Enrico De Pedis

Enrico De Pedis “Renatino” – Banda della Magliana, Vaticano e misteri irrisolti | Italia Mistero

Enrico De Pedis, detto Renatino, fu uno dei protagonisti della Banda della Magliana. Legato al gruppo dei Testaccini, attraversò le diverse fasi della criminalità romana tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Il suo nome è stato successivamente associato anche a vicende che vanno oltre la storia della Banda, dalla morte di Roberto Calvi al caso Emanuela Orlandi, ma su molti di questi collegamenti è necessario distinguere tra fatti accertati, testimonianze, indagini e ipotesi.

Enrico De Pedis e i Testaccini

Enrico De Pedis, conosciuto come Renatino, emerse nella criminalità romana negli anni Settanta. La sua storia si legò soprattutto al gruppo criminale attivo nell'area di Testaccio, destinato a entrare negli equilibri della futura Banda della Magliana.

Il gruppo dei Testaccini rappresentò una delle componenti che confluirono nella rete criminale sviluppatasi nella capitale alla fine degli anni Settanta.

De Pedis divenne nel tempo una delle figure più conosciute della Banda, mantenendo una posizione autonoma negli equilibri interni dell'organizzazione.

La nascita della Banda della Magliana

La Banda della Magliana nacque dall'incontro tra gruppi criminali provenienti da diverse zone di Roma.

Tra i protagonisti della fase iniziale vi furono Franco Giuseppucci, Maurizio Abbatino, Nicolino Selis ed Enrico De Pedis, insieme ad altri uomini che avrebbero assunto ruoli differenti nel corso degli anni.

Il nuovo gruppo cercò di superare la tradizionale divisione territoriale delle batterie romane, mettendo in comune uomini, denaro e interessi criminali.

Franco Giuseppucci e gli equilibri della Banda

Franco Giuseppucci ebbe un ruolo centrale nel mantenere i rapporti tra le diverse componenti della Banda.

La sua uccisione, avvenuta il 13 settembre 1980, modificò profondamente gli equilibri interni e contribuì ad aprire una nuova fase di violenza.

Negli anni successivi emersero differenze e contrasti tra i gruppi che componevano l'organizzazione.

Danilo Abbruciati e il gruppo di Testaccio

Tra gli uomini vicini a De Pedis vi fu Danilo Abbruciati, altro esponente della componente testaccina.

Abbruciati morì a Milano nel 1982 durante l'attentato contro Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano.

L'episodio avrebbe successivamente attirato l'attenzione degli investigatori sui rapporti tra esponenti della criminalità romana e ambienti legati alle vicende del Banco Ambrosiano.

Gli arresti e le divisioni interne

Nel corso degli anni Ottanta arresti, processi e conflitti interni modificarono progressivamente la struttura della Banda della Magliana.

Le diverse componenti dell'organizzazione non seguirono sempre strategie comuni e le tensioni aumentarono con il mutare degli equilibri criminali della capitale.

Le successive dichiarazioni dei collaboratori di giustizia avrebbero consentito alla magistratura di ricostruire molti dei rapporti e dei contrasti sviluppatisi all'interno della Banda.

De Pedis, Calvi e il Banco Ambrosiano

Il nome di De Pedis è comparso nelle ricostruzioni riguardanti gli ambienti criminali entrati in contatto con personaggi coinvolti nelle vicende del Banco Ambrosiano.

In questo contesto sono stati esaminati anche i rapporti della Banda della Magliana con uomini come Pippo Calò e Flavio Carboni e il possibile ruolo di alcuni esponenti della criminalità romana nei movimenti di denaro dell'epoca.

Si tratta di una materia nella quale indagini giudiziarie, dichiarazioni di collaboratori e ricostruzioni giornalistiche non hanno sempre condotto alle stesse conclusioni.

L'omicidio di Enrico De Pedis

Enrico De Pedis venne ucciso a Roma il 2 febbraio 1990.

Il suo omicidio maturò nella fase di disgregazione e di conflitto tra uomini provenienti dalle diverse componenti della Banda della Magliana.

Le indagini e le dichiarazioni rese negli anni successivi dai collaboratori di giustizia hanno contribuito a ricostruire il contesto nel quale maturò la sua eliminazione.

La sepoltura a Sant'Apollinare

Dopo la morte, De Pedis venne sepolto nella basilica di Sant'Apollinare a Roma.

La presenza della tomba di un esponente della criminalità romana all'interno della basilica suscitò negli anni successivi interrogativi e polemiche e contribuì ad alimentare l'attenzione sulla figura di De Pedis.

La vicenda della sepoltura sarebbe tornata al centro dell'attenzione pubblica soprattutto in relazione alle successive indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

De Pedis e il caso Emanuela Orlandi

Nel corso degli anni il nome di De Pedis è stato collegato da testimonianze e ricostruzioni investigative alla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta nel 1983.

Questi collegamenti hanno dato origine a numerose ipotesi sul possibile coinvolgimento della Banda della Magliana nella vicenda.

Le ipotesi formulate nel tempo non devono tuttavia essere presentate come fatti giudizialmente accertati.

La riesumazione del 2012

Nel 2012 la tomba di Enrico De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare venne aperta nell'ambito degli accertamenti collegati al caso Orlandi.

Gli esami confermarono che i resti presenti nel sarcofago appartenevano a De Pedis; furono inoltre esaminati altri resti ossei rinvenuti nell'area della basilica.

La riesumazione non fornì la soluzione al caso Orlandi, ma pose nuovamente al centro dell'attenzione pubblica la storia della sepoltura di De Pedis.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Una parte importante della ricostruzione della storia di De Pedis e della Banda della Magliana deriva dalle dichiarazioni rese da ex componenti dell'organizzazione divenuti collaboratori di giustizia.

Le loro testimonianze hanno permesso agli investigatori di ricostruire omicidi, alleanze, contrasti interni e rapporti con altri ambienti criminali.

Non tutte le dichiarazioni e le ricostruzioni emerse nel corso degli anni hanno però ricevuto lo stesso riscontro giudiziario.

Enrico De Pedis, foto

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