 1931 Capone fu incriminato per evasione fiscale relativa agli anni dal 1925 al 1929; un’ulteriore incriminazione riguardava le violazioni della legge sul Proibizionismo, che la procura non portò a processo. Un primo accordo sulla pena fu respinto dal giudice James H. Wilkerson.
Il dibattimento si aprì il 6 ottobre 1931. All’inizio del processo il giudice Wilkerson sostituì l’intera giuria con quella destinata a un altro procedimento, dopo che erano emersi timori di pressioni sui giurati (fatto documentato dalla cronaca giudiziaria). La difesa, affidata agli avvocati Michael Ahern e Albert Fink, sostenne che il governo non aveva provato quale fosse il reddito reale dell’imputato. L’accusa rispose ricostruendo il tenore di vita di Capone: abiti su misura, gioielli, automobili, la villa di Palm Island e le spese negli alberghi, incompatibili con l’assenza di qualsiasi dichiarazione dei redditi.
Il 17 ottobre 1931 la giuria lo dichiarò colpevole di cinque capi d’imputazione: tre per evasione fiscale e due per omessa dichiarazione dei redditi. Il 24 ottobre fu condannato a undici anni di carcere, a una multa di 50.000 dollari e al pagamento delle spese processuali; il ricorso in appello fu respinto (fatto documentato).
Atlanta e Alcatraz (1932–1939)
Il penitenziario di Atlanta
Nel maggio 1932 Capone entrò nel penitenziario federale di Atlanta. Le visite mediche all’ingresso gli diagnosticarono la sifilide, contratta probabilmente in gioventù e mai curata. Ad Atlanta continuò a godere di privilegi grazie ai contatti con l’esterno (fatto documentato).
Il detenuto numero 85
Nell’agosto 1934 fu trasferito ad Alcatraz, il nuovo carcere federale di massima sicurezza nella baia di San Francisco, dove ricevette la matricola 85 e perse ogni privilegio. Rifiutò di aderire a uno sciopero dei detenuti, fu aggredito con un’arma rudimentale nel 1936 da un altro recluso, rimanendo ferito in modo lieve, e suonava il banjo nella banda musicale del carcere (fatto documentato).
Ad Alcatraz Capone fu trattato come un detenuto qualunque: lavorò, tra l’altro, nella lavanderia del carcere e non poteva più contare sulle visite, sulla corrispondenza e sulle notizie che a Chicago e ad Atlanta lo tenevano in contatto con l’esterno. Secondo molte ricostruzioni storiche, proprio i privilegi di cui aveva goduto ad Atlanta contribuirono alla decisione di trasferirlo nel nuovo penitenziario di massima sicurezza.
Nel febbraio 1938 gli fu diagnosticata la neurosifilide, che ne compromise progressivamente le capacità mentali. Il 6 gennaio 1939 terminò la pena ad Alcatraz e fu trasferito nel carcere di Terminal Island, in California, per scontare una condanna minore per oltraggio alla corte (fatto documentato).
Gli ultimi anni, la morte e l’eredità (1939–1947)
La scarcerazione
Il 16 novembre 1939 Capone fu rimesso in libertà, anche in considerazione delle sue condizioni di salute. Fu curato all’Union Memorial Hospital di Baltimora e nel marzo 1940 si ritirò nella villa di Palm Island, a Miami Beach, acquistata nel 1928. Nel 1942 fu curato con la penicillina, allora un farmaco ancora nuovo, che rallentò la malattia ma non poté invertire i danni (fatto documentato).
Negli anni di Palm Island le sue condizioni continuarono a peggiorare. Secondo i medici che lo visitarono nel 1946, citati dalle principali biografie, le sue facoltà mentali erano paragonabili a quelle di un bambino di dodici anni; non tornò mai a guidare l’organizzazione, che nel frattempo era passata stabilmente ad altri.
La morte
Il 21 gennaio 1947 fu colpito da un ictus; seguirono una polmonite e un arresto cardiaco. Morì il 25 gennaio 1947 a Palm Island, a quarantotto anni. Fu sepolto a Chicago nel cimitero di Mount Olivet e nel 1950 la salma fu trasferita nel cimitero di Mount Carmel, a Hillside (fatto documentato). Dopo la sua uscita di scena l’Outfit, guidato da Frank Nitti, Paul Ricca e Tony Accardo, continuò ad esistere per decenni.
Il caso Capone lasciò un’eredità anche nel diritto: dimostrò che il fisco poteva colpire i capi della criminalità organizzata là dove le indagini sugli omicidi fallivano, e il metodo dell’indagine patrimoniale fu applicato in seguito a molti altri boss (fatto documentato). La moglie Mae visse fino al 1986; il figlio Sonny cambiò cognome negli anni Sessanta e morì nel 2004.
Il mito e il cinema
Già nel 1932 il film «Scarface» di Howard Hawks si ispirava liberamente alla sua figura. Negli anni successivi Capone è diventato un archetipo: dalla serie televisiva «The Untouchables» al film «Gli intoccabili» di Brian De Palma (1987), fino a «Capone» (2020) sugli ultimi anni. Queste opere hanno contribuito a fissare un’immagine in cui i fatti documentati si confondono con la leggenda, a partire dal ruolo di Eliot Ness e dalla responsabilità diretta di Capone in molti omicidi mai accertati.
Archivio – Storie e biografie collegate
Mafia americana
Mafia americana · Lucky Luciano · Joe «The Boss» Masseria · La Mano Nera · Giuseppe Morello · 3 Riunioni mafiose · Sam «Momo» Giancana
Tutti i documentari sull’argomento: canale YouTube Italia Mistero.
Immagini d’archivio su Al Capone
La galleria raccoglie fotografie segnaletiche e documenti federali, immagini d’epoca e fotografie recenti dei luoghi legati a Capone. Per ogni immagine sono indicati la fonte su Wikimedia Commons, l’autore e la licenza verificati sulla pagina originale del file.
Crediti delle immagini (in ordine di galleria: soggetto – autore – fonte – licenza – modifiche):
- Copertina di Time, 24 marzo 1930 – Time Magazine – Wikimedia Commons – pubblico dominio negli Stati Uniti (pubblicazione del 1930, diritti scaduti) – modifiche: nessuna.
- Automobile esposta come appartenuta a Capone – Al Pavangkanan (Flickr, 2008) – Wikimedia Commons – CC BY 2.0 – modifiche: ridimensionata.
- Cella di Eastern State – Thesab (2007) – Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0 – modifiche: ridimensionata.
- Foto segnaletiche del 17 giugno 1931 – United States Bureau of Prisons – Wikimedia Commons – pubblico dominio: opera del governo federale USA (Dipartimento di Giustizia) – modifiche: versione ritagliata.
- Villa di Palm Island – Marine 69-71 (2016) – Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0 – modifiche: ridimensionata.
- Foto della polizia di Miami, 8 maggio 1930 – Miami Police Department – Wikimedia Commons – pubblico dominio: documento pubblico dello Stato della Florida – modifiche: ritagliata.
- Il giovane Capone con la madre – autore sconosciuto – Wikimedia Commons – pubblico dominio per anzianità (fotografia del 1904–1910 circa, secondo Commons) – modifiche: nessuna.
- Foto segnaletica di profilo, Alcatraz 1934 – Federal Bureau of Prisons – Wikimedia Commons – pubblico dominio: opera del governo federale USA (Dipartimento di Giustizia) – modifiche: versione ritagliata.
- Foto segnaletiche di Alcatraz, 1934 – Federal Bureau of Prisons – Wikimedia Commons – pubblico dominio: opera del governo federale USA (Dipartimento di Giustizia) – modifiche: versione diversa da quella su Commons, con inquadratura più ampia.
- Cella 181 di Alcatraz – Tres calcetines (2018) – Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0 – modifiche: ridimensionata.
- Certificato di morte, 1947 – C.W. Tomlinson – Wikimedia Commons – pubblico dominio: documento pubblico dello Stato della Florida – modifiche: ridimensionata.
- Foto segnaletica frontale, Alcatraz 1934 – Federal Bureau of Prisons – Wikimedia Commons – pubblico dominio: opera del governo federale USA (Dipartimento di Giustizia) – modifiche: versione ritagliata.

